Vanessa Scalera ne 'La sorella migliore', dramma di coscienze di Gili
Bel testo sulla colpa, giustizia e morale nel vissuto di tre fratelli dopo una tragedia
Paolo Petroni ''La sorella migliore'' è un testo molto ben scritto da Filippo Gili e al femminile, con due sorelle, Giulia e Claudia tra affetto e scontro sul rapporto col fratello minore Luca, condannato a undici anni ai domiciliari per aver ucciso in auto una donna, guidando drogato, ubriaco e senza patente. I dialoghi rivelano tutto, i caratteri, le situazioni, pian piano, senza veri colpi di scena, come fossero brace sotto la cenere che via sfiammeggia quasi con suspense, dando vita allo spaccato di come hanno vissuto quella tragedia tutti e ognuno dei tre e come se la portano dentro.
Claudia lo ospita chiuso in casa da otto anni e Giulia, la maggiore, è avvocato e lo ha assistito legalmente. Il giorno, pesante, in cui ricorre l'anniversario dell'incidente, si presenta per dire che ha deciso di chiedere l'appello perché ha scoperto qualcosa che può ''alleviare'' la pena di Luca e la loro: Caterina Bodei, la donna uccisa, al momento dell'incidente aveva un tumore al cervello in stato avanzato che le lasciava al massimo tre mesi di vita, quindi l'investimento aveva anticipato solo di poco la sua fine. Ma se questo può far cambiare le pena giudiziaria, sul piano morale che valore ha? Riesce a dare un senso diverso alla tragedia che il fratello si porta sempre dentro e loro hanno vissuto con lui? E' un po' il tema della seconda parte, una domenica in cui si festeggia la sentenza che ha dato libertà anticipata a Luca, che in tribunale, mentendo su consiglio della sorella, ha detto di aver sempre saputo delle condizioni della sua vittima, ma di aver taciuto a suo tempo oppresso dalla colpa da espiare e solo ora essersi deciso a rivelare tutto, mentre Giulia porta in tribunale la cartella clinica della Bodei. A tavola c'è anche la madre, la cui presenza serve a ricordare come sin da piccola Giulia volesse essere protagonista e Claudia invece, forse gelosa, cercasse proprio di non apparire. Due caratteri quindi, scopriremo in un confronto che si fa sempre più vivo e acceso su ciò che ognuna ritiene giusto, che hanno reagito con atteggiamenti profondamente diversi al dramma di Luca, cui voglio bene, tanto che per lui, che esulta intimamente per la libertà ritrovata, il sipario cala facendoci pensare che tutto continuerà così facendo loro finta di nulla, soffocando con la cenere il fuoco che ha divampato, restando ''tutti come falene ferite dalla stessa luce''.
Come altre volta, sin da ''In attesa della fine'' di molti anni fa, Gili costruisce spaccati famigliari tragici in cui il confronto, la rivelazione del proprio intimo sentire, serve a conoscersi e comprendersi, diciamo a accettare le cose senza che queste cambino davvero: ''come si stava bene prima, male ora, e forse peggio in futuro''. Così i finali sembrano dei non finali e possono lasciare qualcuno insoddisfatto.
Certo si tratta di un bel lavoro teatrale, che si replica al Vascello di Roma sino a domenica, che, tutto basato sulla parola, vive, grazie a una calibrata regia di Francesco Frangipane, che non alza mai troppo i toni conoscendo da più esperienze la scrittura di Gili, e naturalmente della qualità coinvolgente degli interpreti, dalla Giulia di Vanessa Scalera (compagna di vita di Gili) che si conferma attrice come la conoscevamo, ricca di sfumature, capace di giocare con alti e bassi, coi toni, dando anima e misura all'intimità o lo scoppio delle parole che pronuncia (deludendo così, a sentire commenti all'uscita, alcune fans della Tataranni). Le tiene testa con non meno verità e intensità la Claudia di Aurora Peres, affranta ma bisognosa di verità, e regge senza mai andar sopra le righe Alessandro Tedeschi il suo non facile Luca. Con loro anche la madre di Michela Martini.
Dopo Roma 'La sorella migliore' sarà, tra le tappe principali della sua tournée, al Carcano di Milano dal 14 al 19 aprile, poi al Duse di Bologna dal 5 maggio e al Massimo di Palermo dall' 8 al 16 maggio.
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