Matteo de Nora: «Napoli luogo ideale per ospitare grandi eventi. Eravamo prevenuti, poi impressionati»
Il Mattino

Matteo de Nora: «Napoli luogo ideale per ospitare grandi eventi. Eravamo prevenuti, poi impressionati»

Martedì 29 settembre 2026
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La Coppa America a Napoli è come un aereo sulla pista di decollo. Volare è un?opportunità più unica che rara. Napoli dovrà ora saper cogliere...

La Coppa America a Napoli è come un aereo sulla pista di decollo. Volare è un’opportunità più unica che rara. Napoli dovrà ora saper cogliere l’occasione per decollare definitivamente, crescendo in maniera strutturale con le infrastrutture e i servizi e liberandosi un po’ da quegli stereotipi che talvolta ne mortificano storia e immagine. Matteo de Nora, team principal del defender, Emirates Team New Zealand, è l’uomo che nel 2003 ha creato i Mates, un gruppo di mecenati che sono riusciti a dare il via al futuro dei kiwi in Coppa America. Ed è colui che ha portato la Coppa a Napoli.

APPROFONDIMENTI

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Che valore dare a queste preregate?
«Questa è una prova generale ed è bene che si faccia, perché Napoli è da tanto tempo che non ospita un mega evento. Se il mega evento viene bene, ne verranno degli altri. È una città bellissima per ospitare eventi, sia per Napoli, sia per quello che sta intorno a Napoli. Ma deve migliorare alcune cose».

È vero che è lei ad aver parlato con il ministro Abodi per dire: “Volete la Coppa in Italia?”?
«Sì, anche se qualcuno mi ha suggerito chi chiamare».

Al di là del successo di pubblico delle preregate in cosa Napoli deve migliorare?
«Tutto quello che è infrastruttura: aeroporto, stazione, strade, comunicazione tra centro città e Bagnoli, dove comunque ci sarà anche un’affluenza di spettatori e così via. Si impara facendo, in una città che comunque ha più di 2.500 anni di storia, quindi bisogna tener conto di quello che esiste. E poi non deve essere solo l’emblema della pizza, è talmente riduttivo. Ha tanta di quella cultura che ridurre la sua immagine nel mondo alla sola pizza è banale».

Una cosa vista in questi giorni di Preliminary Regatta che le è piaciuta particolarmente?
«Le piattaforme sul mare sono bellissime, anche perché da lì la gara si vedeva molto bene. Ma ovviamente dietro un evento di questo calibro ci sono tante cose, più o meno piccole, più o meno grandi, e il vero lavoro sta davanti a noi, non è quello che è già stato fatto».

Qual era la sua percezione di Napoli prima di conoscerla realmente?
«Tutti dicono che Napoli è speciale ma non riescono a spiegarti a parole perché. Credo che ci voglia un po’ per capire, ti devi immergere nella sua cultura per tentare di comprendere la bellezza di Napoli e dei napoletani, che è diversa da qualsiasi altra città al mondo. Lo capisci andando al ristorante, dal tabaccaio, dal giornalaio... È una cultura raffinata, di cui devi cogliere le sfumature».

Come è arrivata la Coppa a Napoli?
«C’erano 3-4 opzioni, non solo Napoli, non solo l’Italia. Siamo andati avanti tra fine 2024 e inizio 2025. Inizialmente eravamo un po’ prevenuti. Poi siamo rimasti impressionati dalla presentazione sia del ministero sia di Sport e Salute. E poi dall’incontro con le autorità a Napoli. They just did a good job, hanno presentato bene, dato le garanzie giuste».

Bagnoli?
«Sembrava un rottame, ma Sport e Salute e il ministero ci hanno convinto che avrebbero fatto bene e sul serio, e così è stato. L’avvocato Agnelli pensava che Napoli sarebbe stata una grande sede di Coppa America».

Quale sarà la legacy della Coppa America?
«L’idea è di cercare di fare sempre delle cose che, dopo la Coppa, in un modo o nell’altro, siano utili non solo ad altri eventi, ma per chi vive a Napoli. Questa è una coscienza che si è sviluppata negli anni, non solo a Team New Zealand, ma in generale: l’energia, la sostenibilità, tutte queste cose. La vuole una curiosità?».

Certo.
«Quando vado in giro con la mia divisa New Zealand mi offrono il caffè. Non ho mai bevuto tanti caffè e non li pago neanche».
 

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