Portici, il campo largo sul palco: «Pronti per governare»
Il Mattino

Portici, il campo largo sul palco: «Pronti per governare»

Sabato 26 settembre 2026
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Alla festa dem di Portici, sul palco c?è quasi tutto il campo progressista. Eccoli, sferzati dal vento gelido, i dirigenti di M5s, Avs, Italia viva, Psi e del Pd naturalmente a...

Alla festa dem di Portici, sul palco c’è quasi tutto il campo progressista. Eccoli, sferzati dal vento gelido, i dirigenti di M5s, Avs, Italia viva, Psi e del Pd naturalmente a discutere di programmi per il governo del Paese in vista delle politiche. Ma al di là della foto del palco di Portici rimangono i distinguo ed i veleni sotto traccia, specie nel gruppo centrista-riformista. Già perché se, più o meno, una quadra Pd, grillini e Avs la stanno trovando, non è cosi per il resto. Renziani da un lato e il gruppo centrista–riformista (Onorato, Mastella e Maraio) dall’altro che non riescono a fare squadra. «In questo momento l’unica cosa che mi demoralizza è questo centrosinistra: così a brandelli non si vince. Ci vorrebbe un centro composto da Renzi, Onorato, Tabacci, Ruffini e il sottoscritto. Questo gruppo arriverebbe al 9 per cento, sempre in coalizione, alleata con la sinistra», dice ieri pomeriggio Clemente Mastella tentando di fare da paciere. Ma non è facile: i socialisti, Orgoglio popolare e più Europa si sono legati al dito di non aver avuto l’invito per la Leopolda renziana.

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Gli interventi

«In Campania abbiamo già un modello interessante: l’esperienza regionale guidata da Roberto Fico e quella di Napoli con Gaetano Manfredi dimostrano che culture politiche ed esperienze diverse possono stare insieme. È questa capacità di allargare e fare sintesi che dobbiamo trasferire sul piano nazionale», spiega Enzo Maraio, segretario dei socialisti, che non nasconde le difficoltà. «Noi faremo il massimo sforzo per organizzare l’area riformista e civica e per contribuire a costruire una coalizione larga e credibile. È un lavoro che abbiamo già avviato e sul quale continueremo a impegnarci. Ma - aggiunge - è evidente che la responsabilità maggiore spetta ai principali partiti della coalizione: devono capire che per costruire un’alternativa nazionale bisogna includere e non annettere, allargare e non restringere». Ma sul palco tutti si sforzano di dare un segnale di unità del campo progressista. «Con i colleghi stiamo lavorando per affrontare assieme la sfida delle politiche. In 4 anni all’opposizione abbiamo fatto già un enorme lavoro comune su moltissimi temi», esordisce la dem Chiara Braga che parla «della necessità di un’alleanza larga ed inclusiva ma siamo in una regione che ne ha dato grande prova». «Insieme abbiamo fatto un lavoro condiviso: abbiamo sentito subito l’urgenza di costruire l’alternativa alla Meloni. E condivideremo i programmi per le politiche al più presto», auspica la renziana Maria Elena Boschi. Poi aggiunge: «Ci sentiamo di condividere l’appello di Elly Schlein all’unità di tutto il centrosinistra: non possiamo correre il rischio che il prossimo presidente della Repubblica lo scelgano Salvini e Vannacci».

«Sul lavoro, a cominciare dal salario minimo, lavoriamo assieme da tempo con tutte le forze del centrosinistra», dice fiducioso Michele Gubitosa, vicepresidente dell’M5s che rilancia le primarie: «Siamo pronte ad affrontarle». «La sintesi è vicina, non è vera la narrazione che il nostro campo sia diviso: è la destra ad alimentarla per nascondere le sue divisioni. E noi abbiamo il dovere storico di non dividerci in vista del voto», teorizza il senatore di Avs Peppe De Cristofaro che però boccia le primarie: «Così seguiamo la Meloni sull’idea di premierato». «Non bisogna aver paura del voto del popolo del centrosinistra», rilancia invece Igor Taruffi, braccio destro e sinistro di Elly Schlein (che stasera chiude la tre giorni dem), che però non fa che lamentarsi del freddo. Ma è assai fiducioso sul resto: «Siamo d’accordo sul 90 per cento delle cose ma si parla solo del 10 dove abbiamo idee diverse». Poi a margine aggiunge: «Ricordate in Campania? Tutti convinti che non si riuscisse a trovare la quadra per la Regione. Eppure avete visto il risultato».

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