Che faceva mastro Geppetto quando Pinocchio non c?era?
Otto scrittori e scrittrici uniti nel nome di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, Firenze 24/11/1826 ? 26/10/1890) nel bicentenario della nascita, scrivono 8 racconti in cui...
Otto scrittori e scrittrici uniti nel nome di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, Firenze 24/11/1826 – 26/10/1890) nel bicentenario della nascita, scrivono 8 racconti in cui immaginano che cosa facevano i suoi personaggi Quando Pinocchio non c’era (Sellerio, pagine 272, euro 15). In questa antologia, sorta di prequel del libro del burattino più famoso al mondo, scopriamo che i suoi protagonisti «avevano una vita interiore che la fretta narrativa di Collodi non poteva, né voleva, fermarsi a descrivere. Collodi aveva altro da fare: aveva Pinocchio». Valera Parrella dà voce al Grillo Parlante in un giorno speciale della sua vita; Fabio Stassi a Geppetto, malvisto in paese a causa delle sue simpatie garibaldine; Gessica Franco Carlevero a Mastro Ciliegia, il primo proprietario del pezzo di legno da cui sarà ricavato Pinocchio; Maurizio Maggiani a un Lucignolo povero, bello e arrogante;Remo Rapino a Mangiafuoco ed alle sue origini di carbonaio; Beatrice Masini al Pescecane in una disperata ricerca identitaria; Melania G. Mazzucco alla Fata dai capelli turchini all’interno d’una storia di fantasmi; Antonio Manzini, anche curatore della raccolta di racconti, al Gatto e la Volpe.
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Manzini, come è nata l’idea del volume collettaneo?
«Pinocchio è un libro che tutti conosciamo: perché lo abbiamo letto da bambini, perché Disney ci ha messo le mani sopra o perché lo abbiamo visto in tv con Nino Manfredi o in qualche trasposizione cinematografica. Ho pensato che sarebbe stato bello ricordare Collodi nel bicentenario della nascita usando i suoi personaggi - con doveroso rispetto - e immaginandoli prima che incontrassero Pinocchio. Chi erano questi signori e cosa facevano prima che Pinocchio arrivasse nelle loro vite sconvolgendole? Abbiamo cercato di coinvolgere altri scrittori e scrittrici, e tutti hanno risposto con entusiasmo e hanno scritto delle cose meravigliose. È stato un lavoro di squadra».
Era necessario il tono favolistico?
«Sì, ma soprattutto una grande immedesimazione. Collodi ha scritto una favola molto malinconica, dura, dove si parla di buio, di fame, di privazione, di case fredde. Pinocchio vive in una società analfabeta che si avvicina all’Unità d’Italia».
Spesso Collodi è raccontato come un dissipatore: con «Pinocchio» ha scritto la sua autobiografia?
«Ogni tanto qualcuno pensa che Pinocchio sia autobiografico. Collodi è un uomo che si pente di aver dissipato vita e averi e cerca una via di risalita. Come Pinocchio. Ma il romanzo è una favola sulla cattiveria dell’esistenza, racconta la storia di un burattino che anela all’anarchia e alla libertà in una società che non ama l’anarchia né la libertà».
Né le donne? È un racconto senza donne, a parte la Fata Turchina.
«Quello collodiano è un mondo di maschi, patriarcale, come la società del suo tempo».
Nel racconto firmato da lei, sul Gatto e la Volpe, c’è una strage di galline: come dire, Manzini perde il pelo ma non il vizio del thriller?
«L’amicizia del Gatto e della Volpe, che sono due truffatori e delinquenti, è nata su un fatto orribile, un omicidio: la Volpe ammazza le galline per mangiarle, il Gatto per uno sgarro. La loro amicizia si fonda su un reato. Ecco perché ho fatto un racconto nero. Pinocchio è pieno di omicidi, magari poco dichiarati. C’è una violenza di fondo in tutto il libro, di paura della morte. E arriverà la morte: Pinocchio si ammala ed è pronto a passare a miglior vita ma si salva perché la Fata gli dà le medicine. La morte aleggia in Pinocchio; la morte come costante compagna di vita».
Gli otto racconti riattualizzano Collodi?
«È bello avere un rapporto continuo con la letteratura anche se si tratta di libri classici che sembrano morti e sepolti. I libri cambiano con noi nelle varie fasi della vita. Pinocchio ci continua ad accompagnare nella vita da bimbi, da adolescenti, da giovani uomini, da persone mature e forse anche da anziani, ed ogni volta ci racconta qualcos’altro».