Fabio Colapietro fatto a pezzi, chi sono i tre fermati per l'omicidio: la prof, il presunto killer e la 22enne
Il Mattino

Fabio Colapietro fatto a pezzi, chi sono i tre fermati per l'omicidio: la prof, il presunto killer e la 22enne

Domenica 27 settembre 2026
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Tre persone sono state fermate per la morte di Fabio Colapietro, il trentanovenne di Chivasso il cui corpo è stato trovato fatto a pezzi in un appartamento alla periferia nord di...

Tre persone sono state fermate per la morte di Fabio Colapietro, il trentanovenne di Chivasso il cui corpo è stato trovato fatto a pezzi in un appartamento alla periferia nord di Torino. Sono Christian Matheus De Oliveira Morando, il presunto autore materiale dell'omicidio, la professoressa Nicole Formichetti e la 22enne Keith Butig. 

APPROFONDIMENTI

Fabio Colapietro ucciso e fatto a pezzi a Torino: l'omicidio nella casa di una prof di Rieti, parti del corpo nella vasca da bagnoSalvaSalvata

Nicole Formichetti, la professoressa dell'appartamento

Nicole Formichetti è l'intestataria della casa di via Gulli dove si è consumata la vicenda: 47 anni, originaria di Rieti, insegnante di italiano in un istituto superiore del Torinese.

A scuola, in questo avvio d'anno scolastico, risultava assente per motivi personali. I vicini la descrivono come una persona diventata negli ultimi tempi irriconoscibile rispetto all'immagine che ci si aspetterebbe da un'insegnante, con orari di viavai insoliti nel palazzo.

Davanti al gip ha scelto di non rispondere alle domande; i suoi legali starebbero valutando la possibilità di un interrogatorio successivo, quando le condizioni lo permetteranno, da concordare con la Procura.

Christian Matheus De Oliveira Morando, il ventiseienne fermato per omicidio

Christian Matheus De Oliveira Morando è il principale indagato, accusato dell'omicidio vero e proprio. Ventisei anni, un passato segnato da tossicodipendenza e, secondo quanto riferito dal suo avvocato Wilmer Perga, già seguito dal Serd.

Al gip ha ammesso la responsabilità della morte di Colapietro. «Sì l'ho ucciso, ma involontariamente. Certamente non era programmato, era nell'ambito di un litigio durante un'assunzione di droghe da giorni».

Sul dettaglio più delicato - le cause tecniche del decesso - avrebbe detto di non ricordare.

È lui stesso, secondo la ricostruzione difensiva, ad aver poi chiamato la madre e infine le forze dell'ordine, mettendo fine alla vicenda.

Keith Butig, la 22enne che nega il concorso nell'occultamento

Keith Butig detta Sara, ventidue anni, di origini filippine, residente a poca distanza dal luogo dell'omicidio. Attraverso il suo avvocato, Francesco Rotella, nega qualunque coinvolgimento nell'omicidio e in gran parte delle condotte successive, sostenendo di essersi trovata in un'altra stanza dell'appartamento al momento dei fatti.

Ammetterebbe solo di aver acquistato, su richiesta altrui, i sacchi poi utilizzati per occultare i resti. Racconta di essere rimasta nell'abitazione per un paio di giorni dopo l'accaduto, per poi allontanarsi e nascondersi, presa dal panico, prima di essere rintracciata e fermata.

Il racconto agghiacciante

L'avvocato Perga, che difende il presunto assassino, racconta i dettagli macabri di questa vicenda. «Quando hanno visto che era morto, hanno deciso di nascondere il cadavere. Sono andati nei giorni successivi a comprare il telo, i sacchi, la candeggina, i guanti, il coltello, il cemento», racconta l'avvocato.

Quindi «l'hanno sezionato e lui dice che a un certo punto non ce la faceva più: esce, chiama sua madre, la fa venire lì e chiama la polizia». Erano intenzionati, aggiunge l'avvocato, a «gettare le parti del cadavere in un fiume». La chiamata alla madre la sera di giovedì: «Mi ha detto cose molto confuse - dice la donna -: che lui era disperato, continuava a piangere, a dire cose...era sconvolto, quindi non capivo. Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva parlare con la polizia, che doveva fare la cosa giusta, questo solo». Una volta raggiunto in piazza Rebaudengo "è stato lui stesso a chiamare dal suo telefono la polizia, non sono stata io».

Il giovane però era molto agitato così «mi ha passato il telefono e allora ho parlato, dicendo 'venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno'". Il ventiseienne «vorrebbe essere ricoverato perché sta molto male, erà già in cura al Serd, vorrebbe andare in una struttura» e «viveva per strada da un po' di tempo», spiega l'avvocato Perga. 

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