Westbrook è il quinto miglior assistman della storia. E anche il National Geographic lo celebra
La Gazzetta dello Sport

Westbrook è il quinto miglior assistman della storia. E anche il National Geographic lo celebra

Giovedì 19 marzo 2026
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Il playmaker dei Kings è stato nominato dalla prestigiosa rivista tra le "33 persone straordinarie che stanno affrontando le sfide più urgenti del nostro tempo e guidando il cambiamento"

Il playmaker dei Kings è stato nominato dalla prestigiosa rivista tra le "33 persone straordinarie che stanno affrontando le sfide più urgenti del nostro tempo e guidando il cambiamento"

Giulia Arturi Giornalista 19 marzo 2026 (modifica alle 13:45) - MILANO

Why not? Perché no? È chiarissimo come Russell Westbrook abbia declinato il suo mantra dentro un campo da basket. Nei suoi anni migliori non c’era nulla che pensasse di non poter fare. Un'esplosione di energia, talento, atletismo, volume di gioco. A tratti anche di caos e forzature. Nessuno nella storia ha realizzato più triple doppie di lui e ieri ha superato Mark Jackson e Steve Nash, diventando il quinto miglior assistman di sempre della Nba. È la miglior guardia rimbalzista della storia e anche ora, a 38 anni e alla sua 18ª stagione ai Kings, ultimissimi a Ovest, sta comunque viaggiando a 15.2 punti e 6.6 assist di media, aiutando i giovani della sua squadra a crescere.

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why not

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Il motto Why Not, fuori dal campo, vive dello stesso slancio. È infatti anche il nome della sua fondazione, radicata a South Los Angeles, dove Russ è cresciuto: un progetto che dedica tempo e risorse alle comunità più svantaggiate, con l’obiettivo di creare opportunità e colmare i gap socioeconomici; ai giovani e al loro futuro (istruzione, formazione, creatività, sport); allo sviluppo di competenze e all’ambiente. Proprio per un’iniziativa legata alla sostenibilità, la rivista National Geographic ha inserito Westbrook in un riconoscimento assegnato a "33 persone straordinarie (33 come i nostri fondatori) che stanno affrontando le sfide più urgenti del nostro tempo e guidando il cambiamento. Sono pensatori audaci e risolutori di problemi provenienti da tutto il mondo, convinti che il nostro pianeta abbia bisogno di soluzioni creative e di azioni urgenti". In compagnia del playmaker ci sono anche due italiani: Benedetta Gori (la botanica che sta reinventando il futuro delle coltivazioni) e Paolo Fanciulli (il pescatore che salva i polpi con i musei sottomarini).

un aria più pulita

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Mvp nel 2017, nove volte All-Star: si può pensare che abbia a cuore questo riconoscimento quanto gli altri, se non di più. Westbrook ha stretto una partnership con la no-profit Los Angeles Cleantech Incubator (LACI) con l’obiettivo di ottenere finanziamenti e avviare programmi per una città più verde, oltre all’installazione di infrastrutture per le energie pulite. Il traguardo è un’aria più pulita entro Los Angeles 2028. "Non si tratta solo dei Giochi", ha spiegato Russ. "Si tratta di creare opportunità, posti di lavoro, investimenti e un futuro in cui siano le nostre comunità a beneficiarne". Westbrook è sempre stato particolarmente orgoglioso dei programmi legati allo sviluppo di competenze tecnologiche e scientifiche, per aprire opportunità di lavoro nel tech e nella sostenibilità, soprattutto per ragazzi di colore.

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il miglior compagno

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L’impegno per la comunità di Russ non è di facciata. La sua quotidianità, ancora meno esposta, racconta anche di più. Dal suo modo di giocare rabbioso sembra avercela con il mondo e i rapporti con i media non sono sempre distesi. È onesto, per alcuni arrogante. Oltre a questo, la ferocia competitiva e alcuni aspetti testardi del suo gioco non lo rendono un tipo necessariamente simpatico o disponibile. In realtà, l’elenco dei compagni, allenatori e addetti ai lavori che lo ritengono "il miglior compagno di squadra mai avuto" è lungo abbastanza da farsi un’idea diversa, come ha raccontato di recente un articolo di SportingNews. Negli anni hanno parlato della sua leadership, generosità e attenzione: Bradley Beal, Austin Reaves, Clint Capela e tanti altri. Alex Abrines, nel suo periodo più difficile, ha trovato sostegno proprio da lui. Una frase di Paul George racconta molto: "Una cosa di Russ è che aveva un rapporto speciale e una connessione vera con tutti i membri della squadra. Una cosa che non avevo mai visto: ti faceva venire voglia di giocare per lui".

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