Il motore dei Data center per lo sviluppo del Sud: ecco il piano del governo
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Sono i motori dell’economia digitale 5.0, l’infrastruttura portante della nuova frontiera dell’intelligenza artificiale. I Data Center, gli “impianti” che ospitano le macchine e le tecnologie necessarie per archiviare, elaborare e distribuire i dati su Internet, sono ormai una leva strategica per la competitività e la sicurezza nazionale. Insomma, una partita decisiva che il governo ha deciso di giocare con un vero e proprio piano di attrazione degli investimenti dall’estero che fa leva soprattutto sul Mezzogiorno.
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I dati sono impressionanti. Fra il 2023 e il 2025 sono stati spesi in Europa circa 29,5 miliardi di euro per i nuovi data center. Fra il 2026 e il 2028, secondo l’ultimo report pubblicato dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, la cifra dovrebbe quasi quadruplicare, raggiungendo i 110 miliardi di euro. Un fiume di denaro che potrebbe essere intercettato dal nostro Paese, se non altro per ragioni geografiche. Non a caso, il governo ha messo a punto un vero e proprio piano per attrarre i nuovi capitale.
LA STRATEGIA
Secondo un documento elaborato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, infatti, «la rilevanza dell’economia italiana in Europa, anche per il proprio posizionamento baricentrico rispetto al Mediterraneo, quindi come punto di approdo dei cavi sottomarini in fibra ottica, ha portato il nostro Paese ad attirare l’interesse dei principali investitori in questo settore». E, in questo contesto, il Sud riveste un ruolo di primo piano. Per due motivi.
Il primo si chiama Zes che, si legge testualmente nella «Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali in Data Center», «fornisce un approccio integrato e coerente per sostenere lo sviluppo economico e la crescita nelle Regioni interessate attraverso la semplificazione amministrativa (Autorizzazione unica) e l’agevolazione degli investimenti. In queste Regioni, quindi, è più facile avviare e terminare le procedure amministrative legate agli investimenti sui territori».
Ma c’è anche una ragione strutturale che potrebbe accelerare gli investimenti nel Sud. Infatti, l’attuale concentrazione dei Data Center nel Nord «genera una significativa disomogeneità nella distribuzione dei nodi gestori dei servizi di telecomunicazioni a livello nazionale – si legge nel Piano del governo –. Questa centralizzazione può comportare una minore resilienza della rete». Un investimento mirato alla costruzione di queste strutture nel Sud «permetterebbe una migliore distribuzione geografica dei nodi, garantendo una maggiore capillarità dei servizi e una riduzione del rischio di interruzioni su larga scala». Un elemento chiave che rende, secondo il ministero delle Imprese, il Mezzogiorno un’area particolarmente promettente per l’ubicazione di nuovi data center «è la presenza di una dorsale in fibra ottica già molto estesa e capillare. Questa infrastruttura di rete, che collega in modo efficiente il Sud e le isole al Nord Italia, fornisce una base solida ed affidabile per il trasferimento di grandi volumi di dati. La sua esistenza riduce significativamente i costi e i tempi di implementazione per la connessione di nuovi Data Center alla rete nazionale, rendendo l'investimento più efficiente e rapidamente operativo».
LE OPPORTUNITÀ
Ma non basta. Perché per funzionare questi impianti hanno bisogno di tantissima energia. E, anche da questo punto di vista, sempre secondo il documento dell’esecutivo, il Mezzogiorno ha una carta in più da giocare. «Oltre ai vari internet exchange point, che si sono moltiplicati negli ultimi anni, e a una capillare diffusione della rete in fibra ottica, oltre che a una consolidata presenza di una rete elettrica stabile diffusa su tutto il territorio, il Sud funge da punto di approdo per numerosi cavi sottomarini internazionali di grande capacità, tra cui BlueMed, 2Africa, SeaMed e Quantum Cable», oltre all’Adriatic Link, pensato per migliorare l’integrazione delle regioni del Mezzogiorno, e al progetto Magna Grecia Cable per il collegamento tra Italia e Grecia. Una «concentrazione di infrastrutture che trasforma il Mezzogiorno in un hub digitale cruciale per il Mediterraneo, fungendo da “ponte” digitale tra l’Europa, l’Africa e l’Asia». La strategia del governo per attrarre data center nel Sud non si ferma qui. Ci sono altri due strumenti che potrebbero accelerare i nuovi investimenti dall’estero. Il primo è la formazione, con le attività di «supporto all’orientamento dei giovani e il potenziamento della formazione trasversale, anche mediante l'istituzione di percorsi formativi accademici interdisciplinari (rispetto ai corsi di studio STEM tradizionali) e con il rafforzamento dei percorsi formativi di alto livello».
Il secondo strumento è il Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (Sinfi), in grado di dare agli investitori la mappa aggiornata di tutti gli impianti necessari per rendere la realizzazione di un Data Center più produttiva e più veloce, con un abbattimento dei tempi fino a due anni. Inoltre, si legge infine nel documento, si sta lavorando a strumenti di sostegno (come i voucher) «che spingano le piccole e medie imprese ad adottare servizi di cloud e cyber security».