Con 'L'idiota di famiglia' torna il Ferrari de 'La ricreazione è finita'
Racconto tragicomico su due piani temporali che si riverberano, tra oggi e fine guerra
(di Paolo Petroni) DARIO FERRARI, ''L'IDIOTA DI FAMIGLIA'' (SELLERIO, pp. 520 - 18,00 euro) - Anche questo, come 'La ricreazione è finita', un successo che ha rivelato tre anni fa Dario Ferrari, è un bel romanzo per scrittura e costruzione che riesce a procedere su due piani temporali che si riverberano uno nell'altro, illustrando una realtà esistenziale fatta di certezze che vengono meno, resistenza ai cambiamenti, realtà che costringe a fare i conti con un mondo sorprendente da non vivere passivamente. Tutto raccontato con un'ottica e un ragionare ironico, che coglie il comico anche nel tragico, forse educato dagli eccessi caricaturali del carnevale di Viareggio, luogo in cui è cresciuto Igor Nieri, l'io narrante, e torna a vivere per assistere il padre Herr Professor Franco.
Igor subisce l'incertezza di vivere in un mondo che cambia e a lui pare riservare sorprese poco piacevoli, pur facendo, come spiega, esercizio di umiltà e prendendo una postura anticapitalistica, necessari per accettare di non esserci, e anzi darsi da fare per eclissarsi, che è ciò che richiede il suo mestiere di traduttore il cui io deve sparire, non essendo riuscito a essere uno scrittore in proprio, diventando uno scrittore di libri altrui. Ma questa sua esistenza, in cui per beffa quel po' di riconoscimenti che ha gli vengono dalla traduzioni di libri che letterariamente disprezza, vede l'avanzare inesorabile dell'IA sempre più capace di sostituire gli umani nel suo lavoro. A questo si aggiunge la latitanza della sua compagna Marta, che è stata travolta da improvvisa notorietà per alcuni sue tesi femministe, divenendo autrice ricercata oramai sempre assente, in giro per il mondo e grande influencer sui social. E poi c'è suo padre, che più o meno all'improvviso ha bisogno della sua assistenza, vista l'inaffidabilità di sua sorella Ester. Lucido, rigoroso insegnante di filosofia, eterno comunista intransigente negli ideali come nella vita famigliare, detto Herr Professor e figura onorata a Viareggio, diventato preda dell'Alzheimer e di un intercalare violento che ha la sua evidenza nell'abuso della parola 'stronzo'.
Il ritorno a Viareggio nella casa paterna riporta a galla tutta una vita fatta di rinunce e risentimento. C'è anche il piccolo Cosmo, figlio della sorella, che lo costringe a ragionare sulla sua mancata genitorialità, sul suo ''destino di ancella'': scrittore di libri altrui e zio invece di padre. Ma proprio questo riandare indietro sarà l'inizio di una presa di coscienza, del bisogno di assumersi e affrontare responsabilità per non soccombere.
E' qui che si innesta il secondo racconto, quello scoperto tra le carte del padre che rievoca le tre giornate, la rivolta rossa di Viareggio nel 1920, e lo fa attraverso il personaggio intransigente nei suoi ideali comunisti di Idargo (toscanizzazione dall'amato Hidalgo di Cervantes), che colpisce Igor vivendo quelle pagine quasi come un testamento che lo coinvolgono, un invito che bisogna sempre opporsi con fede agli sconvolgimenti e le delusioni del mondo: ''io e mio padre abbiamo trovato una pacificazione, e l'abbiamo trovata nell'unico posto in cui due come noi avrebbero potuto incontrarsi: una pagina scritta'', la letteratura.
Il fascino del libro, cui comunque avrebbero giovato un po' di tagli nella prima parte, è che, accanto in fondo a pochi veri fatti, inanella riflessioni, osservazioni, intuizioni che non sono digressioni ma la vera sostanza, il lievito intelligente della narrazione che stimola continuamente a un confronto intellettuale il lettore.
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