Cevoli: "Bosnia lenta, con San Marino l'ho spaventata. L'Italia avrà pochi problemi, i magazzinieri di più"
Coi suoi uomini il tecnico romagnolo ha incontrato i prossimi avversari degli azzurri lo scorso giugno: "Abbiamo perso, ma loro sono prevedibili, ecco come sfruttare i punti deboli. Stadio fatiscente"
Coi suoi uomini il tecnico romagnolo ha incontrato i prossimi avversari degli azzurri lo scorso giugno: "Abbiamo perso, ma loro sono prevedibili, ecco come sfruttare i punti deboli. Stadio fatiscente"
Oscar Maresca 29 marzo - 18:35 - MILANORoberto Cevoli è l’ultimo italiano ad aver sfidato la Bosnia a Zenica. Ex difensore classe ’68, nato a Rimini ma naturalizzato sammarinese, guida la nazionale del Titano dal 2023. Con i suoi ragazzi ha affrontato la formazione di Barbarez nel girone di qualificazione al prossimo Mondiale: “Abbiamo giocato la gara d’andata al Bilino Polje lo scorso 7 giugno, c’erano 32 gradi e un caldo asfissiante. Altro che la neve di questi giorni. È uno stadio piccolo, angusto, fatiscente. Le curve sono vicinissime al campo e i tifosi si fanno sentire tantissimo”. Martedì l’Italia di Gattuso si gioca la finale playoff che vale l’accesso alla competizione: “Noi siamo riusciti a metterli in difficoltà disputando un’ottima partita. A 25’ dalla fine eravamo ancora 0-0. Dzeko era seduto in panchina con le sneaker, senza scarpini. Non doveva entrare, poi l’allenatore ha cambiato idea. Ha realizzato la rete decisiva, è finita 1-0 per loro. Ma all’ultimo minuto siamo partiti in contropiede sfiorando il pareggio. Il pubblico ha esultato per il nostro errore, tutti hanno avuto paura. In casa, contro San Marino, pensavano di vincere facilmente. Invece hanno rischiato”.
VIDEO: Bosnia-Italia, il meteo non perdona: la neve ricopre lo stadio Bilino Polje di ZenicaCevoli, cosa deve fare l’Italia per battere la Bosnia?
“È una squadra lenta nella manovra, un po’ compassata. Giocano a ritmi bassi, per gli azzurri è un fattore positivo. A Zenica ho provato a indirizzare la sfida sull’intensità, pressavamo alti e raddoppiavamo il portatore di palla. In campo però hanno individualità importanti, su tutti l’eterno Dzeko”.
Come si ferma?
“È un attaccante che i difensori azzurri conoscono bene, Gattuso saprà meglio di me come evitare di lasciargli spazio. Ha 40 anni ed è ancora decisivo, lui è il pericolo numero uno. Nella gara di ritorno (persa 6-0) mi ha stupito il giovane Alajbegovic. Contro di noi ha segnato il suo primo gol in nazionale. Corre, dribbla, è bravissimo con entrambi i piedi. Va tenuto d’occhio”.
C’è un po’ di Italia anche nella Bosnia.
“Da Kolasinac dell’Atalanta a Muharemovic del Sassuolo. Loro però nel gioco sono prevedibili e subiscono anche nei contrasti a livello fisico. In fase di possesso giravamo tanto il pallone, li facevamo correre. Non hanno giocatori estremamente rapidi, pure le manovre offensive sono di facile lettura. Attenzione però a non sottovalutare l’ambiente”.
Lo stadio Bilino Polje è una bolgia.
“Per la capienza ridotta ci saranno meno dei 15 mila tifosi che abbiamo trovato sugli spalti a giugno. Pjanic avevo da poco lasciato la nazionale e fu premiato prima della gara. Fece il giro del campo per abbracciare la gente, tutti erano lì per lui. Senti il calore del pubblico già dagli spogliatoi, che sono pure difficili da raggiungere”.
Ci spieghi.
“Ci hanno dato uno spogliatoio al secondo piano dello stadio. Per arrivarci bisognava percorrere due rampe di scale ripidissime. Per i giocatori non è stato un problema, per i magazzinieri assolutamente sì. Portare tutto il materiale fino a lì, senza poter utilizzare l’ascensore, è stato faticoso”.
Non solo dalle tribune, a Zenica si tifa pure dai balconi.
“Quasi come all’Ezio Scida di Crotone. Da giocatore ho vestito la maglia rossoblù nel 2004, i tifosi entravano nell’ospedale accanto all’impianto per evitare di pagare il biglietto e sostenere la squadra dalle finestre che affacciano sul campo”.
Ha avuto modo di parlare con il ct Barbarez?
“È venuto a farmi i complimenti dopo l’1-0. Aveva apprezzato la nostra prestazione e quanto abbiamo lottato”.
A proposito di allenatori, lei ha lavorato anche con Ancelotti.
“Era in panchina quando nel ’95 giocavo con la Reggiana. Mi ha telefonato dopo il primo posto nel girone D di Nations League, pure lui voleva complimentarsi per i risultati della squadra. È stato emozionante. Gli ho lanciato la sfida: organizzare un’amichevole tra Brasile e San Marino. Mi ha promesso che si farà”.
Un gruppo di dilettanti che affronta una delle nazionali più forti al mondo. Sarebbe una partita storica.
“Il portiere Colombo e l’attaccante Nanni sono gli unici calciatori professionisti. Gli altri giocano nel campionato sammarinese, in Serie D o Eccellenza. E fanno altri lavori: c’è chi lavora in fabbrica, chi fa il ragioniere, il grafico, il magazziniere, chi aiuta nell’azienda di famiglia. Capita spesso che arrivino in ritardo agli allenamenti dopo otto ore in ufficio. Alcuni devono addirittura prendere ferie per andare in trasferta. Tutti fanno sacrifici, ma nessuno si lamenta. I miei ragazzi hanno una dedizione enorme per la maglia di San Marino”.
Voi ci siete andati vicini, adesso tocca all’Italia battere la Bosnia.
“La squadra di Gattuso ha qualità nettamente superiori rispetto agli avversari, sotto tutti i punti di vista. Gli azzurri hanno le carte in regola per vincere e tornare al Mondiale dopo 12 anni”.
Leggi anche Quanto sono alti in Bosnia... A Zenica azzurri con 6 cm in meno. Ma di testa sappiamo...Bosnia-Italia, arbitra Turpin. E con lui c'è un precedente da brividi...© RIPRODUZIONE RISERVATA