Varenne, Giampaolo Minnucci: «Fu un dono dal cielo. Io e lui, una cosa sola»
Il Mattino

Varenne, Giampaolo Minnucci: «Fu un dono dal cielo. Io e lui, una cosa sola»

Mercoledì 19 agosto 2026
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Si è fermato anche lui a Eboli, come il Cristo di Carlo Levi. Invecchiava lì, con dignità divina. Del resto anche Varenne, in fondo, è stato qualcosa di soprannaturale....

Si è fermato anche lui a Eboli, come il Cristo di Carlo Levi. Invecchiava lì, con dignità divina. Del resto anche Varenne, in fondo, è stato qualcosa di soprannaturale. Il cuore del più grande trottatore di tutti i tempi - soprannominato il Capitano - è arrivato al traguardo nella notte fra lunedì e martedì. E alle 3.35 è squillato il telefono di Giampaolo Minnucci, 59 anni, il driver che lo ha portato a trionfare in tutto il mondo.

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Minnucci, la prima sensazione?

«Mi sono commosso. Quando arriva una chiamata a quell’ora, sai che non può essere mai una bella notizia. È stata una cosa inaspettata, perché stava benissimo, anche se a 31 anni ha superato la vita media di un cavallo. Anche in questo è stato un campione».

Per lei è come se fosse morto un familiare.

«Tante volte i parenti ti levano i soldi, lui me li ha dati».

Possiamo solo immaginare quanti ricordi lei abbia.

«Una infinità ma, da romano, mi piace ricordare il mio primo Derby a Tor di Valle. Fu un duello con un cavallo fortissimo, che si chiamava Viking Kronos, guidato da Kolginj, che nella corsa precedente a Milano aveva vinto e mi aveva fatto un gestaccio. Ecco, quella volta toccò a me e non lo dimentico, nonostante abbia vinto seimila corse».

Se potesse, che corsa le piacerebbe rifare per cambiarne l’esito?

«Il Gran Premio Orsi Mangelli, che non ho mai vinto in tutta la mia carriera».

Pensa di essere stato molto invidiato?

«Non credo, perché occorre un certo tipo di carattere per esserlo».

Quando lo vide la prima volta per acquistarlo, per la scuderia di Enzo Giordano, capì subito con chi aveva a che fare?

«L’ho comprato a Vergano, vicino a Rimini: mi è bastato una notte e un giorno per prenderlo».

Fu un colpo di fulmine?

«No, un colpo di fortuna. Sarei stato contento anche se avesse fatto solo il 30-40% di ciò che ha fatto».

Quanto lo pagaste?

«180 milioni di lire. Non era del tutto sano, però in allenamento ci era piaciuto tantissimo. Aveva una malformazione ossea, che avrebbe potuto operare, ma non lo abbiamo mai fatto».

Nessun altro driver lo avrebbe fatto vincere come lei?

«Non saprei, a sensazione no. Ho sempre detto che qualsiasi driver avrebbe potuto guidarlo, ma non so se altri avrebbero saputo reggere le mie pressioni, correndo sempre da favorito».

Avevate un feeling speciale?

«Certo, quando si corre due cervelli devono diventare uno. Non è una macchina, che gira quando muovi il volante. Si deve fidare di te».

Avveniva anche fuori alle corse?

«Ma no, si trattava di un cavallo, non di un cane».

Varenne sentiva la pressione?

«A lui non gliene è mai fregato niente del contorno. E questo poteva farti stare tranquillo».

Rendeva orgogliosi di essere italiani?

«Direi di sì. Giordano, il proprietario, non lo vendette in America all’epoca per 11 milioni di dollari dicendo: “Varenne non è mio, è degli italiani”».

Quando lo ha visto l’ultima volta?

«Il 19 maggio, per il compleanno, come sempre».

Se lei credesse nella reincarnazione, in una vita precedente cosa sarebbe stato Varenne?

«Un arcangelo, perché un cavallo così ce l’ha mandato il Padreterno. E noi italiani non lo abbiamo saputo valorizzare».

In che senso?

«Se fosse stato francese, gli avrebbero fatto una statua. Nel senso che lo avrebbero utilizzato per valorizzare il movimento, che ora è in crisi, e avvicinare i giovani, che ora vedono i suoi filmati su Youtube. Si potevano fare tante cose e invece…».

Papa Francesco diceva che un giorno, nell’Aldilà, rivedremo gli animali che abbiamo amato: le piacerebbe rivedere Varenne?

«Dico la verità, io vorrei rivedere i miei genitori. Poi, se sta lì pure lui, lo saluterò».

Andrà a dargli un ultimo saluto?

«Vede, i cavalli vanno cremati, ma per lui si farà un’eccezione. Occorreranno dei permessi speciali, ma fra 5-10 giorni sarà seppellito in una tomba e io andrò, naturalmente. E sarà una cerimonia pubblica».

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