Procida, anziana raggirata: il truffatore ha solo 13 anni
Tredici anni ed una certa predisposizione al crimine. Si era imbarcato per Procida, forse all?insaputa della famiglia, come corriere di qualche articolato gruppo di truffatori per recuperare...
Tredici anni ed una certa predisposizione al crimine. Si era imbarcato per Procida, forse all’insaputa della famiglia, come corriere di qualche articolato gruppo di truffatori per recuperare soldi e preziosi da destinare alle casse del malaffare. Ma è stato acciuffato dai carabinieri proprio mentre era in strada con una delle vittime. Una anziana alla quale sarebbero stati portati via (per essere subito recuperati) undici collane, 8 paia di orecchini, 15 bracciali, 8 anelli, 7 ciondoli e persino uno spezzone di bracciale (rotto) in oro. Oggetti che sono stati tutti riconosciuti dalla 83enne, anche lei trovata in strada dai militari dell’Arma in evidente stato di agitazione. «Mi urlava - ha poi raccontato - quanti soldi hai? quanti soldi hai? Sono un carabiniere».
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Il ragazzino aveva custodito tutto all’interno di uno zaino dove vi erano anche 1.500 euro in contanti. Quando è stato fermato si è rifiutato di dare le proprie generalità ma ha dovuto consegnare lo zaino nelle mani degli uomini in divisa. E così è stato portato in caserma.
Le telefonate
I carabinieri sono arrivati a lui nel corso di un pattugliamento specifico avviato per le strade dell’isola di Arturo dopo alcune segnalazioni telefoniche giunte in stazione. Segnalazioni precise, tutte uguali. I cittadini da giorni ricevevano telefonate da persone che si spacciavano per carabinieri e chiedevano di mostrare i propri gioielli per escludere che potessero essere stati rubati. Insomma, secondo quanto questa voce riferiva al telefono, ci sarebbe stato un controllo porta a porta su tutta l’isola.
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Le vittime designate avrebbero dunque dovuto dimostrare la propria estraneità alla rapina sulla quale l’Arma stava investigando. Le telefonate erano tutte uguali: «Signora siamo i carabinieri, hanno appena perpetrato una rapina in banca e dalle telecamere si vede la sua auto, deve dimostrare la sua innocenza. Mostri al nostro carabiniere i gioielli che ha, dimostri che non sono quelli appena rubati».
La storia
Per la sua giovanissima età il ragazzino non è imputabile. Per questo motivo di carabinieri hanno dovuto ricostruire i suoi rapporti familiari per riaffidare poi il tredicenne alla nonna. I genitori, difatti, sono separati. Il padre è in carcere e lui vive a Crispano con la nonna, la mamma e la sorellina. Ma la madre, secondo quanto accertato dai militari dell’Arma, in questi giorni è in vacanza sul litorale pontino e lui era a casa con la nonna. La vicenda è stata segnalata alla Procura per i minorenni di Napoli.
Le indagini
Il cellulare del minore è stato acquisito dai militari dell’Arma che stanno ora verificando alcune delle sue chat. In particolare quella con un utente sconosciuto il cui account whatsapp è registrato come “abcd” e quelle con la madre per cercare di capire i rapporti tra di loro anche ai fini di una verifica d parte dei Servizi sociali e del tribunale dei Minori.
Bisogna difatti individuare chi ci sia dietro l’«arruolamento» del minore nella gang e quali fossero sostanzialmente i suoi compiti. Ovvero, se era addetto soltanto al ritiro. Oppure anche al trasporto di gioielli e soldi. E, soprattutto, se era lui a farsi consegnare i gioielli andando a casa delle vittime. In effetti, nel corso della telefonata, i truffatori dicevano che avrebbero mandato una persona in borghese ma un minore, con pantaloncini corti e sneakers è molto lontano dalla figura di un militare dell’Arma.