Addio a Varenne, il cavallo fenomeno che stregò il mondo
La favola di Varenne è finita alle due di una notte buia a Eboli dove il cavallo che ha riscritto il trotto ha trascorso gli ultimi anni, accudito amorevolmente da Dario De Angelis e da...
La favola di Varenne è finita alle due di una notte buia a Eboli dove il cavallo che ha riscritto il trotto ha trascorso gli ultimi anni, accudito amorevolmente da Dario De Angelis e da tutto lo staff dell'allevamento Jemma. Lì lo aveva voluto trasferire da Parma lo storico proprietario Enzo Giordano (scomparso un anno fa) per avere la possibilità di fargli visita ogni volta che ne sentiva il bisogno, insieme con la moglie Barbara e i figli Daniele e Rebecca. Varenne aveva 31 anni e 3 mesi, un'età da matusalemme per un cavallo. È morto di vecchiaia, ufficialmente per arresto cardiaco.
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I TRIONFI
La leggenda di Varenne cominciò a delinearsi il 7 maggio del 2020 quando trionfò per la prima volta nel Lotteria. Forse esorcizzati dalla potenza del cavallo italiano, in finale la campionessa americana Moni Maker sbagliò in partenza e la regina di Francia Fan Idole in arrivo. Giordano, tradito dall'emozione per la vittoria, ebbe un lieve malore. Si accasciò sull'erba e fu trasportato in ospedale. Da allora abbiamo volato tutti, insieme a Giordano, sul sulky di Varenne quando ha “incendiato” Agnano con le altre due perle nel Lotteria; quando ha surclassato (due volte) i francesi nel loro Amerique; quando a Stoccolma ha trionfato (due volte) nell'Elitlopp; quando in Canada ha dominato il “Trot Mondial”.
Nelle ore del suo addio, tanti si chiedono se e quando possa nascere un altro Varenne. La risposta è troppo semplice: mai. Così potente da stritolare ogni cavallo che gli stava davanti; così intelligente da rallentare se capiva che gli avversari si erano arresi; così invulnerabile da presentarsi al top agli appuntamenti importanti; così ruffiano da fare l'inchino ai tifosi dopo le vittorie importanti. Varenne aveva davvero l'anima di un cavallo o era un “umano” come sostenevano Giordano e il driver Minnucci? Di sicuro è stato frutto di un miracolo della natura.
Orgoglio dello sport italiano, negli ippodromi del mondo è stato sempre accolto da migliaia di bandiere tricolori. «È stato uno di quei fuoriclasse che riescono a superare i confini dello Sport per entrare nel cuore della gente - ricorda Luca Zaia, ministro dell'Agricoltura ai tempi di Varenne -. Quando correva lui, correva l'Italia». «Se ne va un campione, resta il mito», chiosa l'attuale ministro Francesco Lollobrigida. «Addio Varenne, immenso campione», scrive il sottosegretario Masaf Patrizio La Pietra. E il direttore Masaf, Remo Chiodi, ricorda che è stato «l'ultimo mito che è riuscito ad unire l'intero paese intorno a un cavallo».
Fenomeno mediatico senza pari. Enzo e Paolo Jannacci gli dedicarono una canzone (“Quando corre lui vola come corre l'amore, come quando hai l'amore e ti gira la testa, se lo vedi passare è come se fosse una festa”), Fiorello lo ospitò in tv in prima serata, la diretta della seconda vittoria nell'Amerique fece uno share mostruoso. Un miracolo davvero se si pensa che Varenne non era nato con le stimmate del campione. Da puledro non era bellissimo e la genealogia non era proprio da urlo. Il padre, l'americano Waikiki Beach, non ha lasciato altri veri campioni come del resto la madre Ialmaz, che ha generato altri sette figli che al trottatore invincibile non hanno somigliato per niente. Varenne ha subito anche l'umiliazione di essere più volte ripudiato. Il francese Dubois lo aveva allevato insieme all'italiano Viani che, pochi mesi dopo la nascita, ne cedette al socio per 10 milioni la sua metà. Dubois lo fece crescere sui prati della Normandia, poi lo riportò in Italia. Varenne prometteva bene ma Luciano Moggi, che cercava un altro trottatore da Derby dopo l'incredibile vittoria di Offen Lb del 1992, scelse il compagno di paddock Voyant che fu solo un performer discreto.
L’ESORDIO
La prima corsa di Varenne fu un disastro: tre rotture. Tagliò il traguardo per primo ma era già squalificato. Trovò egualmente alcuni estimatori tra cui Enzo Giordano, allora cambiavalute con negozio alla stazione centrale. Se ne era perdutamente innamorato. In quel cavallo capriccioso aveva intravisto una forza dirompente. Il 30 aprile del 1998 debutta a Roma con i colori di Giordano e vince subito, il bis immediato l'11 maggio sempre a Roma. E il 23 maggio fa il grande salto: ad Aversa disputa il primo Gran premio, il classico Gaetano Stabile. Non è favorito ma stacca tutti gli avversari. Qualche anno dopo la società di Aversa, nel corso di un convegno ippico organizzato dall'onorevole Paolo Santulli, gli intitola il piazzale dell'ippodromo. Perché da Aversa era partito alla conquista del mondo: 73 volte in pista, 62 vittorie. Di Gran premi ne vincerà 51 in tutto il mondo per un bottino di 6milioni e 300mila euro. Immenso e unico in corsa ma anche come padre. Ha generato circa tremila figli tra cui un'infinità di campioni che stanno generando altri campioni. I suoi geni resteranno in eterno nelle genealogie del trotto.