Juve-Napoli, Conte: «Vogliamo un calcio pulito»
Il Mattino

Juve-Napoli, Conte: «Vogliamo un calcio pulito»

Domenica 25 gennaio 2026
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 «Dalla barca non si scende» è un parente lontanissimo di quel fatidico «io il morto non lo accompagno». Sì, perché questa è un?altra...

 «Dalla barca non si scende» è un parente lontanissimo di quel fatidico «io il morto non lo accompagno». Sì, perché questa è un’altra sconfitta rispetto a quella di Bologna. La bandiera bianca, Conte, non la sventola. Poi, ovvio, l’Inter è ormai lontanissima. «Ma ci sono tanti obiettivi ancora da inseguire». È stato un ko a testa altissima e il 3-0 è falsissimo. «Ai ragazzi ho detto che bisogna continuare a lottare proprio come abbiamo fatto con la Juventus, che siamo ancora in piena tempesta e le onde sono altissime. Ma che nessuno di noi deve mollare». A rendere il alto mare il Napoli ci finisce anche per via di un rigore non visto. Conte stavolta gioca alla Sibilla Cumana. È delicato, gioca di fioretto.

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Come uno dei moschettieri. «Io ho chiesto perché non va a vedere al Var il fallo, ma lui non mi ha risposto. A quel punto ho guardato il quarto uomo (Marchetti, ndr) che era lo stesso che con il Verona aveva preso due decisioni giuste in campo poi è andato al Var e le ha sbagliate. E allora mi sono detto che era meglio stare zitto, perché nel tritacarne non ci voglio finire di nuovo. E poi diciamolo, ci sono situazioni intoccabili che è meglio non andare a toccare». Come stoccata niente male. Ma per il resto, ovvio che quel braccio attorno al collo di Hojlund meritava almeno una visione al monitor. «Stiamo parlando troppo, non va neanche bene. Uno ne esce anche male. L’importante è che facciano come meglio credano, speriamo sempre che ci sia onestà. Lo speriamo per un calcio pulito, senza cose particolari, il calcio deve essere pulito, bello, l’errore deve essere umano per questo l’errore lo tolleravi più prima, adesso con un video faccio fatica. Non è neanche giusto», dice Conte nascondendosi dietro un puro contismo.

LA PARTITA

Dice il tecnico del Napoli: «Il raddoppio è stata una mazzata e ho provato a dare anche qualche minuto a Romelu perché non era pronto ma ne ha bisogno anche per fiducia. Poi ho battuto un record personale: ho fatto giocare un giocatore (Giovane, ndr) senza averlo mai allenato neanche un minuto. I ragazzi sono stati bravissimi a superare tutte queste disgrazie e ogni volta rischiano loro stessi: perché senza riposo, senza rotazioni, c’è il pericolo che si facciano male. Ma loro non ci pensano, danno tutti il massimo». Conferma l’indiscrezione circolata fin dal mattino su Neres, partito per Londra proprio ieri: «Sì, si va a operare. Anguissa doveva tornare ma ha avuto delle difficoltà ed è davvero difficile ma ora pensiamo al Chelsea a cui ci avviciniamo pensando, soprattutto a far riposare la squadra e provando a toccare i tasti psicologici giusti. Questa non è un’emergenza, è una suoer emergenza e non finirà domani. Abbiamo bisogno di energia positiva per i ragazzi e la devono dare i tifosi. Perché - dice ancora - è facile essere vicino alla squadra quando si vince lo scudetto o si alza la Supercoppa. E adesso che si è vero tifosi». Ricorda, in questo momento, il loco Bielsa e il suo memorabile “ti amo anche se vinci”, il proclama giusto in visto della notte di Champions dove sono comunque attesi quasi cinquantamila spettatori. 

LA CARICA

«Non dobbiamo mollare di un centimetro e dimostrare il valore di tutto quello che abbiamo vinto in questi mesi», dice avendo l’aria di uno che fai fatica a credere che abbia abdicato. Da allenatore, in campionato o ha vinto o è arrivato secondo. Ma ora è in piena bagarre per il quarto posto. «Abbiamo dato il massimo contro la Juventus. Ci sono delle volte in cui riesci ad andare oltre l’ostacolo. Vogliamo combattere con tutte le nostre forze, quella degli infortuni è una situazione che ha dell’inverosimile. Significa che dobbiamo pagare qualcosa, abbiamo fatto qualcosa che in passato non dovevamo fare», spiega facendo riferimento al destino cinico e baro. E conclude ancora: «La barca sta in mezzo al mare onde alte ma nessuno scende. Per questione di onore. Perché noi siamo per prima cosa uomini. Mercoledì giochiamo con il Chelsea e saremo sempre gli stessi. I ragazzi vanno abbracciati, uno per uno».

LA VENDETTA

Luciano Spalletti si prende la sua vendetta dopo il ko dell’andata. «Quella è una sconfitta che ci ha creato una corteccia gigante e ci ha fatto diventare come una quercia secolare», dice abbracciando il suo tradizionale spallettismo. «Il Napoli? Ha effettivamente tante assenze, ma la squadra che è andata in campo è quasi sempre quella che gioca». Non è così, ma poco importa. Ha forse scucito lo scudetto dalla maglia del Napoli di De Laurentiis. Per certi versi, una piccola gioia. Si vive, anche per serate così. 

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