Tutte le discipline praticate da Man Ray in mostra alla Villa dei Capolavori
Da settembre oltre 250 opere tra foto, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film
A cinquant'anni dalla scomparsa di Man Ray (Philadelphia 1890-Parigi 1976), uno degli artisti più geniali e versatili del XX secolo, la mostra 'Man Ray: tutto' alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma), riunirà dal 12 settembre al 13 dicembre oltre 250 opere tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film. Se le grandi mostre che lo hanno celebrato hanno privilegiato di volta in volta la pittura o la fotografia, 'Man Ray: tutto' abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall'artista: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema. "Dipingo ciò che non può essere fotografato, ciò che proviene dall'immaginazione, dai sogni o da una spinta inconscia. Fotografo le cose che non desidero dipingere, le cose che hanno già un'esistenza": così Man Ray sintetizzava un'intera filosofia dell'arte, nella quale i confini tra le discipline non esistevano e ogni mezzo espressivo era al servizio di un'unica, inesauribile visione creativa. L'esposizione sarà allestita a pochi passi dalle sale che ospitano opere di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi, Burri e molti altri.
Tra le opere esposte figura 'Le Violon d'Ingres' (1924), l'iconico ritratto fotografico di schiena dell'amica e musa Kiki de Montparnasse con le effe di violino sulla schiena nuda.
Accanto a questa, capolavori come Lacrime, La preghiera, Anatomia, Noire et Blanche e i celebri ritratti delle muse e modelle Lee Miller e Nusch Éluard. La mostra segue l'evoluzione del linguaggio di Man Ray, a partire dai primi anni americani, segnati dall'adesione al movimento Dada e dalla scoperta della fotografia, il medium che lo accompagnerà lungo tutta la carriera e al quale deve la parte più cospicua della sua fama.
Il trasferimento a Parigi nel 1921 segna la svolta definitiva: accolto da Marcel Duchamp, Man Ray si inserisce nel vivacissimo ambiente dell'avanguardia parigina, divenendone ben presto il fotografo ufficiale, come dimostrano i numerosi ritratti dei protagonisti di questo mondo.
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