Vanessa Cella, morta dopo tre interventi estetici. La cognata: «Con la condanna dei medici abbiamo avuto giustizia»
Il Mattino

Vanessa Cella, morta dopo tre interventi estetici. La cognata: «Con la condanna dei medici abbiamo avuto giustizia»

Domenica 4 ottobre 2026
6 visualizzazioni

«Il perdono? Non ci è stato chiesto e non ci abbiamo mai pensato». Simona Esposito è la cognata di Vanessa Cella, la 37enne napoletana morta il 26 marzo 2022 dopo tre...

«Il perdono? Non ci è stato chiesto e non ci abbiamo mai pensato». Simona Esposito è la cognata di Vanessa Cella, la 37enne napoletana morta il 26 marzo 2022 dopo tre interventi di chirurgia estetica eseguiti nella clinica Santa Maria la Bruna di Torre del Greco. Il giorno dopo la sentenza che condanna il direttore sanitario della struttura (Pasquale Tagliaferro, 87 anni); il chirurgo (Massimo Pennino, 64 anni) e l’anestesista (Sebastiano Maria Novara di 75 anni) che hanno operato la trentasettenne, la famiglia si ritrova a fare i conti con un dolore immutato. «Niente ci riporta indietro Vanessa», dice Simona. «La sentenza ha stabilito la verità: ci dà sollievo e siamo grati alla magistratura, nella quale abbiamo riposto fiducia fin dal primo momento, ma continueremo a batterci perché venga impedito a questi signori di tornare a lavorare».

APPROFONDIMENTI Morta dopo tre operazioni: chiesta condanna dei mediciSalvaSalvata Torre del Greco: Iolanda morta dopo l'intervento, fatale un'isterectomiaSalvaSalvata

Una sfida per il figlio ventiduenne e per i cinque fratelli di Vanessa che si sono affidati all’avvocato Enrico Ricciuto per ottenere giustizia e ricostruire il calvario della donna che quel maledetto sabato di quattro anni fa, era arrivata da Napoli a Torre del Greco, in compagnia di un’amica, per ricoverarsi in clinica e sottoporsi, in un’unica mattinata, a tre interventi di chirurgia estetica: sostituzione delle protesi al seno; rinoplastica e addominoplastica. «Era tranquilla», ricorda Simona. «Nessun medico le aveva sconsigliato di fare tre interventi in una volta. Lei si era affidata ad un professionista e questo bastava».

Morta dopo tre operazioni, il verdetto: colpevoli 3 medici

La tragedia 

Che cosa è successo il 26 marzo in sala operatoria tra le 13,30 e le 16,30 e nelle ore successive in reparto, lo ha stabilito il processo di primo grado che si è concluso con la condanna a 2 anni e 8 mesi al chirurgo, 3 anni e 4 mesi all'anestesista e 2 anni e un mese al direttore sanitario. Ogni imputato è stato condannato a corrispondere ai familiari anche una provvisionale di 15mila euro.

«La verità è agghiacciante», aggiunge Simona Esposito. «Vanessa era già morta quando è stata messa in ambulanza. Hanno trasportato all’ospedale del Mare un cadavere: hanno fatto finta di metterle la maschera dell’ossigeno e la flebo. Ma con quale coraggio si fa una cosa del genere?».

Muore dopo tre interventi estetici a Torre Del Greco: tre medici condannati in primo grado

«In aula», dice l’avvocato Enrico Ricciuto, «la verità è venuta fuori nonostante le dichiarazioni ignobili che hanno spinto il presidente a mandare gli atti in Procura e a chiedere accertamenti sul comportamento di dipendenti e azienda». I giudici hanno accertato che l’anestesista ha lasciato la clinica mezz’ora dopo la fine dell’intervento e il chirurgo ha riportato Vanessa in reparto senza accertarsi se fosse vigile, cosciente e collaborante. E, senza dare indicazioni agli infermieri e aggiornare la cartella clinica, è andato via dalla struttura. «Vanessa era soporifera, non reagiva e intorno alle 18», dice l’avvocato Ricciuto, «l’amica ha chiamato le infermiere che non sapevano cosa fare: i medici erano irreperibili. È stato in quel momento che hanno deciso di chiedere aiuto a uno specialista esterno che si è precipitato nella struttura e ha cercato di rianimarla, ma la situazione era già irreversibile. Quando sono tornati il chirurgo e il rianimatore che l’avevano operata, non c’erano già speranze: Vanessa è morta intorno alle 19,30, eppure poco dopo, già cadavere, è stata trasferita con un’ambulanza privata all’ospedale del Mare dove è arrivata alle 20,30. Ma», conclude l’avvocato Ricciuto, «come diceva Giovenale, nessun colpevole verrà assolto dalla sua coscienza».

Condividi questo articolo