Emanuele Tufano ucciso dal branco: «Ergastolo ai babykiller»
Parla di un episodio raccapricciante per la città di Napoli, per il quale le conclusioni investigative sono doverose: quattro richieste di ergastolo, tre richieste di condanna a trenta anni...
Parla di un episodio raccapricciante per la città di Napoli, per il quale le conclusioni investigative sono doverose: quattro richieste di ergastolo, tre richieste di condanna a trenta anni di reclusione. Omicidio di Emanuele Tufano, niente sconti da parte dei pm anticamorra Celeste Carrano e Maurizio De Franchis, nel ripercorrere una delle notti più buie della recente storia napoletana: l’omicidio del 15enne, nel corso di uno scontro tra gruppi di giovanissimi, in una traversa che separa corso Umberto e piazza Mercato. Ricordate la storia? Era la notte tra il 23 e il 24 ottobre di due anni fa. Un branco proveniente da rione Sanità fa irruzione nella zona di piazza Mercato, dove incrocia un gruppo rivale. Dodici contro quattro. Ma in entrambi i gruppi ci sono armi. Si sparano decine di colpi, viene ferito a morte il 15enne Emanuele Tufano.
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Probabilmente a sparare è stato uno del suo gruppo. Fuoco amico e involontario. Il ragazzo rimase a terra che respirava ancora. I suoi amici scapparono via. A distanza di due anni, la sua famiglia ha deciso di costituirsi parte civile nel corso del processo contro quelli del suo gruppo, i ragazzi di rione Sanità. Assistiti dalla penalista Carla Mauruzzelli, i genitori aspettano giustizia, in attesa della conclusione di un processo scandito da immagini, video, intercettazioni che scavano nella trama di rapporti all’ombra dei vicoli di Napoli. E sono condanne durissime quelle avanzate ieri dalla Dda proprio nei confronti dei maggiorenni, nei confronti di quelli che erano accanto ad Emanuele fino al momento fatale. Concorso in omicidio aggravato da metodi e finalità mafiose, c’è la richiesta della condanna all’ergastolo per Cristian Scarallo, Giuseppe Auricchio, Raffaele Criscuolo, Mattia Buonafine; per le stesse accuse vengono chiesti trenta anni di reclusione per Vincenzo Zerobbio, Francesco Esposito, Simone Gioffredo (per questi tre vengono concesse le attenuanti generiche, in relazione a un atteggiamento meno rigido di fronte agli interrogatori degli inquirenti nella prima fase delle indagini).
La videoconferenza
E almeno quattro imputati hanno assistito ieri alla ricostruzione della pubblica accusa. Erano in videoconferenza, sono rimasti impassibili di fronte a una richiesta di condanna che - se dovesse essere confermata in tutte le sedi di giudizio - rappresenterebbe una ipoteca sulle loro vite. Difesi - tra gli altri - dai penalisti Cesare Amodio, Marco Campora, Domenico Dello Iacono, Claudia Franchi, Rosario Marino, Leopoldo Perone, ora gli imputati potranno replicare alle accuse nel corso delle arringhe riservate alle parti. Non si è costituito parte civile il Comune di Napoli, nonostante il danno all’immagine di Napoli provocato dall’ennesimo scontro tra paranze di bambini armati.