«Ho ucciso mia madre»: 53enne di Pellezzano finisce in cella
Ha chiamato il numero unico di emergenza sostenendo di aver appena ucciso la madre. Lo avrebbe fatto dopo essersi allontanato dalla casa al piano terra di via Nicotera, al civico 31, nel cuore di...
Ha chiamato il numero unico di emergenza sostenendo di aver appena ucciso la madre. Lo avrebbe fatto dopo essersi allontanato dalla casa al piano terra di via Nicotera, al civico 31, nel cuore di Pellezzano, dove dopo aver ceduto alla disperazione più cieca ha lasciato la salma della madre ai piedi del letto posizionato in cucina e il fratello maggiore, un uomo con conclamati problemi psichiatrici. Vivevano tutti e tre assieme e il fatto che a occuparsi dei due familiari fragili ci fosse solo lui, ormai da quattro anni, lo aveva evidentemente “consumato”.
APPROFONDIMENTI Uccide la madre soffocandola nel sonno, la tragedia nel Salernitano. Il sindaco: «Momento drammatico»SalvaSalvata Capaccio Paestum, illecito smaltimento di reflui: sequestrata ennesima azienda zootecnicaSalvaSalvata Il momento della rapina in un negozio di elettronica, è la terza volta in pochi giorni: lo sfogo dei titolariSalvaSalvata
«Non ce la facevo più» avrebbe riferito ai carabinieri della compagnia di Mercato San Severino - agli ordini del maggiore Carlo Santarpia - supportati da quelli della locale stazione, che l’hanno rintracciato per le stradine di Pellezzano pochi minuti dopo la telefonata che annunciava l’ennesimo dramma della solitudine. Antonio Durante, 53 anni, un passato da carpentiere e piastrellista, è attualmente detenuto nella casa circondariale di Fuorni, accusato dell’omicidio aggravato della madre 85enne Maria Barone, soffocata mentre riposava nel suo letto. Prima non ci sarebbero stati litigi. Sull’accaduto sta indagando la Procura della Repubblica di Salerno, pm Mafalda Daria Cioncada, che ha affidato ai carabinieri la raccolta di tutti gli elementi utili a fare luce sui dettagli sfociati in tragedia nella notte tra domenica e lunedì, intorno all’una.
I fatti
È stato lui stesso a chiamare le forze dell’ordine riferendo con lucidità quanto aveva appena fatto. Poi si è allontanato dalla casa, una quindicina di minuti dopo era già stato portato in caserma per essere sentito dagli inquirenti. A loro non avrebbe opposto alcuna resistenza, anzi si è dimostrato calmo e collaborativo. Ai carabinieri il 53enne è apparso lucido ma non del tutto consapevole, non nei primissimi minuti almeno. Col passare delle ore avrebbe iniziato a realizzare ciò che era davvero accaduto e che la disperazione della quale era preda ormai da anni aveva raggiunto un punto di non ritorno. Il reo confesso, infatti, era tornato a vivere a Pellezzano da circa quattro anni.
In precedenza si era trasferito in Bulgaria dove aveva una compagna con la quale ha un figlio che oggi ha 19 anni. Poi la scelta, in qualche modo forse obbligata, di tornare nel Salernitano per occuparsi della madre che aveva ormai superato gli ottant’anni e di quel fratello che per anni era stato in cura al dipartimento di igiene mentale dell’Asl di Salerno. Il primogenito, 55 anni, non era un paziente problematico ormai da anni. Faceva sempre i suoi giri, era conosciuto in paese, tecnicamente - così riferiscono fonti delle politiche sociali - era «stabilizzato». Le cure che faceva permettevano al suo problema legato alla schizofrenia di restare sotto controllo.
Ovviamente aveva bisogno di assistenza, così anche l’anziana madre che, raccontano i vicini e i compaesani, non si vedeva in giro da almeno una quindicina di anni. Nessuno sapeva se fosse allettata, se avesse problemi di mobilità, se fosse nel pieno delle sua capacità mentali. La vittima e il suo assassino in particolare erano molto schivi. La famiglia si era progressivamente chiusa nel suo guscio. Non vivevano, stando a quanto emerso, particolari problemi economici, la casa - piccola, due stanze e bagno esterno all’abitazione - al piano terra era diventata evidentemente una prigione che aveva progressivamente logorato chi ci viveva.
I dettagli
La telefonata con cui Antonio Durante si è denunciato è stata acquisita agli atti, ritenuta di interesse investigativo. Così come è stata sequestrata una foto lasciata dal matricida. Sul retro dell’immagine sarebbero riportate alcune indicazioni operative. Durante ha infatti lasciato dei soldi, circa 3mila euro per i funerali della madre e poco meno di duemila euro per le prime cure del fratello (ricoverato nel pomeriggio in una struttura specializzata di Bracigliano). Un dettaglio che potrebbe far propendere gli investigatori per un gesto lucido e non per un raptus. Dai primi accertamenti effettuati sulla salma della vittima ci sarebbero segni che suggeriscono un tentativo di difesa da parte dell’85enne. La salma di Maria Durante sarà oggetto di autopsia, così come accertamenti tecnici ulteriori saranno svolti anche all’interno dell’abitazione nella quale è maturato il matricidio.