Software, intelligenza artigianale e campi solari a Partinico
La Gazzetta dello Sport

Software, intelligenza artigianale e campi solari a Partinico

Sabato 4 aprile 2026
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La nostra visita in un'azienda del palermitano da oltre 30 milioni di fatturato: si chiama Magicmotorsport, fa software e prodotti per la meccatronica e adotta un modello che oggi, nell'era della tecnologia e dell'automazione, è sempre più raro

La nostra visita in un'azienda del palermitano da oltre 30 milioni di fatturato: si chiama Magicmotorsport, fa software e prodotti per la meccatronica e adotta un modello che oggi, nell'era della tecnologia e dell'automazione, è sempre più raro

Giuseppe Biondo 4 aprile - 12:04 - PARTINICO (PALERMO) La sede centrale di Magicmotorsport, a Partinico

Partinico è un centro di 30mila abitanti a circa mezz’ora da Palermo. Non è un territorio ricco di aziende o industrie e non è il luogo in cui ci si aspetta di trovare Magicmotorsport, un’azienda da oltre 30 milioni di fatturato con una cultura industriale rara da queste parti. Nasce come software house per la meccatronica, negli anni ha iniziato a fare garage equipment producendo anche l’hardware. Il prodotto più conosciuto è il Flex, un’unità capace di programmare centraline motore e cambio. Il fondatore è il polacco Bogdan Skutkiewicz, un uomo che nonostante la stazza, il carisma e il mostruoso Ford Bronco Raptor da 700 Cv con cui va in giro per adesso non ama apparire, men che meno darsi troppi meriti.

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Il parco solare in costruzione, in alto a destra l'orto aziendale

CRESCITA

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Durante la nostra visita Skutkiewicz, come i manager con cui abbiamo parlato, non ha perso occasione per sottolineare i meriti "dei ragazzi" e per mettere davanti al resto la formazione dei circa 110 dipendenti di Magicmotorsport. Buona parte di quello che vediamo è lì per la loro crescita: dalle prime strutture che negli anni hanno fatto posto ad altre più grandi e più nuove - hangar che avrebbero potuto essere dismessi e che invece sono rimasti per essere una “palestra” di ricerca e sviluppo, a supporto di un team che è in continua espansione e ha un’età media bassissima - agli ambiziosi prototipi che rapiscono lo sguardo una volta entrati, dalla Tesla Model S portata oltre gli 800 Cv quando la Plaid ancora non esisteva a una roadster con scocca in carbonio e "mezzo motore Ferrari", ci dice Bogdan, alludendo al 2 litri a 4 cilindri in posizione centrale che è derivato da un V8 del cavallino. Oltre la recinzione, nonostante il maltempo, alcune macchine operatrici si danno da fare per realizzare un parco solare da 3 megawatt di fianco all’orto aziendale che rifornisce la mensa. L’edificio è tappezzato di pannelli fotovoltaici, per cui da giugno l’elettricità del parco sarà usata per produrre idrogeno verde che, tra i vari impieghi, potrebbe finire per alimentare la roadster.

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Il flex collegato alla Obd di una Seat

FLEX

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A capo dello sviluppo di Flex, uno dei primi prodotti di Magicmotorsport, c’è Francesco, nemmeno 25 anni. Il dispositivo viene collegato alla presa diagnostica del veicolo, poi con il computer si può rimappare oppure clonare una centralina: invece di acquistarne una nuova (sempre che la si trovi), se ne compra una usata e con il Flex la si “veste” del necessario per lavorare sull’auto come se fosse lì da sempre. Meno rifiuti elettronici e meno costi superflui, sia per quel che riguarda le centraline motore ma anche cambio, Adblue o moduli elettrici come inverter e converter. La maggior parte dei processi è mediamente semplice. Merito dell’interfaccia, il vero elemento distintivo di Flex e di Magicmotorsport. Il software è StageX, supporta oltre 28mila veicoli e quasi 2mila centraline. Ogni mappa viene testata su vari veicoli, approvata e poi messa a disposizione dei preparatori, dei privati o… dell’intelligenza artificiale, che la adatta alle diverse versioni software che esistono per una stessa centralina. Un’implementazione intelligente: se al variare del software, prima, la mappatura andava rifatta, adesso ci pensa l’AI.

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La precisione di Dynomag è frutto del collegamento diretto ai mozzi

DYNOMAG

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Ormai da anni Flex non è l’unico prodotto di Magicmotorsport. Tra i più noti e recenti ci sono il Dynomag e da poco anche il Fryon, la macchina per il controllo e la ricarica dei circuiti dell'aria condizionata. Il Dynomag svolge la stessa funzione di un banco prova a rulli ma si attacca direttamente ai mozzi: niente slittamenti, nessuna usura per gli pneumatici durante le lunghe sessioni di tuning. Le uniche variabili restano quelle ambientali su cui non si può intervenire, come pressione, umidità e temperatura dell’aria. Inoltre non richiede lavori di adeguamento in officina, è relativamente portatile e modulare: il professionista che ha una coppia di “hub” può fare auto e in seguito, acquistando kit e licenze, anche moto. Meglio un banco a rulli per sessioni numerose e brevi, meglio un Dynomag per risultati accurati e ripetibili. L’interfaccia ha molto in comune con quella del Flex, e se i classici banchi per grafica, layout e intuitività sembrano fermi a dieci o venti anni fa, Magicmotorsport punta parecchio sul software per differenziarsi, oltre che sulla qualità e sul made in Italy. I prodotti costano più di altri, ma il mercato finora ha premiato qualità ed esperienza, d’uso e post vendita.

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METODO

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I costi non spaventano Magicmotorsport. Visitando l’edificio ci cattura una stanza dove ragazzi e ragazze parlano davanti a un computer con delle cuffie in testa. È quella del team di assistenza post vendita, oltre 10 persone che fino a tarda serata “a staffetta” si scambiano le postazioni per rispondere ai clienti con fusi orari molto diversi dal nostro. Oltre il 90% del fatturato proviene dall’estero, e l’assistenza clienti “umana” è una priorità a cui Bogdan e i suoi non vogliono rinunciare. "Per noi non è un costo, è un investimento: crea un legame con il cliente, è uno dei nostri vantaggi competitivi", spiega il polacco, dicendo di preferire "l’intelligenza artigianale" all’intelligenza artificiale. "L’unico merito che mi riconosco è di aver trasmesso a un gruppo di persone nate qua che si può fare. L’azienda è opera loro. Gli mancava solamente la fiducia che si può fare. Credo che il più grande risultato di questa realtà non siano tanto i numeri, quanto il fatto di aver dato l’esempio".

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