Intervista allo scrittore libraio Rosario Esposito La Rossa: «Libri al posto di Gomorra: così è cambiata Scampia»
Il Mattino

Intervista allo scrittore libraio Rosario Esposito La Rossa: «Libri al posto di Gomorra: così è cambiata Scampia»

Domenica 4 ottobre 2026
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Lui oggi è un noto scrittore, oltre ad essere un libraio-editore. La moglie è attrice e regista che alterna alle pause dal set di ?Mare Fuori? la passione per il cinema e...

Lui oggi è un noto scrittore, oltre ad essere un libraio-editore. La moglie è attrice e regista che alterna alle pause dal set di “Mare Fuori” la passione per il cinema e il teatro. Entrambi hanno dato una seconda chance ai ragazzi che vengono dall’area nord, insegnando loro un mestiere e soprattutto a credere nei sogni. Racconta così Rosario Esposito La Rossa, 38 anni, nato e cresciuto a Scampia, il traguardo raggiunto in quindici anni di attività, partendo da un quartiere che agli occhi del mondo era identificato come “Gomorra” e arrivando a un territorio dove oggi c’è la sede di una prestigiosa università, c’è uno stadio che porta il nome del cugino vittima innocente di camorra e c’è o meglio ci sarà tra qualche giorno una nuova libreria all’ingresso della metropolitana di Piscinola-Scampia.

APPROFONDIMENTI

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Allora addio alle Vele, 97 nuovi alloggi pronti e il rilancio che prosegue inarrestabile grazie al programma ReStart? È nata una nuova Scampia?

«Sulla carta la narrazione negativa di Scampia è stata messa da parte dieci anni fa, oggi invece è finita mediaticamente. È almeno un decennio che è cambiato il racconto del quartiere, grazie ai tanti progetti delle associazioni, all’avvento dell’università nata sulle ceneri di una delle Vele, alle infrastrutture, allo stadio Landieri (l'unico con erba sintetica realizzata con il riciclo di pneumatici abbandonati nella Terra dei fuochi, ndr)».

Il campo porta il nome di suo cugino Antonio Landieri che fu vittima, nel 2004 a soli 25 anni, proprio di quegli anni segnati dalle faide. Che Scampia era quella degli inizi degli anni duemila?

«Diversa da oggi, 114 morti negli anni della faida tra i Di Lauro e gli scissionisti, 21 piazze di spaccio, militarizzata ad ogni angolo e senza prospettiva. La stazione della metropolitana era vista come luogo da evitare, la gente aveva paura. Poi c’è stato il cambiamento di rotta».

Cosa ha dato la spinta a investire in cultura a lei e a sua moglie Maddalena Stornaiuolo?

«Ha inciso sicuramente la morte di mio cugino Antonio. Ma da subito, essendo di quel territorio, ci siamo resi conto che Scampia aveva già tutte le caratteristiche per il rilancio: un quartiere giovane, con alta densità di verde rispetto al resto della città, collegato perfettamente non solo con bus e metropolitana. Vi sono tre accessi dell’Asse mediano vicini ai complessi industriali di Arzano, Casavatore e Casandrino».

Con quale progetto avete iniziato a tracciare il cambiamento?

«Nel 2010 con la casa editrice Marotta&Cafiero, che ci è stata donata dai fondatori e che oggi dà lavoro a 18 persone che vengono anche da altre zone come Posillipo e Torre del Greco e che gestisce quattro librerie. Poi è venuta La Scugnizzeria col teatro per 126 ragazzi e la scuola di recitazione di Maddalena, che oggi ha aggiunto anche il cinema. Una realtà che abbiamo declinato in libreria, tipografia, scambio libri con ragazzi migranti e che vengono dal carcere. Siamo un’impresa culturale e credo che questo sia un valore aggiunto. A giugno scorso in corso Secondigliano, a pochi passi da dove fu ucciso Antonio, un’altra libreria, peraltro dove vivono ancora le famiglie di quei clan».

E di recente, il 23 settembre, è nata una nuova “creatura”, giusto?

«Sì, una libreria inaugurata al Vomero che porta il nome di Giancarlo Siani, alla cui famiglia siamo molto legati e che è stato anche un atto di forza, per dire noi non siamo solo quelli di Scampia, ma di tutta la città. Anche questo fa parte della chiave di lettura diversa del quartiere. Poi a breve un’altra novità».

Può anticiparla?

«Il 21 ottobre apriremo la nuova libreria Mondadori Book all’ingresso della metropolitana di Scampia: 80 metri quadri con 9mila titoli. Ma abbiamo bisogno di partenariati, di realtà imprenditoriali. Se fino a 10-15 anni fa la gente usciva dalla metro e guardandosi intorno vedeva degrado e abbandono, oggi vedrà i murales di Jorit che raffigurano Pasolini e Angela Davis e a breve un luogo dove si diffonde cultura. Come vede dunque la narrazione diversa di Scampia è nei fatti».

Come avete fatto a emergere e mostrare l’altra faccia di “Gomorra”?

«Non abbiamo super poteri né famiglie facoltose alle spalle. Bisogna “contaminarsi” per uscire da questi contesti. Ma prima di realizzare i progetti si deve sognare e crederci».
 

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