Dai cucchiai di legno ai trionfi con Inghilterra, Scozia e Australia: com’è rinato il rugby italiano
La Gazzetta dello Sport

Dai cucchiai di legno ai trionfi con Inghilterra, Scozia e Australia: com’è rinato il rugby italiano

Sabato 11 aprile 2026
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Il sistema delle accademie e delle franchigie al servizio della Nazionale, il coraggio di lanciare dei ragazzi di 19 e 20 anni nel momento più buio, dei c.t. coraggiosi e attenti al futuro e un Sei Nazioni che è una vera e propria macchina da soldi. Ecco come il rugby azzurro è finalmente entrato nel mondo dei grandi

Prese in giro, battutine, cucchiai di legno, “ma che giochiamo a fare il Sei Nazioni”. Per anni il rugby è stato considerato lo sport “dei perdenti” per definizione. Numeri alla mano non era nemmeno così vero: colpa soprattutto di quel limbo in cui l’Italia si era infilata. Nettamente inferiore a tutte le big e nettamente più forte di tutte le altre, motivo per cui a nessuno importava dei 50 punti rifilati alla Namibia o alla Romania di turno, quando le imbarcate prese al Sei Nazioni facevano molto più rumore. Fatto sta che fin dall’ingresso nel Sei Nazioni, nel 2000, a pochi anni fa di vittorie ne erano arrivate poche. Se si escludono gli exploit del 2007 e del 2013 (con due vittorie) quando andava bene se ne vinceva una, altrimenti via a raccogliere cucchiai di legno in quantità, nonostante una generazione di giocatori clamorosa (da Castrogiovanni a Parisse, dai fratelli Bergamasco a Lo Cicero e Bortolami) ma dietro la quale c’era il vuoto. Gli Azzurri facevano davvero fatica a trovare qualità dietro quei campioni che per anni hanno tirato la carretta nascondendo anche tutta una serie di mancanze strutturali che poi hanno chiesto il conto, con gli interessi, negli anni successivi. Una crisi nera: 7 anni senza vincere al Sei Nazioni, dal 2015 al 2022, e nessuna vittoria di prestigio tra Mondiali e test match, se si esclude quella sporadica vittoria del 2016 contro un Sudafrica impresentabile che di fatto non ebbe nessuna conseguenza futura. Un periodo in cui tanti addetti ai lavori misero in discussione la permanenza dell’Italia nel Sei Nazioni. Poi la rinascita: il sistema delle Accademie rivelatosi vincente, il coraggio di lanciare dei ragazzini di 19, 20, 21 anni, le Under 20 che hanno cominciato a battere tutti, la scelta vincente di un c.t. geniale come Quesada. Nel giro di pochi anni l’Italia, quell’Italia che doveva andare fuori dal Sei Nazioni, ha battuto l’Inghilterra, ha battuto più volte la Scozia, l’Australia, il Galles, e adesso è rispettata e temuta da tutti, può vantare un bacino di almeno 40 giocatori di alto livello tra cui scegliere (prima, dietro ai primi 15, c’era il deserto) e può addirittura permettersi di giocare uno dei migliori Sei Nazioni della sua storia con 10 titolari fuori per infortunio lungo tutto il torneo. 

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