Capri, la denuncia dell'albergatrice: «Snobbata da autisti e vigili: sfregio alla mia disabilità»
Il Mattino

Capri, la denuncia dell'albergatrice: «Snobbata da autisti e vigili: sfregio alla mia disabilità»

Giovedì 20 agosto 2026
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La città simbolo del lusso e del bello sta cambiando, soprattutto per quanto riguarda l?assistenza alle persone con disabilità, l?accoglienza e i servizi. Capri, la perla...

La città simbolo del lusso e del bello sta cambiando, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza alle persone con disabilità, l’accoglienza e i servizi. Capri, la perla del Mediterraneo, storica meta per vip e turisti da ogni angolo del mondo, secondo la denuncia di Virginia Esposito, storica albergatrice dell’isola, che da anni si è trasferita a Marbella, in Spagna, avrebbe semplicemente perso il suo buon senso.

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A raccontare il “background” di Capri è proprio lei, Virginia Esposito, 82 anni, che per generazioni ha gestito importanti strutture alberghiere a Capri e in Penisola sorrentina. La donna è stata al centro di una spiacevole vicenda. Secondo il suo racconto le sarebbe stato negato un diritto che riteneva acquisito: quello di poter usufruire di un accesso prioritario per raggiungere un taxi, sulla base di un permesso per persone con disabilità rilasciato proprio dal Comune di Capri.

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Il racconto

Esposito si era sentita male mentre era in zona porto. A causa delle alte temperature e di un improvviso malessere, aveva bisogno di raggiungere un taxi per andare via. Ma, secondo quanto racconta, sia alcuni tassisti sia gli agenti della Polizia Municipale avrebbero contestato la validità del suo permesso, negandole di fatto la possibilità di usufruire del passaggio prioritario che la donna riteneva le spettasse. Esposito, che negli anni, insieme alle varie amministrazioni comunali, ha portato avanti diverse battaglie proprio per i diritti delle fasce più deboli, dall’abbattimento delle barriere architettoniche fino ai collegamenti con Marina Piccola per le persone con disabilità, nei giorni scorsi è stata al centro di una vicenda che oggi riaccende il dibattito sull’accessibilità dell’isola.

«Questa isola è stata la mia casa per decenni ed è anche la storia della mia famiglia – racconta – ma alla fine ho deciso di trasferirmi in Spagna, a Marbella, dove i servizi e anche la qualità della vita hanno standard più elevati. Torno spesso a Capri, così come avevo fatto questa settimana. Ho un permesso rilasciato dal Comune di Capri, valido a livello internazionale, e diverse patologie certificate». «All’uscita ho avvertito un forte mancamento, probabilmente dovuto al caldo. Io non esibisco mai il mio permesso e cerco sempre di rispettare le file e le persone davanti a me, ma questa volta stavo male. Avevo bisogno di un taxi e ho chiesto di poter usufruire del passaggio prioritario. Mi sono rivolta alla sicurezza, ai tassisti e alla Polizia Municipale, chiedendo anche di verificare il mio permesso. La risposta mi ha lasciata sgomenta: mi è stato detto che quel permesso non era valido a Capri, quando è stato lo stesso Comune a rilasciarmelo».

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 Dopo quanto accaduto, Virginia Esposito dice di non riconoscere più Capri come l’isola che ha conosciuto per decenni. E punta il dito soprattutto sulla mancanza di servizi per le persone più fragili. «Capri non fa più per me, ma soprattutto non fa più per le persone più deboli. I servizi sono praticamente inesistenti, a partire dalla zona del porto, dove una persona con difficoltà può trovarsi in seria difficoltà, ma anche nelle altre zone dell’isola. Non è questa l’accoglienza che una città come Capri dovrebbe garantire». Una situazione che, secondo la donna, rischia di non rappresentare soltanto un problema per chi vive o frequenta l’isola con maggiori difficoltà, ma anche un possibile danno sul piano socio-economico. In una realtà che vive in larga parte di turismo e di immagine, infatti, la qualità dei servizi, l’accessibilità e la capacità di accogliere tutti possono diventare elementi determinanti nella scelta di una destinazione. «Un’isola che vuole continuare a essere una meta internazionale non può permettersi di lasciare indietro le persone più fragili – conclude la Esposito – perché alla lunga a pagarne il prezzo potrebbe essere anche l’immagine e l’economia stessa di Capri».

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