Il cinema ricomincia senza Fulvio Lucisano, il produttore è morto all'età di 98 anni
Dei grandi produttori, ultimo di quella formidabile genia di imprenditori che hanno fatto grande il cinema italiano del dopoguerra, Fulvio Lucisano aveva lo straordinario intuito e...
Dei grandi produttori, ultimo di quella formidabile genia di imprenditori che hanno fatto grande il cinema italiano del dopoguerra, Fulvio Lucisano aveva lo straordinario intuito e l'irresistibile irruenza. Di Massimo Troisi, per esempio, s'innamorò subito, vedendolo recitare al Teatro Tenda di Roma con Lello Arena e Enzo Decaro. E subito ne capì l'enorme potenziale. «Me lo fece conoscere Mauro Berardi» raccontava, «era evidente che avrebbe funzionato anche al cinema, il problema semmai era la lingua, quel napoletano che era solo suo, allora mi venne l'idea di fargli ripetere le cose più volte, così che l'avrebbero capito tutti». Il film, «Ricomincio da tre», debuttò a Messina senza molte aspettative, ma da lì prese immediatamente il volo incantando l'Italia intera e alla fine incassò quindici miliardi di vecchie lire: con «Notte prima degli esami» di Fausto Brizzi, spiegava Lucisano, era stato il più grande successo al botteghino di tutta la sua carriera.
Ci sono uomini per i quali il cinema non è solo una magnifica ossessione, ma un’architettura viva, una liturgia quotidiana da alimentare con la passione del visionario e lo sguardo lungo dell’imprenditore smaliziato. Fulvio Lucisano, scomparso ieri a Roma a 98 anni, circondato dall’amore delle due figlie produttrici, Paola e Federica, è stato esattamente questo: un costruttore di sogni e, allo stesso tempo, una colonna portante della produzione cinematografica e televisiva italiana, un imprenditore intuitivo e instancabile capace di attraversare a passo di carica quasi ottant'anni di storia audiovisiva del Belpaese.
Addio a Fulvio Lucisano, morto a 98 anni il grande produttore italiano
Nato a Roma il 1° agosto 1928, nonostante una laurea in Giurisprudenza, conseguita nel 1954 alla Sapienza, decise ben presto che il suo destino sarebbe stato il cinema. L’avventura nel mondo della settima arte cominciò alla fine degli anni ’40, prima nel mondo dei documentari («Anno santo»), poi con l'Istituto Luce per la realizzazione dei cinegiornali destinati all’America Latina. Nel 1958 fondò la Italian International Film (IIF) - poi Lucisano Media Group, quotata in borsa - che diventerà una delle più longeve e solide realtà produttive d'Europa, con cui ha prodotto più di centotrenta film, da «Terrore nello spazio» e «Le spie vengono dal semifreddo» di Mario Bava a «Per le antiche scale» di Mauro Bolognini, da «Tre tigri contro tre tigri» di Corbucci e Steno a «Aragosta a colazione» di Giorgio Capitani. La sua grandezza risiedeva nell’eccezionale versatilità produttiva. Aveva capito prima di altri che la vera forza di un mercato non era la divisione tra autorialità e genere popolare, ma la coesistenza pacifica di entrambe le anime.
Parallelamente, scommise su progetti che hanno segnato l’immaginario di generazioni: nel 1981, come s’è detto, «Ricomincio da tre»; poi la collaborazione con Alberto Sordi («Il tassinaro»), Lina Wertmuller («Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti» e «Ninfa plebea»), Luigi Comencini («Un ragazzo di Calabria»), Marco Ferreri («Diario di un vizio»), Francesca Archibugi («Il grande cocomero»), ma anche il sodalizio con Paolo,Villaggio per un paio di «Fantozzi» e la pazza idea di far interagire Franco Franchi e Ciccio Ingrassia con Buster Keaton in «Due marines e un generale». Mai ancorato ai fasti del passato, ha dimostrato una capacità di rinnovamento unica. Alla metà degli anni Duemila è stato l’artefice, insieme alle figlie Paola e Federica, di una nuova stagione d'oro per la commedia generazionale, lanciando successi come «Notte prima degli esami» e «Ex» di Brizzi, «Non ci resta che il crimine» di Massimiliano Bruno, «Lasciarsi un giorno a Roma» di Edoardo Leo, «Tramite amicizia» e «Succede anche nelle migliori famiglie» di Alessandro Siani e sperimentandosi nella serialità con titoli di grande popolarità come «Mina Settembre».
Oltre all'attività legata al set, Lucisano ha guidato l'Anica dal 1998 al 2001 e ha investito con lungimiranza anche nel settore della distribuzione e delle sale. Cavaliere del Lavoro nel 2007, tra i tanti premi ha vinto anche il David di Donatello alla carriera nel 2009. Con lo sguardo proiettato verso il futuro fino all'ultimo, lascia un'eredità formidabile, fatta di oltre seicento titoli tra film prodotti e distribuiti, serie televisive di successo e un modello di produzione familiare ma manageriale. Il suo orgoglio, aver investito di suo e averci sempre «messo la faccia». Stamattina i funerali nella chiesa degli Artisti a Roma. Tanti gli omaggi, dal ministro Giuli ai big del cinema italiano. «Buon viaggio, nostro condottiero» hanno scritto i dipendenti del gruppo, «ci hai insegnato che il cinema è una forma di vita».