L'ambasciatore di Israele Peled, 'le proteste non aiuteranno il popolo palestinese'
ANSA - Cultura

L'ambasciatore di Israele Peled, 'le proteste non aiuteranno il popolo palestinese'

Venerdì 8 maggio 2026
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All'inaugurazione del Padiglione di Tel Aviv, grazie a Buttafuoco che ha lottato per tutti

(dell'inviata Mauretta Capuano) "Siamo qui per costruire ponti, non per fare discussioni o conflitti. Siamo qui per esprimere il nostro desiderio di coesistenza e di accettazione tra le persone e tra i popoli". L'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, all'inaugurazione all'Arsenale del Padiglione Israeliano, su invito, parla così della presenza di Israele alla Biennale d'Arte della discordia, nel giorno della annunciate proteste Pro Pal.
    "Io non posso spiegare questi movimenti, ma non credo che davvero aiuteranno il popolo palestinese. Sono proteste principalmente contro Israele che è un Paese democratico, si può criticare, certo, e anche gli israeliani criticano il loro governo come l'Italia. Per noi non c'è spazio per un ruolo politico in questo posto. La Biennale di Venezia è forse l'esposizione culturale, artistica più importante, più grande del mondo", sottolinea l'ambasciatore a margine della cerimonia nell'ultimo giorno di pre-apertura ai giornalisti e agli addetti ai lavori della 61a Esposizione d'Arte a Venezia.
    Fuori dal Padiglione un ampio schieramento di forze dell'ordine, anche in tenuta antisommossa, un rigorosissimo controllo degli ingressi, ma nessuna contestazione, fatta eccezione per un signore anziano che ripete più volte "Palestina libera" mentre un elicottero sorvola la zona dell'Arsenale.
    Presente l'artista israeliano Belu-Simion Fainaru, che rappresenta lo Stato di Israele alla Biennale, con l'installazione The Rose of Nothingness, che dice: "Tutti i Paesi devono avere libertà di espressione. La Biennale non può essere un'arena per battaglie politiche, per discriminazioni razziali o ideologiche, sia per Israele che per tutti gli altri paesi. Venezia è una città del dialogo". "È stata una vittoria della libertà di espressione" sottolinea poi Fainaru riferendosi alla riammissione ai premi di Israele dopo le dimissioni della Giuria internazionale e la nascita dei Leoni dei Visitatori. L'artista israeliano aveva inviato una diffida formale per "discriminazione razziale" e "antisemitismo" alla Biennale di Venezia minacciando un ricorso fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo. "Ogni artista ha il diritto di esprimere liberamente le proprie convinzioni e di mostrare la propria arte. Alla Biennale possono e devono stare insieme in pace tutti i popoli", aggiunge. Anche l'ambasciatore sottolinea che le dimissioni della Giuria Internazionale - che aveva escluso dai premi Russia e Israele in quanto "Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l'umanità" - siano state "la scelta corretta da fare, perché un giurato deve essere qui per valutare la parte culturale-artistica, non la politica. Sono contento sia accaduto".
    L'ambasciatore Peled ringrazia il presidente della Fondazione La Biennale Pietrangelo Buttafuoco che "ha lottato perché tutti i Paesi fossero qui. Ha combattuto per una libera partecipazione di tutti, anche nostra. Siamo stati aiutati anche ad avere questo spazio all'Arsenale perché il nostro Padiglione ai Giardini è in ristrutturazione. Per Buttafuoco e per noi è molto importante la nostra presenza culturale-artistico come tutti gli anni" dice. "Israele ha il diritto di esistere, di esprimersi è di essere qui in Italia, a Venezia con tutti i popoli e tutti i Paesi. Continueremo a lottare per la nostra indipendenza, per la nostra libertà e per la nostra sicurezza - conclude - e magari per arrivare un giorno anche alla pace con i nostri vicini.
    Israele ha mostrato che vuole davvero anche un un cammino di pace".
   

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