Economia, mossa del Comune di Napoli: ?accorciare? il predissesto per spendere 350 milioni
Il Mattino

Economia, mossa del Comune di Napoli: ?accorciare? il predissesto per spendere 350 milioni

Venerdì 30 ottobre 2026
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Scongiurato definitivamente il dissesto, ora il sindaco Gaetano Manfredi e l?assessore al Bilancio del Comune Pier Paolo Baretta puntano a uscire dal predissesto prima del 2032 come da...

Scongiurato definitivamente il dissesto, ora il sindaco Gaetano Manfredi e l’assessore al Bilancio del Comune Pier Paolo Baretta puntano a uscire dal predissesto prima del 2032 come da accordi con la Corte dei Conti. Nella sostanza, il Municipio napoletano sta incassando più soldi grazie alla riscossione attraverso Nov - Napoli obiettivo valore - che ha fatto entrare nelle casse di Palazzo San Giacomo oltre 350 milioni in tre anni, ma non può spenderli. E questo perché lo status di Ente in predissesto prevede molti vincoli di bilancio tra cui quello che gli incassi maggiori della rata per coprire debito e disavanzo che vale 170 milioni non possono essere utilizzati. La finanza locale, e non solo, funziona così: a garanzia dei creditori, in questo caso lo Stato italiano con il quale è stato contratto il “Patto per Napoli”, esiste il Fcde - acronimo che sta per Fondo credito di dubbia esigibilità - quel fondo deve essere pari al debito che è stato contratto malgrado si paghino le rette annuali. La differenza tra quello che si incassa in questo caso oltre 350 milioni con la retta che è di 170 va messa nel fondo. Non può essere utilizzata per la spesa libera. Sono arrivate al governo e al Parlamento sollecitazioni anche da Napoli affinché questo vincolo venga alleggerito.

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Il Comune ha ottenuto una deroga solo per le spese della Coppa America. Parola a Baretta: «Ci sono le condizione per fare una manovra - dice l’assessore - affinché si possa uscire prima dal predissesto. Visti gli incassi per la riscossione. E considerando il disavanzo 2,2 miliardi che stiamo abbattendo. A maggior ragione con il Pnrr che sta finendo avere la spesa libera ci consentirebbe di liberare risorse da investire sui bisogni della città». La cautela - trapela da Palazzo San Giacomo - fa immaginare una uscita dal predissesto nel 2030, cioè tra tre anni. Manfredi spinge perché si possa arrivare a questo risultato nel 2029. Anche perché da quest’anno il contributo dello Stato attraverso il “Patto per Napoli” per abbattere debito e disavanzo è sceso da 110 a 42 milioni.

Il bilancio

Una manovra finanziaria che guarda ai prossimi 5 anni: Manfredi ha confermato che si ricandiderà al bis a Palazzo San Giacomo, si vota tra pochi mesi, e vorrebbe iniziare la seconda avventura con la fascia tricolore avendo la possibilità di chiudere le partite aperte nella prima consiliatura. La prima è la riduzione delle gabelle comunali. Il paradosso è che colpito da improvviso benessere il Comune non può spendere i soldi. «Avendo noi - ragionano a Palazzo san Giacomo - costruito un andamento regolare del rientro dal debito con incassi certi l’obiettivo di uscire prima dal predissesto è praticabile». Inoltre, ci sono nuove leve come la tassa di soggiorno grazie al boom turistico che cresce notevolmente a vola sopra i 50 milioni l’anno. Per capre bene la partita che si sta giocando il Municipio guidato da Manfredi, vanno ricordate le condizioni partenza, cioè da quando il sindaco si è insediato. Il disavanzo alla fine del 2021 era di 2,2 miliardi, nel 2025 è sceso a 1,4 miliardi con un recupero di 808 milioni. Il disavanzo di bilancio o deficit - giusto ricordarlo - indica la differenza negativa tra le entrate e le uscite del Comune. Il debito era di 2,8 miliardi e nel 2025 si è attestato sui 2 miliardi con un recupero complessivo tra disavanzo e debito di 1,6 miliardi. Il debito, anche qui è giusto sottolinearlo, è quello che si contrae con le banche per non far saltare i conti del Comune.

I numeri 

Nov, a tre anni dall’inizio dell’attività di accertamento e riscossione ha complessivamente lavorato oltre 1,96 milioni di pratiche di entrate tributarie ed extratributarie, per un valore complessivo di oltre 1,74 miliardi. A fronte di questi numeri, gli incassi complessivi ammontano a oltre 350 milioni. Nov, va ricordato, ha un contratto che scade tra 7 anni, al termine dei quali dovrà incassare 1 miliardo. Il ritmo degli incassi, a oggi, è superiore alla media che era stata messa in conto alla stipula del contratto, cioè potrebbe raggiungere il traguardo del miliardo in anticipo. La Società di riscossione a luglio ha fatto un primo bilancio dell’andamento della riscossione. «Per quanto riguarda gli accertamenti, gli incassi complessivi sono pari a quasi 127 milioni. Da segnalare i dati legati all’evasione. In particolare, l’evasione Tari mostra un tasso di riscossione del 31,4% e oltre 43 milioni incassati, mentre l’evasione Imu genera quasi 24 milioni di incassi». L’evasione fotografa il dato di chi era sostanzialmente sconosciuto, non esisteva nei registri tributari del Comune. Quindi, il recupero del 31 per cento dell’evasione significa l’allargamento della platea dei contribuenti che consentirà maggiori incassi. E che potrebbe portare a breve all’abbassamento della tariffa. «Un ruolo centrale - le spiegazioni di Nov - è svolto anche dalla riscossione coattiva: oltre 1,21 milioni di posizioni lavorate, per un valore complessivo di circa 890 milioni, che si traducono in oltre 177 milioni di euro incassati».

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