Pimonte, un nuovo cartello di clan nato sui Monti Lattari: regista del delitto Afeltra
Quattro colpi di fucile, esplosi a pochi metri di distanza. Tre raggiungono Raffaele Afeltra, seduto sul lato passeggero della sua Panda. L?uomo alla guida, suo genero e uno dei suoi...
Quattro colpi di fucile, esplosi a pochi metri di distanza. Tre raggiungono Raffaele Afeltra, seduto sul lato passeggero della sua Panda. L’uomo alla guida, suo genero e uno dei suoi autisti, resta invece illeso. È lui a vivere in presa diretta i secondi più drammatici dell’agguato e a dare immediatamente l’allarme. La ricostruzione della dinamica è ancora al vaglio degli investigatori, ma su un punto non sembrano esserci dubbi: chi ha sparato voleva Afeltra. E soltanto lui.
APPROFONDIMENTI Agguato a Pimonte, ucciso il boss Raffaele Afeltra: era tornato in libertà, chi eraCalcio, clan e scommesse: in manette i boss stabiesi
La dinamica
La Panda percorre la ripida stradina che conduce al terreno del boss, in località Zappino. Poi la curva a gomito, quella che nasconde per qualche istante la vettura alla vista di chi si trova più avanti. È lì che potrebbe essersi piazzato il killer. Quando l’auto passa, parte il fuoco. Quattro colpi di calibro 12, secondo quanto accertato finora. Tre vanno a segno. Giuseppe ha paura di essere il prossimo bersaglio. Inserisce la retromarcia e cerca di allontanarsi, fino a perdere il controllo della vettura e finire quasi fuori strada. Quando si rende conto di poterlo fare, scende e chiama i soccorsi. Poi avverte la famiglia e la compagna, la figlia del boss.
Da quel momento comincia un’altra lunga notte. I familiari arrivano e rimangono a pochi metri dalla Panda. Accovacciati, disperati, quasi senza parole. Intorno all’auto viene creato un cordone di sicurezza. I carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata e della Compagnia di Castellammare lavorano per ore, mentre i vigili del fuoco contribuiscono alle operazioni necessarie per raggiungere e mettere in sicurezza l’area. Gli accertamenti proseguono fino a notte fonda. Più avanti, lungo la stradina, vengono individuati i bossoli. Quattro, forse cinque. Un elemento che potrebbe aiutare a ricostruire il punto esatto dal quale sono partiti gli spari e, soprattutto, la traiettoria della Panda dopo l’agguato.
Gli interrogativi
Il dato che pesa maggiormente nelle indagini è però un altro: il killer ha avuto la possibilità di colpire anche chi guidava. Non lo ha fatto. Se si tratti di una scelta deliberata o della conseguenza della rapidità dell’azione sarà uno degli aspetti da chiarire. Afeltra non era soltanto un pregiudicato tornato libero dopo una lunga detenzione. Era una figura storica della criminalità di Pimonte, protagonista degli equilibri maturati tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta e considerato per lungo tempo ai vertici della componente Afeltra-Di Martino.
Il suo nome era rimasto legato alla vecchia stagione delle faide, ma anche alle successive trasformazioni dei gruppi criminali del territorio. Negli ultimi anni, infatti, la geografia criminale dei Lattari è cambiata profondamente. La vecchia contrapposizione tra grandi famiglie ha lasciato spazio a gruppi più ristretti, interessati soprattutto a droga, estorsioni e controllo delle attività economiche.
Il precedente
Dentro questo scenario torna adesso il nome di Carmine Zurlo. Il giovane, scomparso nel marzo 2022 e ritenuto dagli investigatori vicino all’organizzazione, sarebbe stato eliminato proprio nell’ambito di una vicenda interna al gruppo. Secondo la ricostruzione della Dda, Zurlo avrebbe trattenuto una parte di una somma proveniente da un’estorsione. Per quell’omicidio sono stati arrestati due presunti esecutori, mentre Francesco Di Martino risulta indagato. Un passaggio che oggi assume un peso diverso. Perché se Afeltra è stato davvero eliminato all’interno dello stesso ambiente criminale nel quale per decenni aveva esercitato il proprio peso, allora bisogna chiedersi se il suo omicidio rappresenti il regolamento di un conto antico oppure la conseguenza di nuovi equilibri.
È questa una delle piste che gli investigatori stanno valutando: un’epurazione interna, maturata dentro l’area criminale egemone dei Lattari. Non una guerra tra clan contrapposti, dunque, ma una resa dei conti dentro lo stesso sistema. Al momento è soltanto un’ipotesi investigativa. E va trattata come tale.
A Pimonte, intanto, l’aria è cambiata. Nei luoghi frequentati dalla comunità si respira una tensione difficile da nascondere. L’eliminazione di Afeltra riapre uno scenario inquietante. Se l’ipotesi dell’epurazione interna dovesse trovare conferme, l’omicidio potrebbe avere un significato ancora più profondo: la cancellazione di una vecchia figura di potere e la ridefinizione degli equilibri criminali.