Mamma Veronica: "Il mio Kimi a un anno sul kart col papà, ed era già felice..."
La Gazzetta dello Sport

Mamma Veronica: "Il mio Kimi a un anno sul kart col papà, ed era già felice..."

Giovedì 19 marzo 2026
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La mamma di Antonelli racconta: "Ho visto la gara da sola come sempre, ma l'ultimo giro con mia figlia: ci siamo commosse. Andrea si è tolto un po' di pressione"

La mamma di Antonelli racconta: "Ho visto la gara da sola come sempre, ma l'ultimo giro con mia figlia: ci siamo commosse. Andrea si è tolto un po' di pressione"

Giulia Toninelli Giornalista 19 marzo - 09:08 - MILANO

Per mamma Veronica non cambia niente. Andrea Kimi Antonelli è sempre "Andy", il suo ragazzo veloce. Il figlio che ha cresciuto tra le tende dei kartodromi di tutta Europa, abituandosi presto all’idea di vederlo partire e tornare, guardandolo crescere con educazione e maturità: "Questa per me è la cosa più importante – racconta, a pochi giorni dalla prima vittoria del figlio in Formula 1 —, voglio che sia felice in quello che fa e abbia risultati, ma il vero orgoglio è quando mi dicono 'è davvero un bravo ragazzo'".

VIDEO: Kimi, l'abbraccio commovente di mamma Veronica: "Quando l'ho visto piangere..."

Cosa prova a qualche giorno di distanza dalla vittoria di suo figlio in Cina?

"Per tutti 'Kimi' è diventato un vincitore di un GP in Formula 1, ma per me lui resta mio figlio Andrea, o Andy come lo chiamiamo in famiglia. Non cambia nulla con questo successo ma ciò di cui sono più felice è che questo gli ha sicuramente tolto pressione dalle spalle dopo un anno non semplice".

Come avete vissuto in famiglia la sua prima stagione in F.1? 

"Non è stato un anno facile soprattutto quando a metà campionato Andrea ha vissuto un periodo di difficoltà e sono arrivate tante critiche. Sappiamo che la prima vittoria è solo un inizio ma toglie un po’ di stress... anche se so come ragiona Andrea: ha già la testa alla prossima gara".

Lei e sua figlia eravate in Italia. Avete seguito la gara con il vostro rito tradizionale?

"Sì, io ho fatto come sempre: chiusa in una stanza, da sola, con il live timing della gara e senza diretta. Mi piace seguire il GP con i tempi dei giri, faccio così da quando Andrea era piccolo e girava sui kart. Invece a mia figlia Maggie piace vedere la gara in tv ma per paura che io sentissi qualcosa se l’è vista senza audio. Ma ci siamo guardate l’ultimo giro insieme".

Vi siete commosse?

"Quando l’abbiamo visto piangere siamo scoppiate in lacrime anche noi. Anche perché mio figlio non l’avevo mai visto singhiozzare così, credo sia stato davvero liberatorio. Quello che mi sorprende è sapere che insieme a noi si è commossa mezza Italia".

Sì, suo figlio sta conquistando tutti. Che impressione fa?

"A me non è mai interessato che lui fosse un pilota. Voglio che conquisti tutti i suoi sogni, ma non è questo a rendermi orgogliosa di lui. Per me il massimo è quando mi dicono che ho un figlio molto educato, gentile e di cuore. Questo è ciò che mi interessa".

E Sinner gli ha dedicato la vittoria a Indian Wells domenica sera. Se lo sarebbe mai aspettato?

"Assolutamente no! Quando l’ho letto, la mattina dopo, non potevo crederci. Un gesto di affetto sincero, è una bella immagine di questi ragazzi italiani giovani e determinati".

I festeggiamenti dopo la prima vittoria non sono però durati molto.

"Sì, la stagione è lunga e la squadra sta facendo un grande lavoro con lui. È stato solo un giorno a casa, gli ho preparato la gramigna al ragù e alla sera ha festeggiato con i suoi amici, una cosa tranquilla. Martedì era già ripartito per l’Inghilterra".

Lo vede completamente concentrato sulla F.1? 

"Sì ed è giusto così perché ha lavorato tantissimo per arrivare dov’è e anche Mercedes, che per Andrea è come una famiglia. Ha un compagno di squadra molto forte e in F.1 da più anni. Però Andrea vuole sempre migliorarsi ed è uno che non si tira indietro davanti alle sfide. L’importante è fare le cose con i tempi giusti".

Per me il massimo è quando mi dicono che ho un figlio molto educato, gentile e di cuore. Questo è ciò che mi interessa

Qual è il primo ricordo che ha di Kimi su un kart?

"Eravamo sulla pista di Sarno e lui aveva un anno. Lo ricordo come fosse ieri: suo papà guidava un kart con lui in braccio. Quando si è fermato Andrea teneva le mani strette forte al volante e non voleva più scendere. Non si era spaventato, era felice".

E poi? 

"Lavorando in pista con il team di Marco (che ha una squadra GT, ndr) ce lo siamo portato dietro ovunque, in tutti gli autodromi, da quando era piccolissimo. È cresciuto così: nelle tende, nei box, sempre in circuito".

Da mamma è stato difficile vedere suo figlio avere una vita indipendente fin da giovanissimo?

"Non sono mai stata una mamma apprensiva anche perché Andrea ha fatto questa vita fin da piccolo e noi conosciamo bene queste dinamiche lavorando da sempre nel motorsport. L’equazione per me è semplice: io lo vedo felice, e sono felice".

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