Italia, intervista Dino Zoff: «Basta chiacchiere, Mancini pensi a vincere»
Il Mattino

Italia, intervista Dino Zoff: «Basta chiacchiere, Mancini pensi a vincere»

Mercoledì 29 luglio 2026
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Settimane di passione finite in un solo pomeriggio. La nazionale (ri)trova Roberto Mancini, una scelta - quella del Ct - che 28 anni fa di questi tempi interessava molto a Dino Zoff, uno dei...

Settimane di passione finite in un solo pomeriggio. La nazionale (ri)trova Roberto Mancini, una scelta - quella del Ct - che 28 anni fa di questi tempi interessava molto a Dino Zoff, uno dei più interessati al nuovo ciclo dell’Italia. Un ciclo che seguirà da spettatore, per ora in vacanza, poi da appassionato spettatore.

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«Finalmente la scelta è arrivata, ormai manca poco alle prossime partite e mi ero preoccupato» scherza il portiere campione del Mondo nel 1982. Anche lui - curiosità tra le curiosità - socio (dal gennaio 2000, matricola 3901) di quel Circolo Aniene più volte presente negli ultimi giorni e in cui l’ex numero uno aveva già incrociato Giovanni Malagò e Roberto Mancini, di nuovo protagonisti dell’estate italiana.

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Il ritorno del Ct: Mancini è la scelta più giusta alla fine?
«Il suo è un profilo sempre positivo, determinante, ha già dimostrato di poter fare bene con la nazionale. Lo dice il campo».

Ma che idea si è fatto degli ultimi giorni di grande caos?
«Diciamo che si potevano evitare, per il bene di tutti. Ma ormai il tempo stava scadendo, le prossime partite sono in programma tra poche settimane e non c’era più tempo per attendere la scelta».

Malagò ha avuto subito la strada in salita.
«Ma non mi sento di rimproverare nulla: tutte le decisioni vengono prese in buona fede e per il bene della nazionale, poi sarà il tempo a dirci se erano giuste o sbagliate».

Maldini e Leonardo salutano dopo due settimane: impossibile una soluzione diversa? «Non è mai giusto sindacare le scelte degli altri. Anche perché non conosciamo tutte le cose che sono accadute se non dall’esterno. Conoscendo le persone, ognuno fa le sue scelte in maniera libera. Se non c’erano le condizioni per andare avanti insieme, è stato giusto salutarsi».

Con Mancini parte un nuovo ciclo: come vede questa ripartenza?
«Speriamo corra bene (ride) perché c’è da correre per questa nazionale. L’obiettivo è il campo, bisogna arrivare bene alle prossime competizioni internazionali. E, ovviamente, centrare il Mondiale del 2030 dopo le tre edizioni saltate. Il fine resta questo».

Un passo indietro: le sarebbe piaciuto vedere Guardiola sulla panchina dell’Italia?
«È una domanda che ormai non dovremmo più farci. Qualcuno ci ha provato ma evidente non era un matrimonio possibile. E visto che Guardiola non è raggiungibile, faremmo meglio oggi a chiederci cosa fare per favorire il più possibile il lavoro di Mancini».

Al posto di Maldini, arriverà Ranieri.
«Una persona straordinaria. E intendo proprio dal punto di vista umano. Una di quelle figure che vorresti sempre accanto».

Sarebbe servito anche a lei un Ranieri in nazionale?
«Quando io ero Ct, la figura del direttore tecnico come la immaginiamo noi non esisteva. ccanto a noi, in quegli anni, c’era Gigi Riva e diciamo che non c’era molto da lamentarsi. Eravamo messi benissimo. Ma su Ranieri non ho dubbi: una professionista di alto livello, una persona che vorresti sempre con te quando sei in panchina. Quella di Claudio è la scelta più giusta».

Se fosse al posto di Mancini, qual è la prima cosa a cui penserebbe?
«Lasci da parte tutte le chiacchiere degli ultimi giorni. Si deve andare in campo e vincere le partite. Non possiamo più permetterci di non farlo».

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