Bassi, piano del Comune: «Possibile uso turistico a garanzia dei residenti»
Sono tra i 30 e i 40mila i bassi a Napoli e una quota di questi alloggi - da sempre associati al disagio e alla povertà - oggi è una ambita meta per i turisti di tutto il...
Sono tra i 30 e i 40mila i bassi a Napoli e una quota di questi alloggi - da sempre associati al disagio e alla povertà - oggi è una ambita meta per i turisti di tutto il mondo. I visitatori li cercano per «vivere un’esperienza immersiva». Si trovano in particolare alla Sanità e ai Quartieri Spagnoli e più in generale nel Centro storico, spesso trasformati in stile shabby-chic ovvero con arredamenti artatamente “invecchiati”. In realtà, siamo già nella seconda fase di trasformazione perché i bassi sono attici a piano terra dotati di tutti i comfort in perfetto stile contemporaneo. Insomma, il boom turistico della città si porta dietro un fenomeno originale.
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Tanto che al “Forum internazionale sul turismo” di Milano la ministra Daniela Santanché nel faccia a faccia con il sindaco e Presidente dell’Anci Gaetano Manfredi lancia i bassi come modello innovativo dell’offerta turistica napoletana. «Sembravano cose da riconvertire, invece c’è una forte domanda di turisti che vogliono vivere particolari esperienze di Napoli» le parole della ministra. Stanno davvero così le cose? Come sempre la verità sta nel mezzo. Dove non mancano le spine. A chiarire dove si colloca l’universo dei bassi nella scala del patrimonio immobiliare di Napoli è la vicesindaca Laura Lieto.
«Mi sono confrontata anche io con la ministra Santanchè che sa come stanno le cose. È vero a Napoli la domanda dei turisti per i bassi è molto cresciuta, ma vanno fatte delle precisazioni. Nel Prg in vigore dal 2004 fu attuata una politica molto chiara. I bassi erano associati a Napoli come sinonimo di povertà per cui l’abitabilità per i bassi non c’è, non possono essere utilizzati per fii di residenzialità tranne che in un caso». Di cosa si tratta lo spiega ancora la vicesindaca. «I bassi fronte strada in nessun caso possono mai essere adibiti a residenzialità. L’abitabilità è valida solo per i bassi situati all’interno di un cortile cioè non fronte strada». Nel 2003 quando fu approvato il Prg - siamo nell’epoca di Bassolino Presidente della Regione e Rosetta Jervolino sindaco - quel disegno urbanistico prevedeva che i bassi, soprattutto ai Quartieri Spagnoli, diventassero come avvenuto in altre come Parigi locali per il food, per l’artigianato e laboratori culturali. E da quelle parti, così come alla Sanità quel disegno a distanza di più di 20 anni si è realizzato. Parola ancora alla Lieto: «Il tipo di attività che si fa nei bassi fronte strada impatta in zone già tutelate quindi oltre al requisito della mancanza di abitabilità ci sono altre problematiche. Il Comune sta aggiornando il censimento dei bassi. L’obiettivo è verificare chi sta in regola e chi no. E anche per chi sta in regola per aprire una attività come la casa vacanza c’è bisogno di una autorizzazione. Uno dei modi per riqualificare anche questo tipo di patrimonio». Certo è che i bassi sono molto gettonati la domanda è costante e su alcuni social impazzano offerte di tutti i tipi inclusa “la casa del latitante” una sorta di bunker, giusto per avere una idea del tipo di esperienze immersive che vengono richieste.
LE ASSOCIAZIONI
Un fenomeno di cui sono ben consapevoli le associazioni di categoria come la Confesercenti. Emanuela Augelli Presidente di Aigo - Associazione italiana gestori ospitalità diffusa - è ben a conoscenza del fenomeno dei bassi come residenza extra alberghiera come sia di moda. «Chi sceglie Napoli - spiega la Presidente - lo fa per tanti aspetti: per un fattore economico, qui i costi sono minori che altrove e anche per la bellezza anche quella dei vicoli che per loro è cultura. E poi c’è un terzo motivo sul perché si sceglie Napoli è che qui si può dormire ancora a buon mercato perché c’è tanta concorrenza inclusa quella dei bassi». Per l’esponente di Confesercenti quello dei bassi però è un tema spinoso. «I turisti preferiscono abitare nei bassi ma il tema è che molti sono abusivi e non hanno nemmeno il numero del Cin, il Codice identificativo nazionale, e poi non hanno l’abitabilità. Il basso napoletano in molti casi non è meno igienicamente all’altezza dell’ospitalità. E dopo i fatti di Crans-Montana andrebbero verificate anche le condizioni di sicurezza per esempio se ci sono le seconde uscite». La Augelli sottolinea un altro aspetto di queste residenze. «Non ho nessuna pregiudiziale ma devono essere regolari. Il costo medio è di 100 euro al giorno ma nell’alta stagione può molto lievitare malgrado la torta si sia ristretta per tutta la concorrenza che c’è». Un giro di affari, quello degli affitti brevi, che Unioncamere ha fotografato così: «L’aumento negli ultimi 5 anni è più intenso nelle grandi città d’arte e nelle destinazioni turistiche più attrattive nel periodo natalizio: Roma (+33,8%), Napoli (+98,1%), Milano (+75,9%), Firenze (+21,3%)». A conferma che Napoli tra le città d’arte è quella che cresce di più. Insomma il turismo è una voce molto consistente del bilancio del Comune che incassa dalla Tassa di soggiorno ben 31 milioni.