Stadi, tax credit, scommesse, italiani in campo: tutte la accuse alla politica del dimissionario Gravina
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Stadi, tax credit, scommesse, italiani in campo: tutte la accuse alla politica del dimissionario Gravina

Sabato 4 aprile 2026
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Il presidente Figc uscente non se ne andrà in silenzio. È pronto a inchiodare tutti i responsabili del flop del nostro calcio

Il presidente Figc uscente non se ne andrà in silenzio. È pronto a inchiodare tutti i responsabili del flop del nostro calcio

Elisabetta Esposito Giornalista 4 aprile - 09:52 - MILANO

Non si tratta solo di togliersi una serie di sassolini dalle scarpe, né tantomeno di vendicarsi per gli attacchi ricevuti. Ora che il suo futuro in Federcalcio non è più in discussione e la sua posizione è istituzionalmente ben diversa da prima, Gabriele Gravina vuole fare chiarezza e far capire a tutti che dietro a tante scelte che oggi mezza Italia gli rinfaccia ci sono le responsabilità di molti altri. I giorni successivi al tracollo di Zenica sono stati difficili per tantissimi motivi, ma il presidente uscente della Figc ha sofferto parecchio anche quella che considera un’ondata di ipocrisia. Ora vuole sviscerare tutto quello che è stato, dire tutto quello che non ha detto. Lo avrebbe fatto volentieri nell’audizione alla Camera fissata con il presidente della Commissione Sport Federico Mollicone e poi annullata subito dopo le dimissioni, facendo inevitabilmente pensare che la crisi del calcio (di cui Gravina avrebbe dovuto parlare) non sia mai stato il reale focus della convocazione. Per quell’appuntamento il numero uno della Figc (lo è ancora in prorogatio per l’ordinaria amministrazione) stava preparando una lunga relazione, che verrà comunque diffusa. 

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Italiani in campo

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Al suo interno una serie di punti in cui si evidenzia come certi problemi del pallone nascano da provvedimenti presi o non presi dalla politica. Gravina lo aveva fatto presente anche subito dopo l’esclusione dal Mondiale: "Stiamo vivendo un momento di grande crisi, serve una riflessione profonda che non spetta solo alla Federazione, spetta al mondo della politica italiana che ho visto si è immediatamente prodigato nella richiesta di dimissioni. Io vorrei chiedere se abbia fatto almeno un provvedimento utile a sostenere la crescita del movimento calcistico". Vediamo a cosa si riferisce. Prima di tutto vuole chiarire la situazione sul tanto richiesto obbligo di italiani: esiste una direttiva europea sulla libera circolazione dei lavoratori nell’Ue e che di fatto impedisce di porre soglie sugli italiani in campo. Il discorso vale per Serie A, B e Lega Pro, ma anche per le Primavere e per ogni squadra in cui un giocatore abbia un contratto professionistico. Il problema nasce dal fatto che in Europa lo sport non ha una sua specificità, è trattato esattamente come una qualunque azienda. Da presidente Fifa Blatter aveva portato avanti una battaglia in questo senso, proponendo il “6+5”, con l’impiego di almeno 6 calciatori della nazione di appartenenza del club. Nel 2010 il progetto era stato bruscamente stoppato perché violava appunto le norme sulla libera circolazione nell’Unione Europea. E il più recente caso Diarra dimostra che la situazione nel tempo non è cambiata, anzi se possibile la Corte di Giustizia Europea è diventata ancora più rigida. A questo proposito Gravina si domanda perché molti politici - che peraltro certe norme le dovrebbero conoscere bene - abbiano chiesto ora una soglia minima di giovani italiani in campo. E se le conoscevano, perché non si sono mossi prima per cambiarle? 

Impianti

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L’ex presidente federale ha il dente avvelenato anche sugli stadi. Presto chiederà conto del lavoro del Comitato interistituzionale per Euro 2032, creato tre anni fa esatti ma poi scomparso nei fatti, e soprattutto del ritardo nella nomina del Commissario straordinario, Massimo Sessa, scelto a settembre 2025 e diventato ufficialmente operativo soltanto ieri (anche se ha iniziato a fare i primi incontri da 2-3 mesi). Gravina rivendica poi di non aver ricevuto alcun finanziamento dal Governo per l’Europeo del 2032 che l’Italia ospiterà (ma ci sono fondi già stanziati dal Mef in arrivo) e che il surplus delle tasse pagate dai club stavolta non è stato ridiviso all’interno delle Federazioni, ma è andato ai Giochi del Mediterraneo e a quelli Olimpici di Milano Cortina. 

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Risorse

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Ci sono poi quelle norme di cui la Figc ha chiesto l’introduzione, il ripristino o quantomeno una modifica, restando delusa. Come il ritorno del vincolo sportivo: dopo l’abolizione le società che puntano sui più piccoli sono frenate nel fare importanti investimenti, considerato il rischio di vedersi portare via a costo zero i proprio talenti. I riflessi sui settori giovanili sono evidenti, ma nessuno ha assecondato la richiesta. La Federazione ha anche rivendicato a più riprese il cosiddetto diritto alla scommessa, in cui un 1% degli incassi del betting andrebbero a chi organizza gli eventi (in Portogallo è il 3%, la media in Europa è tra l’1 e l’1,5%). Da noi si tratterebbe di 150-200 milioni, cifra che sarebbe comunque vincolata a progetti su settori giovanili e impiantistica di base. Poi c’è il Tax Credit, che ha fatto ripartire il cinema, anche questo da utilizzare su attività mirate e il ripristino del Decreto Crescita che aveva permesso al nostro calcio di far arrivare talenti come Lukaku e Mourinho. A quanto risulta l’elenco sarebbe anche più lungo. Gravina adesso ha voglia di dire tutto.

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