Addio a Peppino Catenacci: la sua vita per le istituzioni tra Nunziatella e Regione
Da molti mesi era costretto a casa, con il fisico malandato ma una mente sempre attiva e curiosa. Mi chiamava al telefono di frequente, ogni volta che sul Mattino usciva una mia «intervista...
Da molti mesi era costretto a casa, con il fisico malandato ma una mente sempre attiva e curiosa. Mi chiamava al telefono di frequente, ogni volta che sul Mattino usciva una mia «intervista impossibile» a qualche personaggio che aveva conosciuto. Era un appassionato collezionista di quella serie giornalistica, come era appassionata la sua ricerca spasmodica di libri introvabili sulla storia delle Due Sicilie. Peppino Catenacci se ne è andato, avrebbe compiuto 89 anni a dicembre. A marzo, l’ultima telefonata: «Aspetto solo l’ultimo viaggio, ormai, in compagnia dei miei libri» mi disse.
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Nella sua casa di piazza del Gesù, la biblioteca era il pezzo forte. Lo conoscevano tutti i librai antiquari di Napoli e dell’Italia intera, almeno da tre generazioni. La storia del regno delle Due Sicilie, Napoli, le biografie risorgimentali: Peppino non si lasciava sfuggire un catalogo di quelle librerie, per individuare un titolo che gli mancava. Ne possedeva migliaia, ma era così appassionato di storia del regno di Napoli da aver comprato, attraverso un prestanome, anche la collezione di soldatini di piombo con divisa dell’esercito delle Due Sicilie, che erano stati messi in vendita dagli eredi di Achille Di Lorenzo, altro studioso di quel periodo storico.
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Ma Peppino non era solo un lettore e uno studioso, era anche uno scrittore puntiglioso di quella storia, su cui aveva pubblicato diverse perle quando era presidente dell’Associazione nazionale ex allievi della Nunziatella. Altro suo amore. La Nunziatella, che aveva frequentato nell’immediato secondo dopoguerra, la portava nel cuore. Ne conosceva la storia, i personaggi, le biografie degli allievi illustri. Aveva curato, sempre alla Nunziatella, una mostra in cui riportava le vite e gli oggetti di allievi famosi che si erano contrapposti nel periodo risorgimentale. Era stato Peppino a comprare dalla famiglia il prezioso archivio privato dei fratelli Quandel, anche per me preziosa fonte in alcune delle mie pubblicazioni. E poi aveva sostenuto Roberto Selvaggi nella sua poderosa mostra sul regno delle Due Sicilie, finanziata dalla Regione molti anni fa. A volte aveva scritto i suoi lavori, editati dall’Associazione ex allievi della Nunziatella, con uno studioso suo amico, da anni trasferito a Bologna: Francesco Maurizio Di Giovine. Una volta mi coinvolse nella pubblicazione sull’archivio della famiglia Quandel. Cavaliere dell'Ordine Costantiniano per i suoi studi, non è stato mai un «borbonico» con il paraocchi. Amava la storia, sapeva che in ogni periodo, su ogni personaggio, c’è del bene ma anche dei criticabili errori compiuti. Teneva a distanza gli «odiatori» che, nelle accademie come fuori, per partito preso dicono male di chi su un periodo storico la pensano in modo diverso da loro.
L'uomo delle istituzioni
Ma Peppino, oltre le sue passioni, era stato anche un fedele e rigoroso uomo delle istituzioni. Per anni segretario generale della giunta regionale, era stato anche capo di gabinetto di presidenti delle Regione negli anni Ottanta del secolo scorso. Da Nando Clemente a Antonio Fantini, erano stati diversi i presidenti, in prevalenza democristiani, che si erano avvalsi del suo equilibrio e della sua preparazione. Fu in servizio fino alla presidenza di Antonio Bassolino, quando il suo ruolo era però non più di primo piano. Poi incarichi di commissario in alcuni enti pubblici, le testimonianze in alcuni processi nati dalle inchieste sulla gestione dell’emergenza rifiuti e anche un diretto coinvolgimento giudiziario a Benevento, da cui uscì pienamente assolto, per il suo incarico di commissario liquidatore del soppresso Consorzio di bonifica della Valle Telesina. Mai risentito, sempre equilibrato, immerso negli studi che gli facevano dimenticare per qualche attimo alcuni dolori profondi vissuti per vicende familiari.
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Orgoglioso del fratello Corrado, prefetto di lunga carriera in più città italiane, Peppino aveva dovuto lasciare pochi anni fa l’impegno di presidente dell’Associazione ex allievi della Nunziatella che lo portava in giro per l’Italia a convegno e riunioni. Gli era molto cara la sezione milanese degli ex allievi, aveva conservato contatti con tutti i nomi prestigiosi che avevano frequentato il «rosso maniero» di Pizzofalcone, come continuava a chiamare la scuola della Nunziatella. Nessuno tra i nomi entrati nella storia, allievi della Nunziatella, era rimasto escluso dai suoi lavori. Lascia la famiglia, che ha voluto dare l’annuncio della sua morte in modo sobrio in un unico necrologio, e lascia un patrimonio di libri, documenti rari, immagini sulle Due Sicilie diventato più unico che raro. Ci mancherà, nel suo sobrio impegno storico-culturale lontano dai riflettori.