Consiglio Superiore della Magistratura, eletti 4 magistrati campani: ora lo sprint dei giuristi ?laici?
Il Mattino

Consiglio Superiore della Magistratura, eletti 4 magistrati campani: ora lo sprint dei giuristi ?laici?

Sabato 31 ottobre 2026
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  Saranno quattro i rappresentanti campani togati nel nuovo Csm. Finito lo spoglio, il verdetto è stato chiaro, confermando il radicamento in Campania delle forze moderate. Quattro...

Saranno quattro i rappresentanti campani togati nel nuovo Csm. Finito lo spoglio, il verdetto è stato chiaro, confermando il radicamento in Campania delle forze moderate. Quattro nomi di storie e curriculum differenti, a cui spetterà il compito di rappresentare collegi molto estesi, portando a Palazzo dei Marescialli il proprio bagaglio di esperienza maturato nei due distretti di Corte di Appello della Campania.

I nomi

Partiamo dai nuovi eletti, dunque: con 972 voti si aggiudica un ruolo di membro togato del Csm il pm del pool anticamorra Giuliano Caputo. Era candidato nel collegio due requirente (dalla Emilia Romagna in giù), è un volto noto di Unicost e vanta una esperienza di pm maturata sul fronte della lotta alla camorra.

Caputo fa infatti parte del pool della Dda in campo contro i clan scissionisti, ieri mattina - con la certezza matematica della conquista di un seggio al Csm - era in aula a concludere la propria requisitoria contro i killer della faida che insanguinò Scampia e Secondigliano.

Ma Caputo non è l’unico esponente di Unicost campano ad incassare il via libera per un ruolo nell’organo di autogoverno dei magistrati. Il gruppo storicamente centrista tra le correnti delle toghe ottiene anche un secondo rappresentante campano: è il caso del giudice Piero Indinnimeo, stesso concorso di Caputo, il giudice più votato di Unicost con oltre trecento voti. Una carriera radicata soprattutto a Salerno, dove ha svolto le funzioni di gip e di giudice di Corte di Appello. A Salerno, Indinnimeo ha svolto anche il ruolo di presidente distrettuale dell’Anm.

La Suprema Corte

Ma anche Benevento avrà un proprio rappresentante autorevole nella principale assemblea della magistratura. È il caso di Maria Ilaria Romano, giudice e presidente di sezione in quota Magistratura Indipendente (gruppo che storicamente è attestato a destra e che vanta al suo interno una componente filo governativa e un’altra in posizioni più autonome rispetto alla linea dell’esecutivo). Anche Maria Ilaria Romano si è distinta nel corso della sua carriera per le sue funzioni di giudice, sia a Benevento, sia in Corte di Appello a Napoli.

Non è finita. È stata eletta in Cassazione, ma vanta una riconosciuta esperienza professionale a Napoli e a Santa Maria Capua Vetere, il giudice Egle Pilla, leader di Area (la corrente progressista) di cui è stata anche presidente.

Gli equilibri 

Ma proviamo ad analizzare la composizione del nuovo Csm, che - a partire da gennaio - rappresenterà la magistratura italiana. In sintesi, a Palazzo dei Marescialli siederanno sei componenti di Area, cinque di Unicost, quattro del movimento che si definisce autogoverno diffuso (su posizioni progressiste, si riconosce attorno alla posizione del togato uscente Roberto Fontana) e quattro membri togati di Magistratura indipendente; poi c’è il ventesimo scranno, che è stato aggiudicato al fotofinish da Cosimo Ferri, che festeggia così il suo gran ritorno in forza all’assemblea del Consiglio superiore.

Post Palamara 

Una storia a parte quella di Ferri: in passato esponente di Mi, poi diventato sottosegretario alla giustizia, per poi finire nelle intercettazioni del cosiddetto caso Palamara. Un ritorno da indipendente, in un Csm a trazione progressista, che attende però i dieci nomi dei consiglieri laici che verranno eletti dal Parlamento. Anche in questo caso si attendono strategie ed evoluzioni all’ombra della politica e della società civile. Sono decine i giuristi napoletani pronti a scendere in campo. Parliamo di volti noti dell’avvocatura e del mondo accademico, che hanno reso noto la propria disponibilità ad un’autocandidatura. Il resto è storia di trame che fanno i conti anche con la necessità di creare una sorta di bilanciamento nei rapporti di forza interni al Csm, secondo schemi che vengono mutuati dalla dialettica parlamentare. Schemi e strategie a cui guardano indipendenti ed esponenti del mondo politico.

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