Intervista ad Enzo Maraio: «Subito il programma dopo il nodo primarie»
«Non serve discutere solo di nomi, per quanto legittimo, e le primarie non possono diventare un regolamento di conti. Serve invece condividere un programma, concentrarsi sulle cose da fare...
«Non serve discutere solo di nomi, per quanto legittimo, e le primarie non possono diventare un regolamento di conti. Serve invece condividere un programma, concentrarsi sulle cose da fare in vista delle politiche», spiega Enzo Maraio, assessore regionale al Turismo e segretario nazionale di Avanti-Psi.
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Intanto assistiamo a molte divergenze nel Campo largo, a cominciare dalla politica estera passando per chi guiderà la coalizione.
«Occorre trovare sintesi sul programma di governo: serve recuperare la grammatica politica e trovare una squadra e poi si sceglie il candidato leader migliore. Sia Conte che Schlein sono adatti, poi è chiaro che se non si trova una sintesi vanno bene le primarie. Ma per me non sono la prima ipotesi».
Le politiche sono alle porte: non serve accelerare?
«Certo. Agli inizi di settembre serve il cambio di passo: si deve convocare un tavolo nazionale con tutti i partiti del Campo largo».
Pd, M5s e Avs sinora hanno viaggiato da soli ma non bastano da soli a battere il centrodestra.
«Per questo serve allargare il campo e parlare anche a quell’elettorato riformista, socialista, liberaldemocratico e civico che oggi non si riconosce pienamente nei partiti maggiori. Non vogliamo dividere il centrosinistra, vogliamo renderlo più largo e competitivo. Ed alla nostra festa nazionale di Campobasso a settembre ci saranno tutti i leader nazionali. E parleremo di questo».
E Matteo Renzi? Qualcuno nel centrosinistra non lo gradisce in squadra.
«Nessun veto, ci mancherebbe. Ma allo stesso tempo nessuna annessione. Il punto non è costruire un’area attorno a una singola leadership, ma mettere insieme culture e forze diverse su un progetto comune. In questa direzione bisogna intensificare gli sforzi per unire. Prima però vengono i contenuti, poi gli equilibri e i nomi».
Per mettere tutti gli esponenti della coalizione o anche della quarta gamba attorno ad un tavolo serve un federatore? Chi può essere? Il sindaco Manfredi?
«Avrebbe tutta l’autorevolezza per farlo ma ha già detto che vuole continuare a fare il sindaco di Napoli: e noi lo sosterremo lealmente alle prossime amministrative. E comunque vi sono più personalità per organizzare quest’area».
Quale dovrebbe essere il modello politico per battere il centrodestra?
«Quello che in Campania sta già dimostrando di poter funzionare: il centrosinistra largo di Roberto Fico in Regione e quello di Gaetano Manfredi a Napoli. Coalizioni ampie, nelle quali culture diverse mantengono la propria identità ma condividono un programma e una responsabilità di governo».
Ma la quarta gamba può partire dalla Campania?
«Sì, perché qui esistono già le condizioni per costruire un’area socialista, riformista, civica ed europeista. Noi abbiamo messo sul tavolo tre proposte concrete: un Piano Casa finanziato anche attraverso gli extraprofitti di banche e assicurazioni; un fondo per i giovani e l’innovazione sostenuto da un contributo dei grandi colossi del web; una riforma fiscale che dia ossigeno a partite Iva e lavoro autonomo. Le interlocuzioni e le adesioni di realtà come Progetto Civico, Noi di Centro e +Europa, dimostrano che uno spazio politico esiste. La Campania può essere il laboratorio dal quale partire rivendicando così un ruolo nazionale. Perché se entra nel dibattito e detta il ritmo contribuisce a creare una nuova politica del Mezzogiorno».
Potrebbe nascere anche un gruppo in Consiglio regionale?
«Se il progetto cresce e trova convergenze politiche, è una possibilità. Ma non partirei dagli assetti consiliari. Prima bisogna costruire una proposta riconoscibile nel Paese: le conseguenze istituzionali possono arrivare dopo. E il gruppo Avanti che è nato per allargare può crescere ancora se nasce un progetto».
Da segretario socialista è anche editore di Avanti. Cosa ne pensa del caso Lavitola-Ranucci?
«Noi socialisti Lavitola lo conosciamo bene e da molti anni abbiamo espresso giudizi molto chiari sulla sua estraneità alla storia dell’Avanti! e del socialismo italiano. Restiamo garantisti e non anticipiamo sentenze. Credo però che Ranucci avrebbe potuto usare maggiore prudenza e oggi abbia interesse a chiarire fino in fondo natura e contorni di quel rapporto. Questo senza consentire a nessuno di utilizzare la vicenda per mettere sotto attacco Report e il lavoro importante che svolge nel Paese».