"Nessuno tornerà a casa vivo": 52 anni dopo la punizione maledetta, i Leopardi tornano ai Mondiali
Quando Mwepu Ilunga nel 1974 si staccò dalla barriera per calciare la punizione che Rivelino stava per tirare, tutti ridevano. La realtà dietro quella storia invece è tinta di sangue
È cambiato il nome, ieri Zaire e oggi Repubblica Democratica del Congo. Non è cambiata la geografia dell’anima, non è cambiato l’orgoglio di certificare un’identità frantumata, esistono a tutt’oggi oltre duecento etnie, di un paese di governi fragili e talvolta corrotti, tra guerre e tentativi di colpi di stato, l’ultimo soltanto due anni fa. E dunque, due date a definire i contorni di questa storia: 1974-2026. Cinquantadue anni dopo, il calcio ridisegna il destino di un popolo seguendo antiche tracce e regalando oggi un altro Mondiale ai figli e ai nipoti di chi c’era all’epoca. Quella volta era in Germania, questa volta sarà in Usa, Messico, Canada. L’eroe della Repubblica Democratica del Congo si chiama Axel Tuanzebe, ex Manchester United attualmente in forza al Burnley: è lui l’autore del gol decisivo, ai supplementari, nello spareggio contro la Giamaica allo stadio Akron di Guadalajara.