Caivano, grazie alle cimici colpo ai trafficanti di armi: «Non ho più kalashnikov»
Il Mattino

Caivano, grazie alle cimici colpo ai trafficanti di armi: «Non ho più kalashnikov»

Lunedì 28 settembre 2026
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Sembrano dialoghi tra domestici tra inservienti stressati, quelli che vengono captati da una cimice piazzata all?interno di un covo di camorristi. Caivano, zona Bronx, a sentirli parlare...

Sembrano dialoghi tra domestici tra inservienti stressati, quelli che vengono captati da una cimice piazzata all’interno di un covo di camorristi. Caivano, zona Bronx, a sentirli parlare sembrano frasi e lamentele tipiche di chi si occupa di faccende domestiche. C’è chi si lamenta che le unghia si sono annerite, chi invece fa i conti con il dolore alle dita, per non parlare invece di chi è costantemente alle prese con ammoniaca e detersivi vari. Unico problema è che si tratta di mansioni domestiche applicate alla gestione delle armi.

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IL RETROSCENA

Loro, i soggetti interessati, sono infatti gli armieri di una presunta compagine criminale che gestisce un pezzo di economia criminale: la difesa delle piazze di spaccio rende necessaria la corsa agli armamenti. Ed è fondamentale assicurare il possesso di kalashnikov, mitra, pistole e fucili a chi sa come renderle efficaci. Un capitolo a parte nel corso dell’inchiesta condotta dalla Dda della Procura di Napoli, di recente culminata in 34 arresti a carico di soggetti ritenuti vicini ai clan Sautto, Ciccarelli, Barbicato, Angelino. Ricordate la storia dei sequestri di armi, droga e soldi? In casa di una casalinga sono stati trovati oltre 3 milioni 200mila euro (nascosti anche sotto il vano doccia) e una dozzina di orologi di pregio. Poi c’è la storia delle armi. Riflettori sull’abitazione di Roberto Maugieri, assieme a Giovanni Baratto, al quale il padrone di casa racconta il suo stress da custode di un arsenale: «Ho fatto le mani nere, sto qui da stamattina a pulire le armi, kalashnikov, mitra... stavano proprio arrugginite e sai perchè?». Inquietante e laconica la spiegazione fornita dallo stesso Maugieri: «Sono state un mese ferme». Chiaro il ragionamento: le armi vanno usate, non possono rimanere ferme.

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Inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno, ancora lagnanze, a leggere l’ordinanza di custodia cautelare: Maugieri ricorda un episodio avvenuto in compagnia di Gianfranco Bervicato, Mario Marzaiuolo: «Uaaa, mi sono ucciso oggi guarda queste mani. Ho pulito tutta la roba là, tanto che le unghie mi fanno male. Ho comprato un prodotto per il ferro, fa paura, è contro la ruggine». Si continua a parlare della dotazione bellica, tanto che la cimice capta questo tipo di ragionamento: «Comunque, stanno tre kalashnikov là, due come quelli delle guardie, quattro o cinque pistole, un mitra con il mirino di precisione e con il manico di gomma: fa paura».

IL MERCATO

Nello stesso capitolo ci sono momenti meno esaltanti (sempre nell’ottica distorta dei camorristi intercettati). Sentiamo parlare Vincenzo De Rosa, che si lamenta di avere poche armi a disposizione: «Due pistole, ho solo due pistole, non teniamo un kalashnikov, non teniamo niente. Solo pistole». Poi si sente un ragazzo che confessa al presunto boss le sue perplessità: «Una mitraglietta, forse... sì certo la tengo, ma non so se giù al box o se sta qua giù». Amnesie. Ma nella vita quotidiana di chi è chiamato ad accudire armi, possono accadere anche incidenti o momenti traumatici che solo per poco non si trasformano in tragedia.

L’INCIDENTE

È così che Roberto Maugieri riferiva che, durante la pulizia delle armi, alla presenza di Gianfranco Bervicato e di Mario Marzaiuolo, stava accadendo il peggio: «Stavo uccidendo Marittiello. Mi è scappato una botta, ti ricordi quella 7/65 che mi hai aggiustato tu? Ti ricordi, la pistola che ci è costata 300 euro? Si era bloccata la botta avanti e la teneva Gianfranco in mano, poi convinto che avevo tolto la botta, la misi a mollo, comunque la canna non scendeva e all’improvviso “puaaa”». Colpo partito con «Marittiello che urlava “mi hai preso, mi hai preso”», ma dalle risate si comprende che il proiettile era andato a vuoto. Una vicenda che ora attende il probabile intervento del Tribunale del Riesame, a partire dai soggetti finiti in cella: sono 23 in manette, a partire da Roberto Maugieri, Giuseppe Tammaro, Mario Marzaiuolo, Gianfranco Bervicato; in cella anche Amilcare Cervo, Gennaro Laurino, Gianluca Napoleone, Silverio Di Giorgio, Pasquale Palmieri, Vincenzo De Rosa, Pasquale Avallone, Emanuele Maugieri, Pasquale Varriale, Raffaele Zambella, Biagio, Pietro, Luciano, Salvatore e Arturo D’Angelo, Mario D’Ambrosio, Domenico D’Antò, Aniello Giugliano, Luigi Chiavazzo. Scenario che ora fa i conti con le verifiche da parte dei carabinieri sulle armi sequestrate: si punta a capire se sono state utilizzate in agguati e raid camorristici.

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