Jeffrey Sachs, 'gli Usa devono imparare a smettere di intimidire il resto del mondo'
L'economista all'Accademia Belle Arti di Roma per Psychic Cities su città sostenibili
(di Agnese Ferrara) "Abbiamo bisogno di un mondo multipolare e multilaterale, in cui le diverse regioni del pianeta, Nord America, America Latina, Europa, Russia, Asia Centrale, mondo arabo, Asia meridionale, Asia orientale e Pacifico, convivano in modo produttivo e pacifico, senza che una regione tenti di dominare le altre. Gli Stati Uniti devono imparare a smettere di intimidire il resto del mondo. Non funziona, come ha dimostrato il fallimento nei confronti dell'Iran. L'idea di un mondo "unipolare" guidato dagli Stati Uniti è completamente superata ed è sempre stata un'illusione.
Il mondo non vuole né ha bisogno di un egemone. Ha bisogno di cooperazione fondata sul diritto internazionale". Così l'economista americano Jeffrey Sachs, docente alla Columbia University, all'ANSA a margine della giornata 'Psychic Cities' dedicata allo sviluppo sostenibile come urgenza di cambiare il paradigma delle metropoli per cui a maggiore sicurezza corrisponda maggiore controllo e repressione, in corso all'Accademia di Belle Arti di Roma con il patrocinio della Commissione europea. "Le città sono diventate campi di battaglia inediti di 'guerre ibride' dove le comunità sono spesso ostaggio di una sempre più cinica tecnologia della sorveglianza, in particolare sulle nuove generazioni. E' necessario pensare ad una più stretta rete tra arte e comunità per integrare e non reprimere né limitare", spiegano i ricercatori dell'accademia. "Le città si stanno trasformando rapidamente. Si stanno espandendo, diventando più verdi e digitali, liberando i centri urbani dalla tirannia dell'automobile. L'intelligenza artificiale, il commercio online, il lavoro digitale, i veicoli a guida autonoma e persino il trasporto urbano a bassa quota le trasformeranno a un ritmo impressionante, - spiega Jeffrey Sachs. - Shenzhen, in Cina, oggi classificata come cluster di innovazione numero uno al mondo, insieme a Hong Kong e Guangzhou, è passata da circa 25.000 abitanti nel 1980 a circa 25 milioni oggi. Entro il 2050 altri 2,5 miliardi di persone nel mondo vivranno nelle città, e circa il 70% della popolazione mondiale sarà urbana. La domanda è come realizzare tutto questo per il bene comune, garantendo che le città siano luoghi sani, produttivi, sicuri e gratificanti, in cui condurre una vita prospera. Nasce da qui una nuova partnership tra il Sustainable development solutions network delle Nazioni Unite e UN-Habitat, per aiutare a immaginare le città desiderabili del futuro".
"Aderiamo al protocollo del network per valorizzare la diversità culturale e contribuire con la cultura allo sviluppo sostenibile, - sottolinea Ketty Di Tardo, responsabile del corso di laurea in design per la sostenibilità all'Accademia di Belle Arti di Roma. - E' necessario trasformare i cittadini in attori attivi dei processi di trasformazione sociale, politica ed economica in corso e che stiamo invece subendo. Le città devono ridare centralità alle relazioni umane, alla vita collettiva nei quartieri, così da divenire più vive e meno dipendenti dalla sorveglianza come unico strumento di gestione. Attraverso scuole, laboratori, biblioteche, caffè culturali e reti di quartiere, l'arte può costruire comunità".
"La vera sfida delle città è evitare che tecnologia e sorveglianza trasformino i cittadini in semplici dati, restituendo invece centralità alle relazioni umane, alla partecipazione e alla vita collettiva. Le "città creative" e la "cultura sostenibile" propongono un modello urbano in cui arte, cultura e innovazione diventano strumenti di inclusione, rigenerazione urbana e qualità della vita, - precisa Miriam Mirolla, referente Sustainable Development Solutions Network all'Accademia di Belle Arti.
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