I Negramaro alla Reggia di Caserta: «Daniele, Dalla, Guccini: sulle spalle dei giganti»
Ultima tranche di concerti davanti alla reggia di Caserta, location privilegiata dell?estate campana causa indisponibilità piazza del Plebiscito a Napoli. Dopodomani tocca a Gemitaiz,...
Ultima tranche di concerti davanti alla reggia di Caserta, location privilegiata dell’estate campana causa indisponibilità piazza del Plebiscito a Napoli. Dopodomani tocca a Gemitaiz, il 4 ai Negramaro, il 5 a Caparezza, il 7 a Fiorella Mannoia, il 9 ai Pooh, il 10 a Luca Carboni, il 19 a Giovanni Allevi, il 21 a Giorgia.
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«Una reggia per quinta non è cosa di tutti i giorni», premette Giuliano Sangiorgi, «ma da quando ho saputo che lì Pino Daniele ha tenuto il debutto del suo tour sinfonico, l’11 luglio 2014, beh... l’appuntamento è diventato persino più speciale».
Omaggio in vista? Magari di nuovo «Male di te» come al Maradona, e, ancora prima, davanti a casa del Nero a Metà?
«Secondo te? Lo facciamo o non lo facciamo questo tributo? Anzi, quasi quasi mi porto la chitarra Paradis che Alessandro, il figlio dell’Uomo in blues, mi regalò sul palco dello stadio napoletano due anni fa».
Nell’attesa sei reduce dalla tre giorni del «Tremiti music festival» con l’omaggio a un altro grande cantautore scomparso.
«È stata la mia prima direzione artistica, illuminata dal faro Lucio Dalla, che nel suo amato buen retiro si era inventato un festival su misura. Quando me l’hanno proposto ho accettato, a patto di poter ricalibrare gli spazi e gli orari. La piazzetta abituale mi sembrava anonima, di sera ancor di più, ho optato per concerti al tramonto, in splendidi scenari naturali».
Ne hai approfittato per cantare diverse canzoni del piccolo grande uomo.
«Sono stato a casa sua, ho respirato l’atmosfera dalliana e l’ho usata per scrivere, per lavorare al festival nel bel mezzo di questo tour con la band. Io ho un rapporto speciale col mare, che forse viene proprio da Lucio: non scriveva le parole delle sue canzoni, le affidava al poeta Roberto Roversi, poi andò alla Tremiti e venne fuori “Com’è profondo il mare”».
A Caserta ci sarà spazio anche per Dalla, oltre che per Daniele?
«Sì, in scaletta, in tutto il tour “Contatto” sfuma in “Canzone” e il pubblico la fa sua. Lucio, proprio come Pino, è nei cuori della gente, cantarli fa bene».
Come Guccini.
«Sì, altro maestro: lui ci ha insegnato che la canzone è politica, sempre, anche quando parla d’amore. Nel primo volume di “Note di viaggio”, il disco-tributo al Maestrone curato da Pagani, incidemmo “Stelle”: quando Mauro mi chiamò era da poco nata mia figlia Stella. Guccini, Daniele, Dalla, mi viene in mente Tenco: camminiamo sulle spalle dei giganti».
Torniamo ai Negramaro, al tour che si chiuderà il 20 settembre all’Arena di Verona.
«Ormai sono ventisei anni di band, non ne saprei fare a meno, per me la musica è condivisione, e lo è sempre stato, anche quando tutti mi chiedevano: “Quando molli? Quando diventi solista?”. Ho sempre voluto fare il musicista, a nove anni facevo finta di suonare una racchetta e anche al tempo del primo disco, del contratto con Caterina Caselli, continuavo ad andare in studio dai ragazzi - allora lo eravamo davvero - sentendomi un musicista, un autore. Cantavo già, ma portavo al gruppo dei cantanti da provare, mi sentivo un pezzo della band, non la voce. Tutti i grandi, anche i cantautori, hanno ragionato come band: Dalla, Daniele e non solo con il supergruppo, Guccini con i suoi Musici che portano in tour il suo repertorio, De Gregori. E, venendo, ai giorni nostri Diodato, Elisa... Jovanotti lo puoi pensare senza Saturnino?».
Cosa sognava quel Sangiorgi che... non sapeva suonare nemmeno la racchetta?
«Bono e The Edge. Il clangore, l’emozione, la capacità di condividere sound e vibrazioni di “Rattle and hum”. Sognavo di avere una band come quella irlandese, la disegnavo sulle pareti della mia cameretta. E una band l’ho avuta e per fortuna la ho e spero di averla a lungo: mi ha dato una famiglia, mi ha dato un lavoro, mi ha dato problemi, mi ha dato sogni, sorrisi e lacrime, emozioni, canzoni... Ora con questo tour proviamo a rendere indietro quanto abbiamo avuto. Canto dividendo con il pubblico le nostre melodie, i nostri versi, le nostre storie. Ormai appartengono a chi ci segue quasi quanto a noi».