Anno giudiziario e riforme: «Mantovano sfida Gratteri»
Sarà una giornata carica di passione civile, una vetrina nazionale, nella quale rivendicare la correttezza della propria posizione in vista del referendum sulla riforma Nordio....
Sarà una giornata carica di passione civile, una vetrina nazionale, nella quale rivendicare la correttezza della propria posizione in vista del referendum sulla riforma Nordio. Sabato 31 gennaio, Castelcapuano, politica e giustizia tornano al centro dell’attenzione nazionale, nella giornata della inaugurazione dell’anno giudiziario. Non un evento ordinario, qui a Napoli, almeno alla luce di quanto sta accadendo – in termini di dibattito – sull’asse Napoli-Roma.
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Sabato, dunque, l’inviato speciale del governo Meloni: a parlare per conto dell’esecutivo è infatti previsto l’intervento di Alfredo Mantovano, magistrato di lungo corso, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, carica strategica nella delicata tessitura di rapporti tra la premier, il Parlamento e gli altri organi della architettura istituzionale. Non un nome qualunque, ma un personaggio di primo piano per affrontare il probabile confronto nell’agone napoletano, lì sotto gli splendidi affreschi del Salone dei Busti.
IL DUELLO
Inutile girarci attorno, al netto del doveroso galateo istituzionale, che da sempre viene riservato all’inviato di via Arenula, è logico pensare che l’atmosfera napoletana si presenterà carica di aspettative e di rivendicazioni. C’è un tema infatti che sta monopolizzando il dibattito sulla giustizia: parliamo del referendum di marzo sulla riforma targata Nordio. Una vicenda decisiva per il funzionamento della macchina giudiziaria, che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici, ma anche la nascita di due Csm (per i requirenti e i giudicanti), oltre alla introduzione del sorteggio dei membri che dovranno andare a comporre i due organi di autogoverno dei futuri magistrati. Una riforma che ha creato comitati in favore del Sì e del No, con posizioni che si sono cristallizzate in modo abbastanza chiaro: l’Anm distrettuale, rappresentata dal presidente Leda Rossetti e dalla segretaria Ivana Fulco, sono in campo per il No. Stessa posizione da parte di altri magistrati o volti noti del mondo delle toghe, rappresentati, tra gli altri, da magistrati di spicco come Ettore Ferrara, Luigi Riello e Franco Roberti. Non meno autorevole il parterre che compone il fronte del Sì alla separazione delle carriere. Schierati in modo monolitico gli avvocati del Consiglio dell’Ordine guidato dal presidente Carmine Foreste, la camera penale partenopea guidata dal presidente Marco Muscariello, ma altre associazioni forensi (tra cui il Comitato per il Sì rappresentato tra gli altri dal docente Vincenzo Maiello e dall’avvocato Bruno Larosa). Un duello a distanza in campo anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Magistrato calabrese, ma napoletano di adozione, il procuratore non si fa imbrigliare dal gioco delle correnti o da logiche di appartenenza.
IL RETROSCENA
Tre giorni fa, a Il Mattino ha spiegato così la sua posizione: «Questa riforma mina l’equilibrio tra i poteri definito dai padri della Costituzione». C’è il rischio di una «fuga in avanti» da parte del potere politico su quello giudiziario, mentre pesanti riserve da parte del capo dei pm napoletani vengono sottolineate a proposito del sorteggio: «Un sorteggio truccato, perché viene approntata una lista di nominati da mandare al Csm». Ed è stato sempre Gratteri a ragionare in termini numerici: «A novembre eravamo a meno 25 per cento, oggi siamo a meno 5 o 4 per cento, fino a marzo la partita è aperta».
Dunque un’atmosfera calda per sabato prossimo, come per altro accaduto anche lo scorso anno. Ricordate l'anno giudiziario del 2024? A Napoli il ministro Nordio, ma in quell’occasione il capo dei pm partenopei rimase in ufficio a lavorare. C’è attesa per il confronto di sabato prossimo.