Geolier al concertone: «Troppi ragazzi di Napoli uccisi dai colpi di pistola»
Delia che cambia il partigiano di «Bella ciao» con un qualsiasi «essere umano» dà l?idea di come si possa usare male, anzi malissimo, il palco del concertone...
Delia che cambia il partigiano di «Bella ciao» con un qualsiasi «essere umano» dà l’idea di come si possa usare male, anzi malissimo, il palco del concertone romano del Primo maggio. Il contrario di quanto fannno Big Mama che risponde al Povia di «Luca era gay» con «Luca è gay», Francesca Michielin che chiede parità di salario per le donne, Pierpaolo Spollon che ricorda «Satnam Singh morto sul lavoro a 31 anni. Senza dignità», i ritrovati Litfiba che con Piero Pelù ricordano le leggi razziali di Mussolini e gridano «Palestina libera», come Dutch Nazari, come Ermal Meta che intona «Stella stellina» per la stessa causa.
Ma nella notte di San Giovanni in Laterano, nella diretta di Raitre che rimette insieme, almeno per la Festa del lavoro, Cgil Cisl e Uili, le parole meno rituali arrivano da Geolier, che fa cantare tutta la piazza in napoletano, rappa nel migliore dei modi, ma sa anche come e quando mandare un messaggio. Inizia col dire grazie alle sue «due madri»: «Una mi ha partorito e l'altra, Napoli, mi ha cresciuto. E poi a Dio, che in mezzo a tutti questi premi e questi sold out, è stata l'unica cosa che mi ha riempito veramente».
E poi... «Poi voglio portare qui anche il mio di messaggio, che può sembrare fuori luogo, ma finché certe cose accadono non è fuori luogo». Le sue parole son uno elenco di nomi, anzi di cadaveri, di morti giovani e innocenti. La Spoon River della Napoli che vorrebbe rialzare la testa, ma rimuore ogni volta che cade sul campo la sua meglio gioventù: «Antimo Giarnieri 19 anni, ucciso da un colpo di pistola. Francesco Pio Maimone, 18 anni ucciso da un colpo di pistola. Giogiò, Giovan Battista Cutolo, 24 anni ucciso da un colpo di pistola. Santo Romano, 19 anni, ucciso da un colpo di pistola. Fabio Ascione, 20 anni, ucciso da un colpo di pistole, solo quattro settimane fa».
La piazza ammutolisce. Emmanuele Palumbo dal rione Gescal ha preparato bene il discorso: «Da questo palco vengono lanciati tanti messaggi, sono onorato di stare qui e voglio dire qualcosa anche io. Voglio ricordare dei nomi». Quei nomi non sono volti che finiscono sul maxischermo del concertone, quei nomi sono scomodi nella notte della Festa del lavoro, perché sono nomi di ragazzi che il lavoro avevano appena iniziato a cercarselo, a inventarselo, poi... Pum pum, uccisi da altri giovani. «Io non so quale sia l’antidoto a tutto questo veleno. Io sento solo che la mia generazione viene messa in pericolo ogni giorno. Ci tengo a precisare che nessuno di questi ragazzi faceva parte di un sistema camorristico. Questi ragazzi erano studenti, lavoratori, Santo era un calciatore, se avesse avuto tempo avremmo potuto tifare per lui. Giogiò era un artista e magari stasera poteva essere qui a suonare con noi. Io non chiedo un minuto di silenzio, perché quello non fa rumore. Ma un forte applauso, che arrivi fin lassù».
L’applauso è fortissimo, amaro, nessuno urla, non ci sono slogan per fermare la carneficina, anche il Primo maggio a Napoli si è corso il rischio di allungare il rosario maledetto dei giovani innocenti morti per un colpo di pistola.
Il rumore innescato da Geolier continua anche a show ormai archiviato. Come conferma il sindaco Manfredi: «Ho molto apprezzato quello che Emanuele ha fatto, ha dato un messaggio forte che tutti dobbiamo continuare a dare: bisogna che questa violenza cieca che ci toglie tanti giovani possa essere contrastata da una forza positiva e dai tanti giovani che vogliono bene a Napoli. Lui prese un impegno forte con la nostra città quando lo festeggiamo in occasione del suo secondo posto a Sanremo e ci disse che sarebbe stato testimone anche del riscatto dei giovani della nostra città». Come conferma Daniela Di Maggio, la mamma di Giogiò: «Quando mio figlio è morto, davanti alla sua bara, feci un appello, chiesi ai cantanti neomelodici e a Geolier di venire, per far vedere da che parte stavano, quella dei giusti». Lui le promise parole di riscatto per i giovani di Napoli, non rime sulle pistole, le portò un mazzo di fiori: «Ha mantenuto la promessa, e credo che sia anche merito di Giogiò».