Castro: "Dissi no all'Italia e non me ne pento. Così a Bologna Italiano ci fa sentire tutti importanti"
La Gazzetta dello Sport

Castro: "Dissi no all'Italia e non me ne pento. Così a Bologna Italiano ci fa sentire tutti importanti"

Sabato 4 aprile 2026
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L’attaccante: "Ora due mesi decisivi, in Serie A e con l’Aston Villa: pronto a fare il 25° tatuaggio. Il mercato? A Bologna mi trovo benissimo ma non me la sento di dire che resterò"

L’attaccante: "Ora due mesi decisivi, in Serie A e con l’Aston Villa: pronto a fare il 25° tatuaggio. Il mercato? A Bologna mi trovo benissimo ma non me la sento di dire che resterò"

Matteo Dalla Vite Giornalista 4 aprile - 09:39 - BOLOGNA

Passeggiando per Casteldebole. Due sorrisi. E una considerazione appesa lì, nella terra del “se fosse successo”. Santiago: ma se lei avesse detto di sì all’allora ct Spalletti, l’Italia oggi sarebbe ai Mondiali? Sorriso. "Non lo sapremo mai..." dice Santi allegando il grande rispetto per la maglia azzurra. Santiago Castro – innamorato pazzo della sua Argentina, ragazzo che sta scalando il palazzo dei consensi - non è più il nuovo che avanza ma è il nuovo che s’impone: sono poco più di due anni di Italia, dal gennaio 2024 a oggi, 21 reti totali ad ogni latitudine, la lotta e i gol, un centravanti diventato “comunicativo”, di quelli che dialogano, "perché da Motta a Italiano mi hanno insegnato l’associazione in campo con la squadra: prima tiravo dritto verso la porta e basta...". Santi: pezzo pregiato, un dipinto vivente.

Santiago, quanti tatuaggi ha? 

"Ventitré. Appena tornerò in Argentina ne ho uno da fare e uno che vorrei fare...". 

Coppa Italia e magari Europa League? 

"Corretto. Ho letto che prima della doppia sfida contro la Roma, Fede (Bernardeschi, ndr) ha detto: “Vogliamo arrivare in finale”. Sembrava un eccesso, ma poi l’ostacolo, durissimo, l’abbiamo superato. Mi trovo spesso d’accordo con Berna. Il verbo “voglio” è un chiodo fisso, poi è chiaro che lo devi accompagnare con il lavoro costante, duro. La sola parola non porta a niente. A livello di obiettivi devi sempre cercare tutto, pure la finale e il massimo di Europa League".

 In Europa super e in Serie A… così così: perché?
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"Questione mentale, magari anche stanchezza: giocare in Europa ti fa sentire a posto, a grandi livelli, è bellissimo, ma negli ultimi due mesi avevamo giocato il giovedì alle 21 e la domenica alle 15. E alla lunga lo senti. Non è giustificarsi, dico che conta moltissimo la testa perché ci siamo sempre allenati al centomila per cento. Eppure...".

Una spiegazione da campo c’è?
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 "Il periodo veramente no è cominciato dopo la finale di Supercoppa persa contro il Napoli. Perché sei lì, hai un trofeo a un centimetro: e se poi non lo prendi, beh, ci resti male. E te la porti dietro". 

Il periodo no è cominciato dopo la finale di Supercoppa. Perché sei lì, hai un trofeo a un centimetro: e se poi non lo prendi, beh, ci resti male. E te la porti dietro"

Pasqua a Cremona: c’è da chiudere un cerchio - per due mesi maledetto - che si aprì il 1° dicembre 2025 con Bologna-Cremonese 1-3? 
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"Non è la chiusura di un cerchio ma il principio di due mesi che saranno i più importanti dell’anno".

Più forte l’Aston Villa o la Roma? 

"La Roma ti fa più giocare e palleggiare; l’altra va diretta, ti colpisce al cuore, è forte, ha giocatori veloci ed è forse la vera favorita per la vittoria finale. Noi sfavoriti? Beh: ci siamo, poi si vedrà". 

Contro i Villans, ci sono due ko da vendicare.

 "È così. La ricordo la partita di settembre: presi una traversa, non facemmo affatto male, anzi...". 

Stavolta vedrà Dibu Martinez. 

"È vero... In quella prima partita non giocò lui: per mio fratello che vorrebbe diventare portiere Dibu è un idolo; per me è un campione ma soprattutto una bella persona che conobbi quando venni convocato dall’Argentina. La prima sfida è in casa: non so perché al Dall’Ara fatichiamo, credo sia un fatto di testa".

Curiosità: lei si affida a un “mental coach”? 

"A settembre ho ripreso a fare due chiacchiere con Gustavo, un amico psicologo. È una bella cosa, perché da fuori sembra che la nostra vita sia tutta dorata, perfetta, sicura; e invece anche noi abbiamo necessità, dubbi, bisogno di supporti. Una volta Lollo De Silvestri, che è un po’ il nostro mental, disse: 'Non dovete vergognarvi a parlare con uno psicologo'. In passato ero convinto di poter fare tutto da solo. Ma servono anche altre componenti se vuoi durare a lungo e ad alti livelli".
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​Lei piace a molti club d’Europa: se la sente di dire che resterà a Bologna un altro anno almeno?

"Mancano due mesi alla fine della stagione e col Bologna sto da dio, mi sento in una vera famiglia. Per cui oggi penso solo a questa famiglia, però non mi va di dire “resterò ancora tanti anni” e fare eventuali figure di chi parla tanto per parlare. Del mercato non si sa mai ma vi ricordo che oltretutto ho rinnovato poco tempo fa, quindi...".

 Non mi va di dire “resterò ancora tanti anni”. Del mercato non si sa mai ma vi ricordo che oltretutto ho rinnovato poco tempo fa, quindi..."

Nel frattempo, giovedì, ha sposato Agustina. 

"Era una cosa che volevamo fare da tempo: abbiamo fatto una cerimonia in piccolo perché entrambi abbiamo la famiglia lontana e quando torneremo in Argentina faremo le cerimonia in chiesa con tutti, amici e parenti. È un passo grande ma ho trovato la ragazza della mia vita e non capita sempre...". 

Santiago, il suo cammino parla di 21 gol. Il top?
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 "Faccio il podio: quello alla Roma in Europa League, quello di tacco a Genova e poi insieme quelli a Fiorentina e Toro".

Cosa le hanno insegnato Zirkzee e Immobile? 
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"A credere in me. Sempre".

Le piace il fatto di sapere la formazione solo poco prima di scendere in campo? 

"Italiano la dice mezz’ora prima dell’ultimo riscaldamento. Mi piace: perché tutti si devono sentire importanti. E chi entra dopo può esserlo anche più di chi inizia: lui lo dice sempre ed è verissimo". 

L’Argentina al Mondiale c’è: il sogno continua?

"Continua eccome. Che ci vogliano due mesi, un anno, tre, quattro o dieci io ho sempre la nazionale in testa. Lo sanno tutti ed è per questo che, ringraziando e mostrando il massimo rispetto per una nazionale come l’Italia, dissi di no". 

Le hanno ri-chiesto un “sì”, dopo Spalletti? 

(ride) "No, no: semmai i ragazzi qui (i compagni, ndr) qualche battuta l’hanno fatta...".

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