Juve Stabia, il pm accusa: «Legami mafiosi attuali»
Non è stato assicurato un punto di rottura rispetto al passato. Ad analizzare il management degli ultimi mesi, è ancora attuale il pericolo di condizionamento mafioso nei confronti...
Non è stato assicurato un punto di rottura rispetto al passato. Ad analizzare il management degli ultimi mesi, è ancora attuale il pericolo di condizionamento mafioso nei confronti della gestione attuale della Juve Stabia. Accuse depositate due giorni fa, proprio mentre fanno notizia l’interdizione chiesta e ottenuta dalla Procura di Napoli Nord (pm Giovanni Corona e aggiunto Maria Di Mauro) e il sequestro monstre di 153 milioni di euro al termine delle indagini napoletane nei confronti del patron stabiese Alfredo Guerri (inchiesta del pm Luigi Landolfi e dell’aggiunto Giusi Loreto). Venti pagine, una memoria che porta la firma del pm della Dna Antonello Ardituro e del collega in Dda Francesco De Falco, un focus sugli ultimi mesi di gestione del club che attualmente milita in serie B.
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Le ipotesi
Ce n’è per Alfredo Guerri, che lo scorso luglio era stato investito della responsabilità di gestire il club dal Tribunale di Napoli; ma anche per un’amministrazione giudiziaria ritenuta eccessivamente tenue rispetto al pressing ambientale. In sintesi, i due magistrati del pool antimafia passano al setaccio informative di polizia giudiziaria recenti, a proposito di rapporti con gli ultras e di affari collegati alla gestione dello stadio casalingo. Basta prendere in considerazione la questione degli ultras. Scrivono i due pm nella loro memoria: «Il rapporto con il tifo organizzato ha rappresentato uno dei punti qualificanti la necessità dell’intervento giudiziario; tale rapporto non è stato reciso, dal modello organizzativo proposto dagli amministratori giudiziari e si è inevitabilmente riproposto con la nuova proprietà». Ma anche altri aspetti presi in considerazione dagli inquirenti sembrano caratterizzare una mancata presa di distanza rispetto al recente passato, vale a dire l’assenza di un punto di rottura rispetto alle motivazioni che determinarono il sequestro del club meno di un anno fa.
Prendiamo il caso della hospitality. È un capitolo decisivo per la trasparenza di un club calcistico, che ha a che vedere con i ticket omaggio o con la presenza in tribuna di soggetti invitati dallo stesso management. Ebbene sembra che il rapporto con gli ambienti criminali non sia stato reciso del tutto. Sentite come concludono i pm antimafia Ardituro e De Falco: «La gestione degli accrediti e quella dell’hospitality erano punti qualificanti l’emissione del provvedimento di prevenzione ed appare davvero inaccettabile che persone con tali situazioni soggettive (riferimento ad alcuni soggetti controllati dalla polizia sugli spalti) continuino ad avere ingresso gratuito quali ospiti di una società sottoposta al controllo degli amministratori giudiziari». Poi c’è la questione dei lavori pubblici, dove - a leggere un intervento tecnico del comune di Castellammare di Stabia - sono stati verificati lavori in linea con le procedure: «Lavori non autorizzati nello stadio, a rischio di perderne l’uso!».
L’affondo
Ma proviamo a tracciare un bilancio conclusivo, ovviamente in attesa del provvedimento del Tribunale Misure di Prevenzione: «La Juve Stabia va gestita e organizzata, per uscire dal pericolo di condizionamento mafioso, attraverso una compagine di amministratori rinnovata e consolidata, nella già più volte richiesta forma collegiale o consulenziale, con una o più professionalità con competenze manageriali nel settore del calcio, indispensabili per fare fronte alla costruzione di un modello virtuoso idoneo a prevenire il rischio di infiltrazione a prescindere dalla presenza pro tempore di una amministrazione giudiziaria».