Scacco alla rete di baby terroristi: «A Napoli sventato raid in classe»
Più che «suprematisti», amano definirsi «accelerazionisti». Nel senso che si sentono pronti ad «accelerare» il collasso della società democratica...
Più che «suprematisti», amano definirsi «accelerazionisti». Nel senso che si sentono pronti ad «accelerare» il collasso della società democratica e multietnica nella quale viviamo. Slogan ad effetto, poca ideologia, determinazione da non sottovalutare a costruire ordigni bellici e a dare vita ad attentati. Un fenomeno, quello dei suprematisti, ricostruito dalla Procura di Napoli, uno dei primi uffici inquirenti ad accendere i riflettori sui giovani aspiranti terroristi. Napoli, ma non solo. Il suprematismo è un problema nazionale, come appare evidente anche dal blitz messo a segno ieri mattina, nel corso di una inchiesta condotta da carabinieri del Ros e agenti della digos in diverse città d’Italia. In sintesi, sono stati indagati e perquisiti 14 minori e tre ventenni.
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Potrebbero esserci legami - quanto meno ideologici - con il 13enne che ha accoltellato la prof a Roma. Ma chi sono i nuovi indagati? Suprematisti di casa nostra: odio razziale, armi, tentativi di organizzare attentati sanguinari ed eversivi contro l’ordine democratico. Un fenomeno nazionale, come emerge dalla relazione delle nostre agenzie di intelligence (a partire dal Dis) che a inizio anno ribadivano l’esistenza di un problema: giovanissimi, capaci di armarsi, pronti ad uccidere. Proviamo a fare chiarezza. Ha solo 13 anni l’accoltellatore della prof a Roma. E aveva «studiato» la lezione. Nel senso che era stato adescato e indottrinato, probabilmente tramite il dark web. Si era armato di coltelli, aveva indossato telecamere e kit d’ordinanza per filmare l’aggressione alla sua docente. Non è il primo caso in Italia.
Gli studenti
Torniamo a Napoli. Pochi mesi fa, la Procura guidata da Nicola Gratteri e la Procura per i minori guidata da Patrizia Imperato hanno dato inizio a indagini in parallelo. Sotto inchiesta due studenti, uno minorenne l’altro 18enne solo da qualche mese. Verifiche condotte dal pm Claudio Orazio Onorati, nel pool coordinato da Vincenzo Piscitelli, siamo di fronte alla frontiera più avanzata sotto il profilo investigativo a proposito di suprematismo.
C’è stata una svolta pochi mesi fa: il minorenne di questa storia è finito agli arresti, poi - dopo un paio di mesi - è stato trasferito in una comunità; diverso il destino riservato al maggiorenne, per il quale è scattato un provvedimento di sequestro di telefono cellulare e computer. Ma quali sono le accuse dei pm? Erano pronti a fare un attentato. Dove? In classe. A scuola. Stando alle ipotesi, uno dei due si era organizzato per assemblare un esplosivo da usare durante una normale giornata di studio e di lavoro in classe. Un’ipotesi respinta dai legali di parte, che invece provano a minimizzare e a sostenere che il materiale sequestrato - batterie e fili - faceva parte del corredo didattico di scienze e tecnologia. Versioni a confronto, da Roma a Napoli l’attenzione è altissima.
I blitz
Ieri sono scattate le perquisizioni a Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento, Verona, ma anche a Benevento, Brescia e Trento. Target giovanissimi, sono i suprematisti. Anzi: gli accelerazionisti. Proviamo a leggere i decreti di perquisizione. Gli indagati si ritrovavano in chat dedicate, come il Nuovo ordine europeo, rivolgevano il loro odio contro ebrei, omosessuali, persone di colore.
I loro idoli? Hitler e Brenton Tarrant, quest’ultimo fautore di attacchi a moschee con decine di morti o l’estremista norvegese Anders Breivik, che quindici anni fa aprì il fuoco contro i partecipanti di un campo estivo politico sull’isola di Utoya. Stiamo parlando di protagonisti di mattanze che avrebbero affascinato il tredicenne che alcuni giorni fa ha accoltellato nella capitale la docente in un’aula della Capitale. Ma le chat non sono l’unica piattaforma di incontro. Dalle indagini più recenti sono emersi sistemi sempre più sofisticati per dare inizio all’adescamento dei più giovani. Parliamo delle cosiddette porte del dark o deep web: codici numerici o indirizzi mail che rimandano a delle stanze virtuali nelle quali il minorenne comincia il proprio addestramento.
Il problema
C’è un mantra che viene ripetuto: «Non sei tu il problema». Chiaro il concetto? Parole che fanno leva su ragazzini che spesso si sentono esclusi o alle prese con le naturali debolezze di una età ricca di inquietudine e di aspettative. Dunque: «Non sei tu il problema», se le cose vanno male. Ora come cento anni fa, il «nemico oggettivo» ha la pelle nera o una religione diversa dalla nostra. È l’avvento del suprematismo, della rete degli «accelerazionisti».