Disastro Italia, i passi per ricostruire: vivai e stadi le priorità, poi...
La Gazzetta dello Sport

Disastro Italia, i passi per ricostruire: vivai e stadi le priorità, poi...

Venerdì 3 aprile 2026
2 visualizzazioni

Sarà necessario un sostegno economico delle istituzioni politiche all’azienda calcio. Si parte da giovani, dalle strutture fino alla politica. E i temi sono tutti strettamente legati...

Sarà necessario un sostegno economico delle istituzioni politiche all’azienda calcio. Si parte da giovani, dalle strutture fino alla politica. E i temi sono tutti strettamente legati...

Elisabetta Esposito Giornalista 3 aprile - 12:35 - MILANO

Chiunque verrà avrà il suo bel da fare. Dopo tre Mondiali mancati e una stagione decisamente deludente per le italiane in Europa, tutti parlano di un calcio da rifondare. C’è di certo una forte urgenza di cambiare, ma non può essere un intervento d’effetto ma con poca sostanza, occorre agire in profondità, con una riforma strutturale che probabilmente non potrà avere effetti immediati, ma che garantirebbe un futuro più dignitoso al nostro pallone.

VIDEO: Le parole di Gravina dopo le dimissioni: "C'è amarezza, ma anche serenità"

I GIOVANI 

—  

Il tema del momento riguarda inevitabilmente la valorizzazione dei giovani italiani. Facciamo chiarezza: obbligare i club a far giocare un certo numero di ragazzi italiani è – se non altro al momento –semplicemente impossibile. Esiste una direttiva europea che tutela la libera circolazione dei lavoratori nella Ue e il calcio, che è uno sport professionistico, non può non rispettarla. Vediamo dunque quale sia la situazione oggi. La settimana precedente ai playoff Gravina aveva presentato un complesso progetto tecnico per il settore giovanile. Un progetto di lungo periodo che il prossimo presidente federale valuterà, ma che resta un’ottima base da cui (ri)partire. A novembre c’era stato anche un intervento per incentivare le società di Serie A all’acquisto e l’utilizzo di calciatori Under 23 italiani, il cui costo e relativi ammortamenti non andranno più a pesare sul celebre indicatore del Costo del lavoro allargato, determinante anche per le licenze nazionali. Vista la situazione è inevitabile che al prossimo numero uno Figc si chiederà di andare oltre, trovando la formula migliore per incentivare – ma seriamente – l’impiego dei nostri giovani in un campionato a trazione straniera.

GLI IMPIANTI

—  

Altro problema complesso e storico che chi verrà dovrà affrontare: le pessime condizioni dei nostri stadi, fattore che va a impattare anche sulla vendita del prodotto calcio quando si parla di diritti tv. Impossibile pensare che il prossimo presidente possa fare concretamente qualcosa per chi è in corsa per l’Europeo 2032, ma occorre comunque intervenire al più presto, con l’obiettivo di agevolare nuovi investimenti per interventi di costruzione e ristrutturazione, sburocratizzando le complicatissime procedure previste in Italia e ottenendo i giusti incentivi. Da chi? Dal Governo. E qui arriviamo al terzo punto in agenda, che poi è fondamentale per avere i giusti impulsi sugli altri due.

Festeggia i 130 anni de La Gazzetta dello Sport! Abbonati a G ALL a solo 1,30€/mese. Valida per pochi giorni!

LA POLITICA

—  

Al calcio servono aiuti e non è una pretesa per partito preso. Questo settore è centrale per il Paese (per ogni euro “investito” dal Governo si ha un ritorno in termini fiscali e previdenziali di 20,5 euro) e chiederne la giusta considerazione e il giusto rispetto, come avviene ad esempio per il cinema, è più che legittimo.Gli aiuti sono stati promessi a più riprese, soprattutto dopo la mazzata economica per il Covid, ma finora è arrivato poco e niente. E i club hanno bisogno di rifiatare per non veder crescere ancora il gap con gli altri campionati. Anche per questo nella maledetta notte di Zenica Gravina aveva fatto presente che «chi si lamenta ora, non ha fatto granché per il movimento». Il prossimo presidente dovrà tornare a reclamare un sostegno. Per finanziare vivai e impianti, il calcio chiede con urgenza un intervento che non avrebbe alcun impatto sugli italiani (fattore in questo momento non si può non tenere in considerazione), ovvero il riconoscimento del cosiddetto diritto d’autore sulle scommesse, una quota (l’1%) da riservare a chi organizza gli eventi su cui si punta. Sarebbe poi opportuno modificare il Decreto Dignità, che dati alla mano non ha in alcun modo ridotto il betting illegale, anzi. E servono incentivi economici, magari sotto forma di Tax Credit, per chi investe sui settori giovanili italiani e stadi. Insomma, si parte con un bel bagaglio di problemi da risolvere. La strada è in salita, ora però serve la forza (collettiva) per percorrerla senza fermarsi al primo scivolone.

Leggi anche Italia, l'ennesimo anno zero. La politica ora faccia quello che non ha fatto finoraCasadei, Leoni, Koleosho e i talenti che faranno la nuova Italia. E in quella vecchia non hanno...

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo