Di Gregorio, il rigore parato non cambia il suo destino: in estate lascerà la Juve
L'estremo difensore che ha neutralizzato un penalty al Genoa ha pagato un po' il passaggio in un top club ed è rimasto incastrato dai risultati pessimi di un progetto tecnico che si è sgretolato nel giro di un paio di stagioni
L'estremo difensore che ha neutralizzato un penalty al Genoa ha pagato un po' il passaggio in un top club ed è rimasto incastrato dai risultati pessimi di un progetto tecnico che si è sgretolato nel giro di un paio di stagioni
Giovanni Albanese Giornalista 8 aprile - 18:58 - MILANOLa parata di Di Gregorio sul calcio di rigore di Martin, nel corso di Juve-Genoa, non sembra poter cambiare del tutto il destino del portiere. Le valutazioni del club sul futuro della rosa sono in pieno svolgimento, ma al momento sull’estremo difensore non c’è convinzione per ipotizzare la permanenza a fine anno. La reazione avuta nell’ultima gara giocata all’Allianz Stadium può senz’altro cambiare la percezione sul numero 16, già in passato sotto la lente di diversi club della Premier League in quanto predisposto al gioco con i piedi. La sensazione è che Di Gregorio abbia più estimatori sul mercato di quanti gliene riconosca l'intero mondo juventino.
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—Gli uomini della Continassa, impegnati a individuare gli innesti migliori per rinforzare la squadra, sono orientati verso un portiere più navigato (al momento il favorito è Alisson). Per Di Gregorio, che venne preso per una spesa totale vicina ai 18 milioni bonus compresi, si aprono invece i margini per una cessione che potrebbe tornare utile anche al bilancio della Juve, che ha già ammortizzato l’investimento fatto nel primo biennio. L’opportunità potrebbe alleviare la bocciatura dell’uomo DiGre al suo primo approdo in un top club: il passaggio dal Monza alla Juve forse lo ha pagato un po’, ma in generale il portiere è rimasto incastrato dai risultati pessimi di un progetto tecnico che si è sgretolato nel giro di un paio di stagioni, sfociato nel cambio di tre direttori sportivi (considerando pure Comolli nel periodo di transizione da Giuntoli a Ottolini) e di tre allenatori (da Thiago Motta a Tudor e infine a Spalletti). Giuntoli aveva deciso di puntare su Di Gregorio perché - per caratteristiche - sembrava il portiere ideale per partecipare al gioco di Thiago Motta: dalla fine di quel progetto alla Juve son cambiati un po' tutti i presupposti della scelta, finendo per delineare un identikit diverso.
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