San Gennaro, si ripete il miracolo di maggio: «Napoli città di pace»
«Napoli non è chiamata a essere potente ma profetica, non a dominare ma a testimoniare, non a imporsi ma a servire. Ed è chiamata a essere città della pace, non per...
«Napoli non è chiamata a essere potente ma profetica, non a dominare ma a testimoniare, non a imporsi ma a servire. Ed è chiamata a essere città della pace, non per retorica ma per responsabilità». È uno dei passaggi più significativi dell’omelia del cardinale don Domenico Battaglia nella Basilica di Santa Chiara. Al termine della processione partita dal Duomo e dopo il ripetersi del prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro, l’arcivescovo di Napoli rilancia l’appello alla pace e indica la vocazione della città anche in vista della visita di Papa Leone. «Questa non è una processione, è un popolo che si rimette in cammino, una Chiesa che rifiuta di stare ferma, una comunità che non accetta di diventare spettatrice della storia ma sceglie di attraversarla, di soffrirla, di redimerla», dice Battaglia.
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L’arcivescovo fa riferimento allo scenario internazionale e alle guerre in corso: «Il nostro è un pellegrinaggio ma anche il segno di un pellegrinaggio interrotto dalle guerre, dalla violenza, dalla paura. Guardiamo il mondo e non possiamo fingere di non vedere il grido che sale dal Medio Oriente, dal Golfo, dall’Ucraina e dai conflitti dimenticati». «Possiamo riprendere il cammino?», si chiede l’arcivescovo. «Sì, ma non con le parole, con i passi, perché mentre il mondo si ferma noi camminiamo. Mentre altri si armano noi camminiamo disarmati e proprio per questo pericolosi, perché una pace disarmata è una pace che non si può controllare».
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Ed ecco quello che suona come un appello ai napoletani: «Mentre camminiamo si apre per noi un tempo di grazia, perché la nostra città si prepara ad accogliere Papa Leone. E accoglierlo significa ricordarci che non siamo un popolo disperso ma una Chiesa custodita dentro una promessa viva. Napoli - rimarca Don Mimmo - è chiamata ad essere città di pace». Come? «La pace comincia nel cuore, nelle case, negli abbracci che arrivano dopo il conflitto, nei luoghi che abitiamo ogni giorno», l’elenco tratteggiato dall’arcivescovo facendo riferimento alla vita quotidiana di ognuno di noi. Poi il riferimento più chiaro alla città: «La pace comincia nella nostra città quando non ci giriamo dall’altra parte, quando il dolore di uno diventa responsabilità di tutti, quando nessuno è straniero e nessuno è scarto, quando le strade diventano spazio di fraternità e non di indifferenza, quando chi è caduto trova qualcuno che lo rialza». Ed ecco l’appello finale: «La pace comincia quando una città sceglie di non avere paura della propria umanità ma di abitarla fino in fondo, e allora sì, anche Napoli può essere davvero città della pace, sotto lo sguardo e la testimonianza di San Gennaro».
La giornata
La lunga giornata dei fedeli napoletani è iniziata nel primo pomeriggio con l’attesa in Duomo per il ripetersi del prodigio della liquefazione del sangue. Alle 17.03, sulla soglia del sagrato della Cattedrale di Napoli, è stato sventolato il fazzoletto bianco, segno che il sangue è sciolto. L'annuncio è stato accolto da un caloroso applauso delle migliaia di persone affollate nel Duomo e nel piazzale antistante. Poi, le reliquie, il busto di San Gennaro e i busti dei compatroni sono stati portati in processione fino alla basilica di Santa Chiara.
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Il trasporto a spalla del reliquiario è stato effettuato da 16 vigili del fuoco, tradizione ripresa dopo 50 anni. Presente anche una delegazione della Diocesi di Ascoli Piceno, guidata dall’arcivescovo monsignor Gianpiero Palmieri: la loro presenza coincide con il 25imo anniversario del gemellaggio tra le due diocesi. Nel passaggio tra i vicoli tantissimi i turisti e i fedeli per le strade, così come i residenti affacciati ai balconi. Al corteo guidato dal cardinale presenti anche numerosi parroci della diocesi, i membri della Deputazione di San Gennaro e numerosi esponenti istituzionali tra cui il prefetto Michele di Bari, il vicegovernatore Mario Casillo e il sindaco Gaetano Manfredi. «È un miracolo di fede e di identità della nostra città. Un momento unificante e un messaggio di pace per il mondo. La venuta del Papa tra qualche giorno suggellerà ancora di più questo grande patto di fede tra Napoli e il suo santo protettore che per i napoletani rappresenta uno dei momenti fondativi», dice il primo cittadino.