Rushdie, la libertà di parola è sotto attacco, ma gli scrittori sono ostinati
ANSA - Cultura

Rushdie, la libertà di parola è sotto attacco, ma gli scrittori sono ostinati

Mercoledì 16 settembre 2026
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Il grande scrittore a Pordenonelegge 'Ambassador for freedom', oggi mi sento fortunato

(di Mauretta Capuano) Il motto di Salman Rushdie, dopo l'attentato del 2022, in cui ha rischiato di morire, è: "non perdere tempo, usalo per le cose importanti". Il grande scrittore, l'autore de 'I versi satanici', racconta di aver provato "un forte dolore. Ho pensato che sarei morto e poi mi sono sentito fortunato di essere sopravvissuto e ancora oggi mi considero molto fortunato. Questa vicenda mi ha fatto capire l'importanza di ogni giorno, di ogni tempo extra che ci viene concesso su questa terra".
    A Pordenonelegge dove ha inaugurato, il 16 settembre, l'edizione 2026 della festa del libro e della libertà e dove stasera gli verrà conferita l'onorificenza di Ambassador of Freedom, Rushdie con una lente oscurata degli occhiali per la perdita della vista a un occhio provocata dall'aggressione, parla della "stampa sotto attacco", della "grande pressione sulla libertà di espressione", ma "gli scrittori - dice - sono delle persone piuttosto ostinate e vedrete che noi diremo quello che dobbiamo dire". Del mondo attraversato da conflitti e polarizzazione spiega che "non sono le guerre il problema, ma il comportamento dei governi che promuovono queste guerre, ad esempio il mio governo, quello dello Stato in cui risiedo". Lo scrittore, che vive da quasi 30 anni a New York, avverte anche: "tutto quello che dice Trump è il contrario della verità" e delle prossime elezioni di midterm del 3 novembre in Usa sottolinea: "mancano meno di 50 giorni e forse le cose cambieranno". Un errore la guerra Usa-Iran: "gli Stati Uniti non hanno fatto una cosa giusta a promuoverla. Sicuramente non ha portato, ne porterà a un miglioramento della situazione della popolazione iraniana. Anzi al contrario il regime ne uscirà più forte. Si è rivelata controproducente. E' un segnale d'allarme - afferma - per cui dovremmo renderci conto che tante religioni si stanno trasformando in fascismo, non solo l'Islam". In Europa, lo preoccupa "l'ascesa pericolosa della destra.
    Rappresenta una minaccia, ma non sono bravo a fare previsioni" dice. Rushdie ammette anche di sapere "poco o niente dell'IA" e vorrebbe "tenere le cose così come stanno".
    I versi satanici che gli procurano la fatwa, la condanna a morte da parte dell'ayatollah Komeini, "sono stati scritti moltissimo tempo fa. E' stato il mio quarto romanzo .- ricorda - e il mio quinto libro pubblicato. Nel frattempo sono arrivato a 23 libri.
    La maggior parte della mia attività di scrittore si è svolta dopo quella vicenda, diciamo che per 25 anni ho percepito che questo era un argomento chiuso, finito. Ho condotto la vita ordinaria di uno scrittore, poi si è verificato, nel 2022, quello che ritengo un attacco isolato, quasi fatale, ma non lo considero l'inizio di una nuova fase di minaccia".
    Si illumina quando parla dell'immaginazione il cui scopo "non è mai stato quello di evadere dalla realtà" bensì "quello di dimostrare la realtà". Del suo ultimo libro 'L'undicesima ora' (Mondadori), raccolta di cinque racconti, dice che "è infestato dall'incertezza perché è di fatto nella nostra vita. Anzi, resto perpelesso difronte alle persone che hanno certezze granitiche.
    Il dubbio e l'incertezza sono strade che conducono alla verità" dice lo scrittore che ricorda Italo Calvino, per lui "uno dei maestri più importanti" e poi Umberto Eco e Vargas Llosa "con cui formavamo una sorta di gang . Ora sono l'ultimo rimasto".
    Il 17 settembre Rushdie volerà a New York dove la sera sarà presentato il documentario 'Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie' di Alex Gibney. "Gibney ha adottato un approccio veramente molto sensibile alla materia. Diciamo che però la colonna portante di questo film è una sorta di video diario che è stato registrato da mia moglie. Per un anno ha ripreso noi due, io e lei, mentre cercavamo di capire come affrontare questa tragedia che c'era capitata. Ha ripreso anche le mie ferite, la guarigione, finché non sono arrivato a ristabilirmi completamente. Alex ha voluto rendere il film anche una sorta di racconto della mia vita di scrittore. Per me sarà un po' duro guardarlo". E cosa pensa di Naza, il documentario sulla guerra in Palestina di Rachel Szor e Yuval Abraham, a cui è andato il premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2026? "Mi congratulo con i registi per il loro coraggio. So che il governo israeliano ha addirittura proposto di togliere a loro la cittadinanza. Ma d'altra parte non mi sorprende mai quello che fa Netanyahu".
    Istituita quest'anno dalla Fondazione Pordenonelegge, l'onorificenza di Ambassador of Freedom sarà consegnata anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, atteso a Pordenone domenica 20 settembre, e a Vera Politkovskaja, figlia della giornalista Anna Politkovskaja, nel ventennale dell'assassinio.
   

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