Il ministro Tommaso Foti: «Cantieri, lo sprint del Sud: dal Pnrr capacità e visione»
Ministro Foti, la richiesta della decima rata annuncia la chiusura del ciclo Pnrr. Se non fossimo già in campagna elettorale sarebbe utile approfondire se e com?è cambiata...
Ministro Foti, la richiesta della decima rata annuncia la chiusura del ciclo Pnrr. Se non fossimo già in campagna elettorale sarebbe utile approfondire se e com’è cambiata l’Italia in questi anni: è il “modello Pnrr” la chiave di lettura per disegnare il futuro a breve e medio termine?
«Il Pnrr ci consegna innanzitutto una lezione molto concreta: in cinque anni l’Italia è stata capace di mettere a terra circa 690mila progetti e di concluderne 680mila nei tempi previsti. Con obiettivi chiari, cronoprogrammi rigorosi, una governance efficace e una verifica puntuale dei risultati abbiamo dimostrato che anche in Italia è possibile realizzare investimenti complessi. È un dato ancora più significativo se si considera che, in questi anni, una parte dell’opposizione ha scommesso sul fallimento della nostra Nazione, arrivando a lanciare iettature nefaste contro il buon esito del Pnrr. L’aver centrato anche gli obiettivi della decima rata è un grande successo del governo Meloni ma, prima di tutto, rappresenta una vittoria dell’Italia. È il frutto di un’efficace cooperazione ai vari livelli istituzionali che favorisce e realizza crescita, occupazione, infrastrutture e condizioni migliori per la competitività delle nostre imprese. Dobbiamo fare in modo che quella che può apparire come una modalità straordinaria di intervento diventi metodo ordinario di lavoro».
La rendicontazione è la fase finale del Pnrr, è vero che è qui che si potrebbero verificare intoppi di natura contabile con Bruxelles? Che segnali ha?
«I 156 obiettivi della decima rata sono stati raggiunti. La richiesta sarà trasmessa a Bruxelles entro il 30 settembre e la Commissione europea effettuerà un controllo rigoroso e puntuale sul raggiungimento degli obiettivi, come è già avvenuto per le rate precedenti. Ci auguriamo che anche questa volta la valutazione sia positiva e che siano liquidati all’Italia i 28,4 miliardi previsti. Come più volte detto, il Pnrr è un programma di performance e non di semplice spesa: al raggiungimento degli obiettivi la Commissione liquida i relativi compensi. A dimostrazione che nulla è regalato o scontato, con buona pace di chi vorrebbe far credere l’opposto».
Il Sud, come lei stesso ha detto, potrebbe chiudere oltre il 40% della spesa: se l’aspettava?
«In precedenza, al Mezzogiorno veniva destinato, sulla base del combinato disposto di popolazione ed estensione territoriale, il 33% delle risorse territorializzabili. Con il Pnrr siamo andati oltre il limite di legge del 40%, raggiungendo allo stato attuale il 41,8%. Ma, più delle percentuali, contano le opere e gli effetti che restano sul territorio. Nel Mezzogiorno sono stati realizzati oltre 100 Km di nuove tratte ferroviarie ad alta velocità, una parte significativa degli interventi sulla sanità e gli investimenti in digitalizzazione e connettività hanno rafforzato l’intero territorio. C’è poi un dato economico che merita attenzione: negli ultimi anni il Mezzogiorno ha registrato una crescita del Pil superiore alla media del Nord. È un segnale importante e dimostra che quando al Sud si investe in infrastrutture e si agevola lo sviluppo delle imprese, si genera crescita. Lo conferma Svimez: il Pnrr ha rappresentato un importante traino per l’economia meridionale, compresi evidenti miglioramenti nell’espletamento delle procedure e nell'esecuzione degli investimenti».
Lei è stato il primo un anno fa ad ammettere che il Governo stava lavorando ad un’ipotesi di Zes unica estesa a tutto il Paese: sarà un decreto a definirla, nell’ambito del pacchetto semplificazioni per le imprese? E in che modo si procederà per non rischiare di frenare la crescita del Sud?
«La Zes unica si inserisce nella politica che il governo Meloni ha perseguito per il Mezzogiorno, con l’obiettivo di superare la frammentazione precedente unificando tutto il Sud Italia - oltre a Marche ed Umbria - in un’unica zona, creando così le condizioni per favorire gli investimenti e una crescita duratura. La sfida, anche per il futuro, sarà quella di consolidare gli interventi che hanno rafforzato le basi dell’economia e mantenere il ritmo degli investimenti. La Zes ci insegna che oltre agli incentivi, le imprese chiedono tempi certi e semplificazione. Su questo stiamo lavorando per estendere le semplificazioni anche al Centro-Nord».
La fuga dall’Italia di troppi giovani, soprattutto laureati, è l’allarme lanciato anche dalla premier Meloni in questi giorni: in uno scenario geopolitico ed economico così complicato, come si dovrebbe procedere per trattenere i giovani in Italia?
«La fuga dei giovani talenti si contrasta creando condizioni concrete per studiare, lavorare e costruire il proprio futuro in Italia. Il Pnrr rende i percorsi universitari più flessibili, vicini al mondo del lavoro e rafforza l’orientamento tra scuola e università, anche nelle discipline Stem. Sul fronte degli investimenti, mobilita 11,6 miliardi per università, ricerca e innovazione, di cui oltre 958 milioni per le borse di studio e 1,2 miliardi per oltre 60 mila posti letto universitari. Il finanziamento ordinario agli atenei è arrivato nel 2026 a 9,5 miliardi. Ma il passaggio decisivo è creare lavoro qualificato e salari adeguati. Il governo Meloni ha creato oltre un milione di posti di lavoro dall’inizio del mandato: un segnale incoraggiante. Continueremo su questa strada per offrire ai giovani concrete ragioni per costruire il proprio futuro in Italia».