Branco ai Colli Aminei, due cugini aggrediti: «Feriti senza motivo»
Il Mattino

Branco ai Colli Aminei, due cugini aggrediti: «Feriti senza motivo»

Mercoledì 2 settembre 2026
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«Lancio il mio appello alle mamme dei ragazzi che hanno aggredito mio figlio e mio nipote e sono stati denunciati: state un po? più vicine ai vostri figli e cercate di...

«Lancio il mio appello alle mamme dei ragazzi che hanno aggredito mio figlio e mio nipote e sono stati denunciati: state un po’ più vicine ai vostri figli e cercate di riportarli sulla retta via. Io non sarò una mamma perfetta, nessuna lo è, ma i miei figli li ho sempre controllati, quando uscivano, l’orario in cui rientravano. Non è possibile che questi ragazzi avevano un tirapugni e i genitori non lo sapevano». È lo sfogo della mamma del ragazzo di 23 anni aggredito con calci e pugni, assieme al cugino 20enne malato oncologico, da un gruppo di otto ragazzi. Vuole mantenere l’anonimato, per tutelare il suo ragazzo ancora sotto choc: «si deve fermare tutto ciò, si deve dare un taglio a tutto questo, si deve trovare una soluzione per far sì che questi ragazzi non usino violenza».

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I fatti

I due cugini erano appena usciti da casa di un amico dove avevano trascorso la serata. Alcuni ragazzi li avevano accompagnati con la propria auto a prendere lo scooter in una stradina alle spalle di via Saverio Gatto ai Colli Aminei quando sono stati aggrediti da un gruppo di otto giovani arrivati a bordo di tre scooter (il 23enne avrebbe poi raccontato che alcuni viaggiavano anche a tre) i quali sarebbero scesi dai motorini e avrebbero iniziato a picchiarli, non solo con i calci ma anche con un tirapugni e una catena. Il più grande aveva già indossato il casco e quindi ha riportato una vistosa ferita, poi suturata al pronto soccorso, sotto all’occhio a causa di un pugno: gli si sono rotti gli occhiali e ha iniziato a sanguinare. Il più piccolo, invece, è stato colpito alla testa, anche per lui ci sono dei punti di sutura. Entrambi hanno riportato contusioni varie.

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Per fortuna a bordo dello scooter c’era la dashcam (il 23enne aveva appena acceso il quadro elettrico e quindi l’aveva attivata). A evitare ulteriori botte è stato l’intervento di un poliziotto fuori servizio: ha sentito i ragazzi gridare e chiedere aiuto. Si è anche qualificato. Gli aggressori hanno provato a fuggire, uno di loro è stato bloccato dall’uomo ma ha reagito, ferendolo. È stata proprio la dashcam e le telecamere della videosorveglianza della zona, a consentire ai carabinieri di identificare cinque degli otto aggressori. Sono stati enunciati, tra loro anche un minorenne. Ora è caccia agli altri tre.

La testimonianza

«Mio nipote è un ragazzo oncologico. Da poco è uscito da una situazione, questa è la cosa che ci ha fatto più male, perché se la sono presa con un ragazzino che vive all’estero e che ancora è debilitato, non ha ancora i capelli, non conosceva nessuno di loro». È lo sfogo della mamma del 23enne. «Non posso credere che, mentre ancora si parlava del dramma di Giogiò, la storia si ripeteva. È capitato a mio figlio e a mio nipote e quando tocchi da vicino certe situazioni senti tutto il dolore che provano le mamme che hanno perso un figlio per una sciocchezza». La pista che seguono i carabinieri è quella di una “vendetta” per una frase detta a uno dei cinque mentre era in auto con la fidanzata ma la mamma del ragazzo smentisce. «Mio figlio era a casa di amici, è stato lì tutta la serata con il cugino, alcuni ragazzi del gruppo li hanno riaccompagnati allo scooter. Lui continua a chiedersi perché è accaduto tutto questo, ancora non riesce a capire il motivo. Esclude di aver detto qualcosa a qualcuno». E ancora: «I ragazzi hanno subito pensato a una rapina ma loro non volevano lo scooter volevano solo “divertirsi” con la violenza. Mio figlio non è solito intrattenersi fuori ai bar, ha il suo gruppo di amici, sempre gli stessi, va all'Università. Neanche frequenta i Colli Aminei proprio non sa darsi delle risposte. È spaventato, ha paura di uscire ma io sto insistendo perché lo faccia altrimenti è peggio. Si sente terribilmente in colpa per il cugino, per non averlo difeso, per quello che è successo. È tutto nel filmato che abbiamo consegnato ai carabinieri». La donna ancora non riesce a capire perché lo abbiano fatto: «Non me lo spiego, io non lo so. Quando sento queste cose terribili in televisione ci sto male ma ora che è capitato a me capisco come si sente la mamma di Giogiò - dice - veramente all’improvviso può succedere qualcosa di indescrivibile. E questa è la cosa che mi fa più male. Quando mio figlio mi ha chiamato e mi ha detto: “Mamma, stai tranquilla. Stai stai tranquilla, sto bene, sto parlando con te ma ci hanno picchiato, ci hanno aggredito” io non ho capito più nulla. Ringrazio i carabinieri per la vicinanza e la rapidità nelle indagini ma alcune famiglie continuano ad essere assenti».

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