Intervista a Pierpaolo Bombardieri: «Sud, il balzo in avanti grazie alle risorse Pnrr: ora si vada oltre la Zes»
Segretario Bombardieri, perché la sfida sull?Intelligenza artificiale, sulla quale lei è intervenuto ieri a Caserta, in occasione del forum sul lavoro organizzato dalla...
Segretario Bombardieri, perché la sfida sull’Intelligenza artificiale, sulla quale lei è intervenuto ieri a Caserta, in occasione del forum sul lavoro organizzato dalla Fondazione Orizzonti, è così centrale anche per il sindacato?
«Perché con l'Intelligenza artificiale e più in generale con la rivoluzione tecnologica in atto - risponde Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil - cambia e cambierà ancora l’organizzazione del lavoro e, dunque, l’impatto sulla produttività. E per un Paese come l’Italia, che ha sul versante produttività uno dei nodi fondamentali da sciogliere, il tema è decisivo: l’Europa sconta un ritardo negli investimenti che è preoccupante, 170 miliardi in 10 anni rispetto ai 400 miliardi stanziati ogni anno da Stati Uniti e Cina. Di fronte a queste cifre e all'impatto dell'IA sul lavoro è naturale che il sindacato si interroghi e prenda posizione».
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Per proporre cosa, in concreto?
«Intanto che bisogna incentivare gli investimenti anche per tutelare diritti fondamentali come quello alla riservatezza, che le nuove tecnologie stanno già adesso mettendo in forte discussione. Quanto ha fatto Trump negli Usa, ad esempio, utilizzando l’IA per censire gli studenti stranieri e di conseguenza metterli all'indice, pone questioni anche alle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro che rischiano di diventare discriminanti. Cosa accadrebbe se un’azienda decidesse di regolare questi rapporti in nome del credo religioso o delle convinzioni politiche dei suoi dipendenti? E poi, bisogna insistere con programmi di formazione e di interventi mirati che, da un lato, tutelino e garantiscano i diritti fondamentali dei lavoratori, dall’altro, impongano regole chiare sui nuovi profitti aziendali. Profitti, ormai è chiaro, destinati fatalmente a crescere con l’utilizzo delle nuove tecnologie spesso a discapito dei lavoratori».
Anche qui, su un terreno così minato, cosa è disposta a concedere la Uil?
«Noi restiamo convinti che la redistribuzione dei profitti debba coinvolgere in prima battuta i lavoratori. E quindi, a parità di salario, ridurre l'orario è la priorità. Oltretutto, laddove in Europa si è andati in questa direzione, si è sempre registrato un aumento della produttività. Parlo di 60-70 realtà industriali in vari Paesi che hanno sperimentato questi nuovi modelli di organizzazione del lavoro con risultati più che soddisfacenti, a riprova del fatto che si può dare un riscontro alle nuove tendenze dei giovani in cerca di occupazione, ma che vogliono equilibrare il tempo del lavoro con il tempo libero, senza per questo compromettere gli obiettivi e i risultati aziendali».
Ne parlerete, a quanto pare, anche in occasione del vostro prossimo congresso nazionale, è così?
«Sì, tra i temi più importanti del congresso, previsto dal 2 al 4 luglio prossimi, figura anche lo scenario relativo all'Intelligenza artificiale. Ne parleremo anche con le delegazioni straniere presenti ai lavori perché le esperienze di alfabetizzazione sull’IA sono importanti e, non a caso, la Uil stessa ha già avviato corsi di formazione per le proprie strutture per essere all'altezza della sfida».
A proposito di sfide, il Sud, cresciuto in termini percentuali più delle medie nazionali, cosa rischia con la fine del Pnrr?
«È la domanda chiave perché è evidente che il ritrovato dinamismo economico del Mezzogiorno va attribuito quasi per intero al Pnrr. Ma è altrettanto evidente che, se si vuole far crescere stabilmente l’occupazione, bisogna garantire maggiori e costanti investimenti a quest’area del Paese. E qui non vediamo ancora risposte certe».
La Zes unica, però, sembra in grado di rispondere a tale esigenza...
«Sulla Zes io mantengo qualche riserva. Intanto, perché c’è ancora troppo scarto tra le richieste e le autorizzazioni concesse. Lo dicono i numeri. In secondo luogo perché va bene la semplificazione burocratica estesa a tutto il Paese, ma mi chiedo come si potrà continuare a garantire al Sud la priorità degli investimenti prevista dalla stessa Zes. Come immagino saprà il mio ex collega ed attuale sottosegretario al Sud, Luigi Sbarra, nonostante la Zes il divario in termini di reddito e di occupazione nella sua Calabria rimane piuttosto alto».
L’1 Maggio ha visto i tre sindacati confederali di nuovo insieme dopo gli strappi anche clamorosi dei mesi scorsi. Voi e la Cisl avete però valutato positivamente il Decreto Lavoro del Governo, la Cgil no. Cosa succede ora?
«Avremo altre occasioni di rivederci e, in ogni caso, in Italia non abbiamo il sindacato unico. La Uil ha valutato positivamente la scelta del Consiglio dei ministri di considerare il contratto giusto come l'unico da prendere in considerazione ai fini dell’accesso agli sgravi fiscali da parte delle aziende: solo quelle che fanno rispettare i contratti ne avranno diritto. È la prima volta che un governo mette in campo una linea operativa che in passato era stata più volte sollecitata da tutte le organizzazioni sindacali confederali. La scelta di tutelare il contratto è dunque, per noi un atto positivo che va sottolineato».
Anche le imprese si sono dette d'accordo, ma questo come inciderà sulla stagione dei rinnovi contrattuali e soprattutto sui nuovi scenari introdotti dell'intelligenza artificiale?
«Siamo consapevoli della delicatezza del tema e non a caso il Patto per la fabbrica, che avevamo sottoscritto con le associazioni datoriali qualche anno fa, è già da tempo oggetto di una ridiscussione. Quella proposta poggiava su una organizzazione del lavoro oggi completamente superata dall'IA. Ecco perché la grande transizione tecnologica in atto impone un ampio approfondimento dell’argomento: da essa dipenderanno non solo le future relazioni sindacali, ma anche la centralità del ruolo dei lavoratori, un obiettivo quest'ultimo al quale il sindacato non potrà mai derogare».
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