Prima il bacio, poi scatta l?agguato nipote del boss ferito: due arresti
Il Mattino

Prima il bacio, poi scatta l?agguato nipote del boss ferito: due arresti

Domenica 3 maggio 2026
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  La vendetta è un piatto che va servito freddo e su quella vecchia rissa scoppiata in carcere gli uomini della camorra di Miano non avevano alcuna intenzione di soprassedere....

La vendetta è un piatto che va servito freddo e su quella vecchia rissa scoppiata in carcere gli uomini della camorra di Miano non avevano alcuna intenzione di soprassedere. Facendo leva sulla fiducia della vittima, c’è stato prima l’aggancio: un saluto con bacio in apparenza innocuo. Poi, senza neanche darle il tempo di capire cosa stesse per accadere, è scattato il pestaggio. E così giù di calci e pugni. La spedizione punitiva non era però ancora giunta al capolinea. Uno dei killer tira fuori una pistola e preme il grilletto in rapida successione. Cinque colpi, tutti andati a segno, dall’alto verso il basso, ma per fortuna senza causare la morte del “target”.

APPROFONDIMENTI

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L’agguato 

Il commando che la notte del 17 aprile scorso ha provato a uccidere Vincenzo Lo Russo, trentatreenne figlio del ras dei “Capitoni” Domenico, ignorava però che una telecamera aveva appena inquadrato le fasi di quel feroce spargimento di sangue. La svolta investigativa non si è fatta attendere. Undici giorni dopo, i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Vomero hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli, sulla scorta del quale sono stati arrestati per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso Luigi Russo, detto “Gigiotto”, 40 anni, ed Emmanuel Di Marzo, 20 anni. L’inchiesta condotta dai sostituti procuratori Enrica Parascandolo e Maria Sepe, coordinati dall’aggiunto Sergio Amato, ha acceso i riflettori anche sul coinvolgimento di un terzo uomo, il trentacinquenne Gaetano Caso, riuscito però a sottrarsi alla cattura. Al setaccio la sua cerchia familiare e di conoscenze. Tornando al delitto, dalla lettura delle trentasette pagine del decreto spiccato dalla Dda emerge che l’imboscata tesa al “rampollo” sia maturata esclusivamente nell’ambito di un regolamento di conti tutto interno allo storico gruppo criminale di Miano.

Il clan

I “Capitoni”, nonostante le centinaia di arresti incassati e i pentimenti eccellenti, sarebbero infatti ancora attivi sul territorio e impegnati a spartirsi gli affari illeciti, su tutti quelli relativi ai traffici di stupefacenti e al racket ai danni dei commercianti locali. Il caso è approdato a una soluzione in tempi assai brevi grazie alle attività investigative già avviate l’estate scorsa in seguito all’omicidio di Umberto Russo, altro uomo storicamente accostato agli ambienti dei Lo Russo, assassinato in auto vicino al Bosco di Capodimonte. Su quest’ultima vicenda le indagini sono ancora in corso, i carabinieri sono invece già risaliti ai presunti responsabili del raid nel quale stava per essere ucciso Lo Russo junior, anche lui vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, con alle spalle condanne di peso proprio per le sue attività all’interno della cosca. Un importante contributo all’inchiesta, oltre che dalla telecamera piazzata a Marianella nel rione Siberia, la scena del crimine, è arrivato dalle conversazioni intercettate dopo il 17 aprile. Determinante un colloquio tra Lo Russo e il padre ras detenuto. I due, nel corso di una videochiamata, commentano l’episodio: «Te lo ricordi? Quello con cui ebbi una discussione anni fa», domanda il “rampollo”.

Secca la replica del genitore: «Ora ti devi mettere con un’altra banda. Buttagli a terra qualcuno e lo fai piangere». Domenico Lo Russo rincara la dose: «Hai sottovalutato il figlio di “Peppenella”, la gente cambia». Il riferimento, tutt’altro che velato, è all’indagato Luigi Russo, il cui padre, Giuseppe “Peppenella”, fu ammazzato in un agguato di camorra nel lontano 2000. Entrambi si interrogano sul ruolo che nella vicenda potrebbe aver avuto, o meno, il parente boss Giuseppe Lo Russo, scarcerato pochi mesi fa e unico “colonnello” del clan a non essersi mai pentito: «Se è stato lui a dare il via libera, allora meriterebbe di essere ucciso». In caso contrario «ci deve portare la testa di chi ha sparato». Dal bacio al piombo, l’area nord di Napoli scivola nell’incubo di una nuova faida di camorra.

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