Napoli, testa mozzata e presa a calci dai killer: chiesti 30 anni per i capi degli scissionisti
Volevano fare una cosa macabra ed eclatante, volevano impressionare i rivali, ma anche l?opinione pubblica di Scampia e Secondigliano, per mostrare a tutti il proprio spessore criminale e la...
Volevano fare una cosa macabra ed eclatante, volevano impressionare i rivali, ma anche l’opinione pubblica di Scampia e Secondigliano, per mostrare a tutti il proprio spessore criminale e la propria perfidia. Mozzarono la testa all’uomo attirato in trappola, poi la presero a calci. Una macabra partita di calcio, in un campetto improvvisato e rosso sangue al punto tale che c’è addirittura chi - tra boss e killer - iniziò a sentirsi male, al punto di vomitare. Scene da gomorra, rievocate venerdì mattina in aula, dinanzi al gup del tribunale di Napoli, dove il pm ha chiesto la condanna a trent’anni per i quattri principali imputati. Parliamo dell’omicidio di Giulio Ruggiero, gennaio del 2005, roba da cold case, in un processo che oggi si impone comunque per la sua attualità: gli imputati sono detenuti da tempo, ma vengono considerati esponenti della ex galassia scissionista in un contesto metropolitano segnato dal ritorno in libertà di boss patentati.
Il retroscena
Dunque, aula 413, tocca al pm Giuliano Caputo chiedere 30 anni di reclusione (il massimo consentito con il rito abbreviato) per Cesare Pagano, Ciro Caiazza, Vincenzo Notturno, Giovanni Esposito. Tutti gli imputati sono in videoconferenza, cala il gelo, tocca ai loro difensori, la sentenza a gennaio, quando saranno passati 22 anni da una delle pagine più buie della cronaca cittadina.
Torniamo alle accuse. A organizzare il delitto fu Cesare Pagano, capo del cartello degli Amato–Pagano, spina dorsale dei ribelli contro il clan Di Lauro. Venne dato l’incarico a due affiliati (entrambi deceduti), Ruggiero venne attirato in trappola, in una villa a Varcaturo (zona dove gli scissionisti avevano un avamposto nello smercio della droga). Fu convocato nel pieno della faida, con l’inganno di prospettargli l’acquisto di una partita di droga. Era un mercato bloccato dalle decine di agguati e morti ammazzati, Ruggiero di fronte alla possibilità di fare cassa si fidò. E cadde in trappola. Chiara la ricostruzione fatta in aula dal pm anticamorra Giuliano Caputo: sarebbe stato ucciso da Salvatore Cipolletta (deceduto), Giovanni Esposito, Pasquale Riccio, Enzo Notturno, ma anche da un altro soggetto mai identificato (uno dei tanti killer impuniti). Un colpo di pistola alla nuca, poi l’inizio della peggiore liturgia criminale. Il morto andava esibito.
L’affronto ai Di Lauro andava esaltato. Fu così che si decise di mettere il cadavere all’interno di una Volkswagen Passat per la traduzione del macabro trofeo: la destinazione finale in via Ugo Pratt a Scampia. Una sorta di doppia sfida: già perché percorrere decine di chilometri con un cadavere in auto significava innanzitutto prendersi gioco delle istituzioni, dal momento che la faida di Scampia era diventata un problema di ordine pubblico per lo stesso governo nazionale. Poi bisognava impressionare gli avversari. Fu così che nacque l’idea di usare un flex per mozzare la testa della vittima dell’esecuzione. Una operazione avvenuta all’interno della villetta di Varcaturo, che - secondo i pentiti - venne realizzata da Salvatore Cipolletta. Il resto è storia di uno scempio: i calci alla testa a mo’ di football, il vomito, l’attesa per la reazione dei Di Lauro. Ventidue anni dopo la parola al giudice.